Dresda bombardata © Bundesarkiv B 183-Z0309-310 G. Beyer © CC BY-SA 3.0
Dresda bombardata © Bundesarkiv B 183-Z0309-310 G. Beyer © CC BY-SA 3.0

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La notte tra il 13 ed il 14 febbraio del 1945 segnò uno spartiacque nella storia di Dresda, della Sassonia, della Germania e forse anche dell’intera Europa, già sconvolta da 6 anni di guerra. Stormi di locuste volanti, ossia i bombardieri britannici ed americani, sganciarono migliaia di tonnellate di bombe incendiarie sulla città, fino a quel momento considerata una delle meraviglie della Germania. Il risultato fu tragico ed è visibile, seppur parzialmente, anche 74 anni dopo. Venne quasi completamente distrutto il centro storico, gravemente danneggiata la storica residenza reale dello “Zwinger”, ma il vero simbolo della città sull’Elba, ossia la chiesa barocca della “Frauenkirche”, venne ridotta ad un cumulo di macerie, mentre la statua di Lutero, situata di fronte ad essa, cadde rovinosamente al suolo. Fu un attacco terroristico per alcuni, un crimine contro l’umanità al pari di Auschwitz ed Hiroshima per altri, mentre gli alleati giustificarono l’attacco contro, a loro modo di vedere, un ancora funzionante snodo di comunicazione per le truppe tedesche. In verità nella Dresda del 1945, oltre alle fabbriche di armamenti, erano presenti anche decine di migliaia di profughi tedeschi orientali in fuga dall’avanzata sovietica proveniente dalle steppe dell’Est e che, proprio a Dresda, speravano di trovare rifugio. Anche sui numeri delle vittime si è discusso, ed anche litigato, aspramente negli ultimi 70 anni. Le stime più precise degli storici danno come circa 25mila morti il risultato di quel bombardamento a tappeto su una città, peraltro già indifendibile dalla contraerea tedesca. Tuttavia, per dare maggior risalto a quello che è stato definito come un vero e proprio crimine da parte degli alleati, i propagandisti nazisti avevano pensato bene di aggiungere uno 0 alla cifra, tanto che perfino uno statista democristiano come Konrad Adenauer (CDU), ancora dopo la guerra, ebbe a dichiarare pubblicamente che a Dresda morirono 250mila persone.

Dresda© Matteo Corallo per il Deutsch-Italia

Dresda© Matteo Corallo per il Deutsch-Italia

Nel frattempo la guerra finì, la Germania venne divisa tra gli Alleati e la Sassonia passò dalla parte “sbagliata” della storia, per la terza volta dopo la storica sconfitta dell’alleato Napoleone e l’ancora caldo bombardamento punitivo per la propria fedeltà al “Terzo Reich”. La Sassonia si scoprì infatti all’improvviso comunista, ma lo spirito ribelle covava ancora sotto le ceneri. L’insofferenza al potere centrale di Berlino (Est) aumentò sempre di più e furono proprio le medesime chiese, che 400 anni prima avevano operato la rivoluzionaria secessione religiosa dalla Roma delle indulgenze, a porre le basi per un’altra rivoluzione, questa volta politica. Furono protagoniste soprattutto due chiese situate in altrettante città: la “Katholische Hofkirche” di Dresda, ma ancor di più l’evangelica “Nikolaikirche” di Lipsia. All’interno di quegli spazi, liberati per un attimo dall’asfissiante controllo del regime comunista, si ritrovarono persone provenienti dalle realtà più disparate: vecchi fedeli al Cristianesimo che necessitavano della pace interiore per pregare, uomini e donne che cercavano un aiuto per poter emigrare all’Ovest, ma anche giovani che rifiutavano di svolgere il servizio militare, ambientalisti che volevano fermare la distruzione dell’ambiente causata da un’industrializzazione dogmatica, pacifisti contrari alla corsa agli armamenti, ed infine semplici cittadini che volevano restare nella DDR per poter cambiare le cose. L’effetto fu dirompente, la rivolta nata in Sassonia (e non affatto nella burocratica Berlino) si espanse al resto della Germania Est. Sempre più numerose le folle, che si assiepavano alle settimanali dimostrazioni pubbliche dei lunedì, gridavano: Noi siamo il popolo! Wir sind das Volk!”. La nomenklatura di Berlino capì, seppur in ritardo, che i giorni erano contati, e che il russo (ed odiato) Gorby era più che mai deciso a smantellare il Muro ed a permettere così la riunificazione delle due Germanie.

Dresda © Matteo Corallo per il Deutsch-Italia

La Semperoper © Matteo Corallo per il Deutsch-Italia

Lo ripetiamo: i sassoni sono ribelli, periferici, ma anche molto sfortunati. La Germania occidentale, capitalista e filo-americana, si inghiottì in un sol boccone i fratelli (forse sarebbe più corretto definirli cugini) orientali. Nel giro di pochi giorni la parità tra i due Marchi rese insostenibile la prosecuzione di molte attività economiche; con la scusa della bassa concorrenza venne chiusa la maggior parte delle fabbriche, una volta orgoglio della DDR, oppure (s)vendute per pochi soldi ai nuovi conquistatori, questa volta provenienti da Ovest. Aumentò a dismisura la disoccupazione, che in breve tempo arrivò a due cifre, e con essa la frustrazione e la rabbia. Gli Ossis, termine nato non a caso in quelli anni per definire gli sfortunati tedeschi dell’Est, si sentirono presi in giro ed umiliati dagli arroganti e ricchi vicini dell’Ovest, i Wessis. Sempre negli anni ’90 nasce la Ostalgie, la nostalgia verso il passato comunista, antidemocratico e paranoico sì, ma che al tempo stesso obbligava tutti i cittadini a lavorare e che garantiva a tutti case, scuole, Università ed asili a titolo completamente gratuito. Intanto negli ultimi anni vengono pompati soldi a non finire verso l’Est ed alcuni risultati si iniziano ad intravedere, soprattutto nel campo dei trasporti. Ancora adesso nella Germania locomotiva d’Europa i tram elettrici si vedono quasi esclusivamente nelle città orientali ex comuniste, mentre nell’Ovest del libero mercato la fa da padrone il trasporto su gomma, molto più inquinante. Al tempo stesso nel 2005 la “Frauenkirche” venne ricostruita. Questo è stato considerato un atto molto simbolico per la Sassonia, dopo che per quasi 60 anni le sue macerie erano rimaste volutamente lì, nel luogo di morte e distruzione, a futuro monito contro la potenza distruttiva della guerra.

Dresda© Matteo Corallo per il Deutsch-Italia

Dresda© Matteo Corallo per il Deutsch-Italia

I sassoni, eterni ribelli, continuano però a muovere guerra contro Berlino, la Capitale politica del nuovo attivismo tedesco in Europa. Questa volta i figli e i nipoti dei ribelli della DDR ritornano in piazza per protestare contro l’islamizzazione d’Europa, i profughi, veri o presunti non importa, a favore di un maggior avvicinamento con la Russia e, soprattutto, contro la classe politica che a loro parere li avrebbe abbandonati a 30 anni dalla riunificazione. Sono meno speranzosi, più disincanti e soprattutto più poveri rispetto al 1989. Spesso vivono solo grazie all’Hartz IV, introdotto negli anni ’90 dai “traditori del popolo” (Volksverräter), come loro definiscono i socialisti e gli altri partiti governativi. Solo lo slogan “Wir sind das Volk!” continua ad essere scandito come una volta. Molti di loro hanno il dente avvelenato con la Ossie più famosa del mondo, quella Angela Kasner (ex) sposata in Merkel, nata nel vicino Meclemburgo. La sua colpa principale sarebbe stata quella di essersi scordata della sua gente, mentre avrebbe aperto le porte ad un milione di siriani. Anche qui non sarà un caso come il maggior bacino di voti dell’AfD e della Linke, gli unici partiti d’opposizione in Germania, provenga dai Länder orientali come la stessa Sassonia. Se qualcuno dei politici tedeschi spendesse meno tempo a cinguettare su Twitter per sfogliare invece qualche libro di storia, forse capirebbe come le prime timide proteste nate in Sassonia sono spesso confluite in rivoluzioni, da cui nessun governo tedesco è riuscito a tornare indietro.

 

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Matteo Corallo
classe 1987, laureato in Giurisprudenza a Trieste, sua città natale, blogger. Dal dicembre 2013 vive in pianta stabile a Berlino, dove si diletta a scrivere di Germania e dintorni tentando di verificare se è vero quanto si dice sul mito tedesco della “locomotiva d’Europa”. Dal febbraio 2018 collabora con il Deutsch – Italia, per il quale scrive di politica, attualità ed anche piccole curiosità berlinesi, a suo modesto parere non analizzate a sufficienza dai media cosiddetti mainstream. Per contatti: m.corallo@ildeutschitalia.com.

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