In un mondo globalizzato come il nostro non desta più stupore trovare una vasta gamma di alimenti provenienti dalle più disparate parti del mondo, e disponibili in ogni stagione. Oramai ci siamo tanto abituati da non ricordare nemmeno più se ciò che stiamo per comprare sia effettivamente un “prodotto di stagione” o meno. Una volta non era così e i prodotti li si aspettava comparire nei mercati rionali, o dal piccolo fornitore dietro l’angolo, con ciclicità mensile. Di questo periodo, ad esempio, sono gli agretti, gli asparagi, la cicoria, i fagiolini, i piselli per quanto riguarda la verdura, e le ciliegie, le pere, le nespole e le fragole per quanto riguarda la frutta. Ma chi se lo ricorda oramai? Basta andare al supermercato dietro l’angolo e possiamo trovare qualunque cosa: frutta e verdura da ogni parte del mondo e senza una precisa “scadenza temporale” di produzione. E il “bello” della faccenda è che costa tutto mediamente molto poco.

In verità non pensiamo molto al fatto che per avere ogni ben di dio a disposizione, nella filiera di produzione e trasporto, molte persone, troppo spesso, vengono sfruttate e l’ambiente, cui a buoni propositi siamo tutti legati, ne risente fortemente a causa dell’inquinamento prodotto per il trasporto su grandi navi o aerei, provenienti da ogni dove, fino ad arrivare sulla nostra tavola. Altra cosa a cui difficilmente facciamo caso è quanta quantità di cibo sprechiamo ogni anno. Complice, come dicevamo, il basso costo d’acquisto delle merci offerteci dall’industria dell’alimentazione, non facciamo più troppo caso se qualcosa rimane troppo lungo in frigorifero e, molto spesso, non ci facciamo poi molto scrupolo a lasciar andare “a male” qualcosa se proprio non ci va di mangiarla in quel momento.

In Germania, ogni anno, vengono sprecate da parte dell’industria alimentare, della ristorazione e nelle famiglie private ben undici milioni di tonnellate di cibo, il che equivale a 55 chili per persona. Di questo spreco si è accorto il Governo tedesco ed ha deciso di prendere provvedimenti in merito fissando l’obiettivo di dimezzare i rifiuti alimentari entro il 2030. A tal proposito il ministro federale dell’Alimentazione e dell’Agricoltura Julia Klöckner (CDU) ha dichiarato: «Il piano, per essere efficace, deve includere il settore delle imprese e i consumatori». Tuttavia rimangono misure a puro titolo volontario, dunque si dubita fortemente della loro efficacia. Per fare un esempio di sprechi, i tedeschi amano moltissimo il pane, tanto da produrne ben 3.200 qualità differenti che possono acquistare nelle circa 11mila panetterie distribuite nell’intero Paese (secondo gli ultimi dati disponibili del 2015). Ebbene, nella Repubblica federale vengono sprecate ben 1,7milioni di tonnellate di pane all’anno. Secondo uno studio effettuato dal WWF a Berlino, almeno un prodotto da forno su cinque che viene prodotto va sprecato, e questo accade soprattutto in panetterie medio-grandi che perdono fino al 19 per cento dei loro prodotti. In media la perdita è tra il 12 e il 15 per cento, arrivando a 600mila tonnellate all’anno. Poi, ovviamente, ci sono le eccezioni, come una piccola panetteria (Bäckerei) vicino a dove vivo, nel quartiere di Kreuzberg, sempre a Berlino, dove la proprietaria pratica la buona abitudine di mettere in vendita il “pane del giorno prima” al prezzo forfettario di 1 euro.

L’impatto sull’ambiente di tutto ciò è enorme. Per produrre quel cibo sprecato si sono infatti utilizzati 400mila ettari di terreni agricoli, l’equivalente dell’isola di Majorca, e la produzione di gas serra arriva a 2,46milioni di tonnellate. Secondo Jörg-Andreas Krüger, capo del dipartimento della sezione ecologica del WWF Germania, si è arrivati ad una situazione schizofrenica: «Al fine di massimizzare le rese delle colture, le coltivazioni sono state intensificate con largo uso di pesticidi. Ma allo stesso tempo stiamo buttando via il cibo prodotto dai raccolti di grano». Nel 2018, la prolungata siccità ha portato a perdite di raccolto significative. Secondo le stime dell’Associazione degli agricoltori tedeschi, sono state prodotte 35,6milioni di tonnellate di grano. Il che equivale al 26 per cento in meno rispetto al raccolto medio tra il 2013 e il 2017.

Bäckerei © il Deutsch-Italia

Bäckerei © il Deutsch-Italia

Fino a non molti anni fa, nelle famiglie (forse perché ancora memori della Guerra), c’era l’abitudine di non buttare il pane raffermo: o lo si usava per fare polpette di carne, o veniva triturato per farne del pangrattato. Tornare alle vecchie abitudini può, a volte, essere la cosa migliore da fare per preservare il futuro.

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