Napoli © Mario Sciamanna per il Deutsch-Italia
Napoli © Mario Sciamanna per il Deutsch-Italia

«La prima volta che giunsi qui, fu per una conferenza accademica. Ero solo e non svolgevo alcun ruolo nell’Università. La povertà e la gioia di vivere, queste erano le cose che più mi hanno impressionato, e poi… Il rispetto per la cultura».

Hans Georg Gadamer © CC BY-SA 3.0 Leena Ruuskanen WC

Hans Georg Gadamer © CC BY-SA 3.0 Leena Ruuskanen WC

Potrebbero sembrare le prime impressioni di un turista, magari di un insegnante in vacanza che visita un Paese esotico, capace di sodalizi paradossali: un luogo dove la povertà si lega armoniosamente alla gioia di vivere, rendendo omaggio alla cultura. Effettivamente, si tratta proprio delle prime impressioni di un professore, per la precisione di un filosofo, che pronunciò queste parole durante un congresso. Parlava in italiano, con un accento marcatamente tedesco; il tono della voce, caldo, pacato, lento, invitava alla riflessione. Il filosofo in questione è Hans-Georg Gadamer, uno dei più grandi intellettuali del XX secolo, e certo anche un uomo che amò profondamente la città di Napoli. Le evidenti differenze tra la nazione tedesca e la regione Campania, si potrebbero tingere di un significato negativo agli occhi di ci chi non sappia godere delle diversità, o a chi per scarso amore della filosofia, non sappia riconoscere lo stretto legame culturale che lega i due territori. Gadamer, potendo giovarsi di un’enorme erudizione, gioiva appieno delle sue visite partenopee: basti considerare che nelle terre limitrofe alla città di Napoli, nel VI a.C. fiorì l’antica scuola filosofica d’Elea. Parmenide fu il principale pensatore eleatico che col suo celebre: “l’essere è, e il non essere non è”, pose le basi della logica occidentale. L’influenza culturale della Grecia classica sulla Germania è tutt’ora presente in più ambiti: si pensi ad esempio al ginnasio, ideato da Karl Wilhelm von Humbolt, dove si continua a studiare il greco antico. Gadamer fa certo parte dell’immensa schiera di pensatori tedeschi che provarono una forte fascinazione nei confronti della

Platone e Aristotele - Raffaello Sanzio "La scuola di Atene"

Platone e Aristotele – Raffaello Sanzio “La scuola di Atene”

cultura antica, egli studiò assai meticolosamente Platone, e a lui dedicò la tesi di dottorato dal titolo: “Das Wesen der Lust nach den platonischen Dialogen” (L’essenza del piacere nei dialoghi platonici). Proprio il metodo dialogico è per Gadamer di fondamentale importanza, egli arrivò a affermare: «soltanto attraverso il dialogo si può imparare». Una così grande rilevanza data all’oralità è da spiegare con l’appartenenza di Gadamer alla scuola ermeneutica, la quale ha come primo obiettivo il pervenire alla verità filosofica attraverso l’interpretazione. Nei numerosi seminari tenuti a Napoli con studenti delle più svariate età, il filosofo tedesco utilizzava il proprio metodo dialogico, rendendo la filosofia una materia viva e assai interessante. Sono numerose le testimonianze di giovani studenti ammaliati dalla sua voce. Queste le parole di una studentessa liceale: «Ha il candore, la disponibilità, la curiosità di uno di noi. Parlare con lui dà la sensazione di una parentesi di tranquillità, di serenità, di un tempo diverso da quello frenetico e distratto che è il nostro. Si sente che ha gli anni del secolo, lo porta tutto con sé, nelle rughe e nel suo sorriso».

Gerardo Marotta © Augusto De Luca WC

Gerardo Marotta © Augusto De Luca WC

Gadamer era nato nel 1900 a Marburgo, e quando dialogava con i giovani studenti napoletani aveva quasi 100 anni. Parlando della sua prima lezione all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, egli affermava con autoironia che al tempo era ancora giovane: aveva più di 70 anni quando cedette alla cortese richiesta dell’avvocato Gerardo Marotta, suo grande amico. Con l’avvocato, il filosofo di Marburgo aveva stretto un rapporto filadelfico, lo stesso che avrebbero potuto stringere gli antichi filosofi tanto amati dai due studiosi. Il giovane Marotta, nel primo dopoguerra, contribuì grandemente alla diffusione della cultura nella sua città martoriata dalle bombe: fondò prima l’associazione Cultura Nuova, promuovendo numerosi seminari all’Università di Napoli, e poco dopo l’Istituto per gli Studi Filosofici. La divulgazione culturale promossa dall’avvocato, era finalizzata a dare nuovo lustro alla città di Napoli, che due secoli addietro era considerata assieme a Parigi, uno dei centri culturali più importanti d’Europa. Si possono immaginare le enormi difficoltà da lui incontrate alle prese con una città povera e appena uscita da un conflitto devastante, ma la sua tenacia mossa da un’enorme passione per la filosofia, fece sì che il progetto andò in porto riscuotendo un gran successo. La presenza di Gadamer all’Istituto è prova della caparbietà dell’avvocato e del suo livello intellettuale, Gadamer non avrebbe certo acconsentito alle richieste di chiunque: il filosofo di Marburgo

Martin Heidegger © CC BY-SA 3.0 Willy Pragher - Landesarchiv Baden-Württenberg

Martin Heidegger © CC BY-SA 3.0 Willy Pragher – Landesarchiv Baden-Württenberg

era stato allievo di Martin Heidegger, e aveva affiancato Karl Jaspers. Inoltre il suo testo principale “Verità e Metodo”, aveva riscosso un successo enorme, avendolo reso uno dei più grandi filosofi viventi. Nonostante la grande notorietà, alle molte lusinghe Gadamer era solito rispondere con un sorriso o con una battuta che comunicava umiltà d’animo. Tuttavia non bisogna lasciarsi ingannare dai suoi modi gioviali, perché la sua vita fu ricca di avvenimenti tragici: nel 1904 perse la madre, il padre era un uomo severo ed estremamente pragmatico che avversò le propensioni filosofiche del figlio, non solo, dopo il dottorato Gadamer si ammalò di poliomielite, rischiando di rimanere paralizzato. Egli dovette sviluppare un’enorme resistenza al dolore, e grazie alla sua filosofia di vita superò ogni ostacolo recuperando la mobilità, sebbene dovette utilizzare un bastone per il resto dei suoi giorni.

Napoli © Mario Sciamanna per il Deutsch-Italia

Napoli © Mario Sciamanna per il Deutsch-Italia

Anche il rapporto con Heidegger non fu semplice, egli avvertiva la superiorità intellettuale del maestro come un fardello da cui doversi sgravare. Per fa ciò dovette studiare a fondo la filologia greca, riuscendo infine ad emanciparsi dal pensiero heideggeriano e sviluppando una propria visione del mondo. Nel suo capolavoro “Verità e Metodo”, Gadamer dà particolare rilevanza al concetto greco del ‘patei-mathos’, che significa imparare attraverso la sofferenza. Con ciò non si vuole intendere solamente che si apprende attraverso le difficoltà, bensì che la sofferenza traccia i limiti dell’uomo, distinguendolo dagli dei. Queste parole non possono che far riflettere, specie nell’epoca contemporanea in cui il concetto di limite pare essere sostituito in favore di un’espansione tecnologica ed economica illimitata di cui non si conoscono le conseguenze. L’avvocato Marotta e Gadamer, sono l’esempio di come la cultura italo-tedesca possa portare a numerosi e fruttuosi sviluppi: tra i tanti progetti realizzati, qui si ricorda che l’Istituto aprì una sede ad Heidelberg, dove Gadamer poté tenere le sue ultime lezioni, prima di morire all’età di 102 anni. I sorrisi di questi due uomini rimangono impressi nella storia della città di Napoli, che nel 1990 donò al filosofo di Marburgo la cittadinanza onoraria.

Gadamer e Napoli

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