© il Deutsch-Italia

I pregiudizi, positivi e negativi, non sono necessariamente sempre tutti in un verso solo. Una premessa è necessaria a questo pezzo: vivo in Germania, sono contento di starci, non odio i tedeschi (anzi, mi stanno tendenzialmente simpatici), pago regolarmente le tasse e adempio agli altri obblighi di legge in questo Paese, e sono cittadino europeo al pari di qualunque tedesco. Perché tutte queste precisazioni? Semplice, perché già m’immagino tutte le polemiche che deriveranno dal criticare un aspetto a mio parere negativo del Paese in cui ho scelto di vivere (e se l’ho fatto è perché, evidentemente, vi trovo più aspetti positivi che negativi). Generalmente critico il nostro di Paese che, come tutti sappiamo, di motivi per farlo ne ha a migliaia, ma quando qualcosa non va anche in Germania occorre altrettanto essere sinceri.

Generalmente si dice che la burocrazia italiana sia una delle peggiori al mondo, ed è sicuramente vero. L’ho più volte sperimentato personalmente sulla mia pelle. Tuttavia anche quella tedesca non scherza affatto ed ha un nemico invisibile che ne mina l’efficienza rendendola, spesso, un carrozzone dalle lungaggini infinite: questo nemico è l’impiegato, o Beamte che dir si voglia.

© il Deutsch-Italia

La burocrazia tedesca è senz’altro molto più snella della nostra nel riconoscere un diritto, se lo si ha. Vi aspettano dei soldi? Dopo pochi giorni li avete direttamente sul vostro conto corrente. Avete ragione in una controversia legale? Non dovete aspettare anni, come succede generalmente in Italia. Ma il solo problema è nell’arrivarci a questa fase.

Ecco solo alcuni esempi che mi sono personalmente capitati e che, molto probabilmente, da noi non avrebbero costituito un “problema”. Ho deciso di aprire un conto corrente online. Per farlo occorre farsi identificare attraverso le Poste tedesche. Sono così andato in un ufficio postale munito di passaporto e carta d’identità, regolarmente rilasciati dallo Stato italiano. L’impiegata ha voluto il mio passaporto, snobbando la carta d’identità, che pure è un documento valido riconosciuto in tutta l’Unione europea, visto che ci si può viaggiare tra un Paese e l’altro (e che è obbligatorio possedere, al contrario del passaporto). Fatta tutta la procedura, dopo che avevo firmato il foglio che mi aveva sottoposto, la solerte impiegata ha ripreso il passaporto e mi ha fatto notare che non essendoci apposta la firma non poteva convalidare la mia identità (come se poi una firma la convalidasse più di una foto, ad esempio). Le ho fatto cortesemente notare che la firma non mi era stata richiesta da nessun funzionario di polizia al momento in cui avevo fatto il passaporto più di nove anni addietro, e che comunque avevo la carta d’identità molto più recente, firmata e con sopra il mio indirizzo in Germania per di più. Nein, non c’è stato verso. Non ha voluto sentire ragioni e ho dovuto rinunciare. Dovrò andare in Consolato a vedere cosa si può fare, sempre che non debba rifare il passaporto (con il quale ho regolarmente viaggiato in tutto il mondo, Stati Uniti compresi dove i controlli sono molto fiscali per entrarvi) ex novo. Non è stato il primo episodio con la Deutsche Post. Alcuni mesi fa si erano persi una raccomandata con ricevuta di ritorno contenente un mio documento e la polizia, da cui mi ero recato dopo due mesi di inutile attesa, si rifiutò di accettare la denuncia di smarrimento da parte dell’ufficio postale tedesco perché, secondo loro, avrei dovuto aspettare ad libitum che le Poste risolvessero la cosa.

Finanzamt Kreuzberg © il Deutsch-Italia

Come dicevo pago le tasse in Germania, e ogni anno prima della scadenza la mia banca ha l’ordine di pagare la Grundsteuer, l’equivalente della nostra Imu. Ebbene, ogni anno mi arriva regolarmente a casa una Mahnung, ossia un sollecito di pagamento da parte del Finanzamt (la nostra Agenzia delle Entrate). Ogni anno mi devo recare nell’ufficio dove il solito impiegato, sorridente e molto cortese, nota che ho regolarmente pagato la tassa, ma semplicemente in un’unica soluzione di pagamento, cioè tutt’assieme (essendo l’importo esiguo), anziché in 4 rate come il sistema emette i bollettini di pagamento. Ogni anno ho chiesto all’impiegato sorridente cosa si potesse fare per evitare sempre il medesimo problema e il dover andare a spiegare sempre la stessa cosa, cioè che non sono moroso, ma che anzi ho già pagato tutto fino alla fine dell’anno. E ogni volta l’impiegato, sempre con il sorriso e con la cordialità che lo contraddistingue, mi dà la stessa risposta: «E che problema c’è: l’anno prossimo riverrà qui e noi sistemeremo la cosa». Colpa mia che mi ostino a chiederglielo.

Quest’estate ero in vacanza in una località di mare in Italia e sono stato raggiunto dalla telefonata del mio commercialista che mi intimava di sbrigarmi a pagare 62 euro di multa comminatami sempre dal Finanzamt. Motivo? Secondo qualche solerte impiegato non avevo dichiarato l’Iva trimestrale tre anni prima. Piccolo particolare è però che non lo avevo fatto perché ero stato vittima della truffa di un commercialista tedesco, regolarmente da me pagato per farlo, e della qual cosa il Finanzamt era perfettamente a conoscenza. Morale ho dovuto trovare un internet point ed effettuare il bonifico, pena il blocco del conto corrente, salvo poi vedermi restituita l’enorme cifra due giorni dopo sempre sul mio conto (perché hanno verificato che le cose stavano effettivamente come sostenevo io, ma dopo il pagamento).

© il Deutsch-Italia

Tornato dalle ferie ho trovato una lettera da parte della mia assicurazione sanitaria (in Germania è obbligatoria, pubblica o privata che sia) che mi invitava come ogni anno a comunicargli il mio reddito per calcolare la rata da pagare. Pensando di evitare malintesi nella compilazione delle voci (scritte in tedesco burocratico, immagino difficile da decifrare anche per un madrelingua), mi sono recato personalmente nell’ufficio di competenza chiarendo tutto il necessario con un’impiegata (questa molto disponibile e dalla mentalità duttile). Dopo due giorni, però, ho ricevuto nuovamente a casa il medesimo avviso. Pensando, erroneamente, che mi fosse stato mandato in automatico dal sistema burocratico della Krankenkasse in questione, non ne ho tenuto conto. Malissimo. Dopo circa tre settimane mi sono visto arrivare un’ingiunzione di pagamento per cifre assurde, dal momento che, secondo loro, non avevo risposto alle loro domande. Mi sono dovuto recare nuovamente nell’ufficio, dove l’impiegata stupita nel rivedermi, ha dovuto chiamare un altro ufficio chiedendo spiegazioni. Ma niente, la burocrazia tedesca è inflessibile anche con i suoi stessi impiegati, e lei stessa è stata costretta a dirmi che nonostante tutto mi sarebbe arrivata la settimana dopo un’altra richiesta di chiarimenti (sempre gli stessi) e che mi sarei dovuto recare nuovamente nell’ufficio per riparlare delle stesse identiche cose, perché la procedura prevedeva così. Almeno questa volta mi sono risparmiato l’ennesima perdita di tempo: due giorni dopo, per qualche miracolo a me sconosciuto, mi è arrivata a casa una lettera nella quale mi si diceva che era tutto in ordine e che non dovevo fare più nulla.

© il Deutsch-Italia

Piccolo episodio raccontatomi qualche anno fa da una ragazza che frequentava una delle Università berlinesi: ogni mattina andava alla mensa della facoltà e prendeva una tazza di caffè da asporto, negli appositi contenitori da passeggio con il tappo in plastica sopra. Ebbene ogni mattina, pur sentendosi distintamente l’odore del caffè la cassiera voleva che le aprisse il coperchio per verificare che il contenuto fosse effettivamente quello. E fin qui nulla di strano. La cosa significativa fu però il fatto che un giorno, indaffarata nel cercare una cosa nella borsa, poggiò l’euro per il pagamento del suo caffè al di fuori dell’apposito piattino a fianco alla cassa. Dopo mezzo minuto sentì distintamente un colpo di tosse forzato della cassiera, alzò gli occhi e vide che guardava lei, l’euro “fuori posto” e il piattino vuoto. Aspettava che ce lo riponesse per prenderlo!

Di episodi personali ne ho numerosi altri, ma ci si potrebbe scrivere un romanzo. Devo dire che ciò che nuoce maggiormente al meccanismo è la poca duttilità degli impiegati. Probabilmente hanno fatto l’Ausbildung (la formazione) dove gli  hanno insegnato che le regole sono di un certo tipo e a quelle si atttengono, non capendo che le regole non possono prevedere tutti i casi e che basterebbe un po’ di iniziativa autonoma (non molta e non maggiore del necessario, quello che noi chiameremmo “buon senso”) per evitare un rigonfiamento all’inverosimile della perdita di tempo necessaria a compiere operazioni anche elementari.

Morale: è preferibile un sistema che ti fa penare non poco per dimostrare un tuo diritto, ma che è poi veloce nel riconoscertelo, o un sistema che è veloce nel riconoscerti un diritto, ma che poi ti fa passare le pene dell’inferno per vederlo effettivamente realizzato? Chiaramente il primo, ma non si dica che fa risparmiare tempo.

.

La burocrazia tedesca per divertirsi un po’

Ma anche da noi…

Print Friendly, PDF & Email