© il Deutsch-Italia

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Per chi conosce bene la scena berlinese non è un mistero il fatto che uno dei migliori ambasciatori dell’Italia nella Capitale tedesca, autentico ponte fra le due culture, non proveniva dalla Farnesina, a Roma, bensì dalla Versilia, più esattamente da Viareggio. Il suo nome è quello del Cavaliere della Repubblica, tanto italiana che tedesca, Massimo Mannozzi.

Arrivato in Germania nel 1962, prima a Düsseldorf, poi a Kassel ed infine a Berlino, iniziò la sua lunga carriera come cameriere prima, e cuoco poi, finché il 5 maggio del 1968 decise di aprire assieme al fratello quello che sarà per quasi mezzo secolo il maggior punto di incontro tra il mondo internazionale circolante nella città del Muro e la comunità italiana: il ristorante “Bacco” nella Marburger Strasse, proprio a pochi passi da quella Breitscheidtplatz, divenuta tristemente famosa in tutto il mondo per l’attacco terroristico del dicembre 2016.

Nel piccolo angolo d’Italia iniziarono a darsi appuntamento giornalisti, scrittori, politici, artisti, banchieri, attori sia italiani che provenienti da tutte le altre parti del mondo. Non c’è nome famoso che abbia messo piede a Berlino che non abbia fatto visita al ristorante di Massimo Mannozzi: da Helmut Kohl a Claudio Abbado, da Sofia Loren a Peter Schneider, da Demetrio Volcic a Markus Wolf, da Adriano Celentano a Freddie Mercury, da Pelé a Michael Schumacher, solo per citarne alcuni.

Il Cavaliere decise così anni dopo, assieme ad un ristretto numero di amici, fra i quali Roberto Giardina e Giuseppe Vita, di istituire una serie di “incontri” nel suo ristorante. Erano l’occasione per far conoscere alla comunità tedesca alcune delle eccellenze italiane presenti nella Capitale. Era il 18 dicembre del 1990 e il Muro era caduto da poco più di un anno. Da allora questo appuntamento non si è mai interrotto, neanche dopo la decisione di chiudere il suo ristorante nel 2016, a distanza di 48 anni dal suo “maggio” berlinese che rivoluzionò la vita a lui e a molti altri nel mondo intero. Oggi gli “incontri berlinesi” continuano sempre con il Cavalier Mannozzi come anfitrione, ma nel ristorante del figlio, l’altrettanto famoso “Bocca di Bacco”, sulla centralissima Friedrich Strasse.

Non contento del successo degli Incontri berlinesi, Massimo Mannozzi nel 1993 istituì quella che è diventata sempre più una vera e propria pietra miliare degli appuntamenti della Capitale: la “Notte delle stelle”. Ogni anno, in occasione della Berlinale, il Festival del Cinema, si tiene una premiazione per così dire “parallela” a quella cinematografica ufficiale, all’apice di uno spettacolo con musica, balli e intrattenimento vario che si sviluppano nell’arco di un’elegante cena presso l’Hotel Maritim. Il premio consiste in una statuetta – “Sofia” – disegnata dall’artista Fulvio Pinna, e ogni anno viene assegnato a personaggi del mondo del Cinema nostrano e tedesco.

Ma il vulcanico cavalier Mannozzi non si è voluto limitare a Berlino, non dimenticando affatto le sue origini toscane. Nel 1975, sempre assieme al fratello (che poi abbandonerà l’attività nel 1988), aprì a Lido di Camaiore un albergo, un piccolo gioiellino di 33 camere, con piscina e terrazza panoramica. Qui decide di proseguire la sua attività di catalizzatore di talenti, riunendo una volta all’anno, dall’ormai lontano 1982, pittori da tutta Italia. Fu così che nacque il “Convito di Bacco”, una riunione di artisti, critici e giornalisti del settore. In quell’occasione, in genere alla metà di giugno, ogni artista realizza un’opera ispirata a Bacco, che andrà ad arricchire le stanze dell’albergo stesso. Tra i vari nomi di artisti il Convito ha annoverato Possenti, Talani, Alinari, Vaccarezza. L’albergo, aperto da Pasqua ai primi di ottobre, vede ogni anno ospiti italiani e stranieri, tedeschi in testa, ovviamente (l’aeroporto di Pisa dista solo 24 chilometri).

Se l’italianità fosse un marchio, almeno in Germania dovrebbe avere impresso l’immagine di Mannozzi, che certamente ha contribuito (e continua a farlo) ad avvicinare i due Paesi nel corso degli anni, più e meglio di tanta diplomazia ufficiale.

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Lettura di Leopoldo Innocenti

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