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amok-106589_1280_ridimensionareAmoklauf è una parola che non ha un’esatta traduzione in italiano: “eccesso di follia di chi va in giro uccidendo a caso”, è quella che dà il noto ed autorevole dizionario Langenscheidt. Potremmo sintetizzarla con “strage”. Potrebbe sembrare cinico, ma la parola Amoklauf è stata usata quasi con sollievo dai media tedeschi quando apparve chiaro che dietro strage del centro commerciale di Monaco del 2016 – nove morti oltre il giovanissimo autore, suicida – non c’era una matrice terroristica. Anche gli organi d’informazione italiani, ovviamente, hanno ripreso con grandi spazi i tragici avvenimenti. Per restare ai vari telegiornali di casa nostra, tutti fecero riferimento a un notissimo precedente, la strage compiuta dai terroristi palestinesi dell’Olp, che fece 11 vittime nella squadra israeliana all’interno del villaggio olimpico di Monaco il 5 settembre 1972. Quasi nessuno ha, però, citato un’altra strage, più recente e ancora più sanguinosa, di matrice neonazista: una bomba esplosa sempre nella capitale bavarese, all’Oktoberfest, il 26 settembre 1980, che fece 13 vittime e oltre 200 feriti.

Ridderhof © CC BY-SA 2.0

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Si pensa sempre agli Stati Uniti d’America, quando si evocano simili stragi, non necessariamente di matrice terroristica. Ma la cronaca delle Amokläufe in Germania è lunga e tragica. E quasi sempre gli autori erano giovani, quando non giovanissimi. Senza volerci addentrare nelle cause e nei motivi, per restare in questo secolo e limitandoci a ricordare soltanto i più gravi eventi con vittime, che maggiore impressione e sgomento hanno causato nell’opinione pubblica tedesca, l’elenco si apre il 19 febbraio 2002, quando a Freising, città vicina a Monaco, il 22enne Adam Labus uccise tre persone nella sua ex scuola. Pochi mesi dopo, il 26 aprile, una delle stragi più sanguinose e ancora in una scuola: ad Erfurt, città della ex DDR, un ex studente del prestigioso ginnasio Gutenberg sparò all’impazzata e uccidendo 16 persone, tra le quali dodici insegnanti, due alunni, la segretaria dell’istituto e un poliziotto, prima di togliersi la vita. Anche a Winnenden, presso Stoccarda, il luogo della tragedia furono una scuola ed i suoi immediati dintorni. Era il 1° marzo 2009: anche in quell’occasione morirono 16 persone sotto i colpi di un ragazzo di 17 anni, che poi fu ucciso dalla polizia.

Lörrach © CC BY-SA 3.0 Taxiarchos228

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Ma altre stragi sono state compiute da adulti. Una delle più efferate quella del 28 febbraio del 2014, quando un cuoco di 48 anni fece irruzione in due studi legali a Düsseldorf e nella vicina Erkrath, uccidendo due donne ed un avvocato. Dopodiché appiccò fuoco ai locali e si diresse verso un altro paese nelle vicinanze, dove uccise la padrona della pizzeria in cui lavorava, dando ugualmente fuoco al locale. Spaventoso anche quanto accadde il 19 settembre 2010 a Lörrach, nel Baden-Württenberg: una avvocatessa di 41 anni uccise il marito dal quale era separata ed il loro bambino di 5 anni. Poi dette fuoco all’appartamento in cui costoro vivevano, prima di uccidere un infermiere in un ospedale vicino. La donna fu a sua volta uccisa dalla polizia.

Il 10 luglio del 2015 un uomo di 47 anni in una “Amoklauf” durata quasi due ore nella zona di Ansbach, in Baviera uccise una donna di 82 anni e un ciclista di 72.

A Reutlingen, città poco ristante da Stoccarda, un profugo siriano di 21 anni, richiedente asilo in Germania, per motivi sembra di carattere personale si scagliò con un machete contro una donna incinta uccidendola. Altre due persone rimasero ferite. L’uomo fu arrestato, e la polizia escluse il terrorismo. Un altro episodio che ha scosso l’opinione pubblica tedesca, un altro momento di follia.

L’Amoklauf di Monaco

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mm
Nato a Perugia ha la Germania come sua seconda Patria. Oltre a quella italiana, possiede anche la cittadinanza tedesca. Dopo aver lavorato, tra gli anni ‘80 e ‘90, come capo ufficio stampa del Gruppo Fiat a Francoforte ed a Londra e successivamente dell’Italdesign-Giugiaro di Torino, dal 1999 è tornato a vivere stabilmente in Germania. Ė stato a lungo corrispondente della Gazzetta dello Sport, per la quale, oltre ad occuparsi di calcio, ha seguito regolarmente la F.1 su tutti i circuiti del mondo. Continua a lavorare come giornalista nel settore dei motori, collaborando con il quotidiano La Stampa di Torino ed il mensile Quattroruote.

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