Lino De Palmas per le strade di Dresda

Lino De Palmas per le strade di Dresda

Lino De Palmas, sardo, nato a Lodè in provincia di Nuoro, dopo studi in Filosofia fatti presso l’Università di Parma, rientrò in Sardegna per fare ricerche sulla cultura della sua Regione. Poi, dopo aver creato una scuola per bambini, decise di partire nuovamente e arrivò per la prima volta a Berlino nel 2001. All’epoca due erano le culture sarde presenti nella Capitale tedesca: quella della vecchia generazione di emigrati negli Anni ’50 e ’60 e quella nuova, dei giovani, per lo più laureati venuti in cerca di fortuna o semplicemente a cercare se stessi. La principale differenza fra i due gruppi era data dal fatto che la vecchia generazione era fatta da persone che mandava soldi alle proprie famiglie; la nuova era una generazione che invece ne chiedeva per andare avanti.

Proprio per questa ragione De Palmas si chiese come mai si fosse creata questa spaccatura, e quale fosse la differenza fra queste persone provenienti dalla stessa terra d’origine. La risposta se la dà nel suo libro “L’asilo al contrario” (in uscita il prossimo dicembre), dove immagina di parlare con il nipote, raccontandogli il percorso da lui stesso fatto per ritrovare, attraverso i suoi ricordi d’infanzia, la giusta strada verso il proprio futuro. Ciascuno lo cerca: lo cercavano gli antenati sardi, i nonni e i genitori che vivevano in un mondo circoscritto, quello del proprio territorio, del proprio paese, della propria famiglia –s’erèntzia in sardo, il parentado, la gens; lo cercano i giovani, quelli che arrivavano negli Anni ’90 e che continuano ad arrivare oggi a Berlino, terra promessa. Vi arrivano magari con una laurea in tasca, frutto della convinzione in parte sbagliata dei propri genitori che rappresenti il modo migliore per affrancarsi da quell’hortus conclusus delle generazioni precedenti, quelle dei nonni e dei bisnonni che rappresentavano un passato da cui allontanarsi in nome della modernità della società nazionale prima, e globale poi.

Giovani al Mauer Park © il Deutsch-Italia

Giovani al Mauer Park © il Deutsch-Italia

Ma il viaggio di questi ultimi, dei più giovani, nella Capitale dei balocchi, nella città dove si vive 24 ore al giorno una sorta di avventura continua, risulta alla fine solo un grande equivoco, frutto di un “malinteso” sostiene De Palmas. Le nuove generazioni arrivate con il loro bagaglio culturale asettico, che hanno rinunciato alla tradizione dei propri nonni, quasi rifiutandola come un qualcosa di arcaico, quindi poco attraente se non addirittura repellente, si accorgono che per sopravvivere, per trovare il proprio futuro, non hanno gli strumenti necessari. Dopo l’“ubriacatura” iniziale, la realtà di una società fortemente strutturata come quella tedesca li mette di fronte all’impossibilità di vedere uno sbocco per il proprio futuro. È solo allora che, inconsapevolmente, percorrono un viaggio a ritroso nelle proprie radici, cercando nella propria memoria “genetica” quel plus che gli può venire in aiuto. Tornano, per così dire, a scuola, ma non dai propri padri, che in nome della modernità gli hanno dato tutti i mezzi in loro potere per poter andare via, a cercare il proprio futuro altrove, bensì cercano di tornare a scuola dall’eredità lasciatagli dai propri nonni e perfino bisnonni. Occorre tornare, secondo l’autore, all’invidia degli antenati, intesa come il mezzo che consente all’individuo di sopravvivere in un mondo circostante per lo più ostile.

Giovani sardi

Giovani sardi

Ecco che la tradizione torna ad assumere un valore primario, almeno per quei pochi che riescono a riappropriarsene, magari anche solo per quel tanto di retaggio culinario del proprio paesello d’origine che gli consenta almeno di aprire un ristorante o di lavorare in quello di qualcun altro come cuoco o cameriere. Però non è la soluzione. È solo un palliativo secondo De Palmas. Purtroppo le origini non si riscoprono solo scimmiottando un sapere, senza averlo sedimentato nel profondo. Questa è una fortuna di pochi. Occorrerebbe tornare a scuola, fare per l’appunto l’asilo al contrario, agganciandosi alla tradizione rifiutata dai padri e probabilmente mai conosciuta dai nipoti. Non c’è futuro senza passato, non c’è coscienza di sé senza la riappropriazione dell’individualità contrapposta alla dispersiva globalizzazione, a quella “notte in cui tutte le vacche sono nere” di hegeliana memoria, ricorda De Palmas.

E allora impariamo tutti di nuovo ad ascoltare le voci di dentro (su Connottu): chissà che non ci sia una speranza per ritrovare prima di tutto noi stessi e, così facendo, aprirci la strada verso il futuro salvifico.

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Il richiamo delle origini: quelle sarde

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