Spelacchio © il Deutsch-Italia

Il più famoso da noi in Italia, e purtroppo nel mondo, è stato senz’altro “spelacchio”. Così i romani hanno appellato il povero abete che il Comune di Roma ha eretto in piazza Venezia per le feste natalizie. L’esemplare delle conifere esposto nella piazza romana ha avuto vita breve, ed è stato classificato come morto subito dopo l’esposizione al pubblico. I motivi rimangono un mistero, soprattutto se lo si paragona a quello bello e rigoglioso esposto in un’altra parte della Capitale, davanti alla basilica di San Pietro. Ma si sa, quello è territorio Vaticano, e i miracoli sono più frequenti degli inspiegabili fatti negativi che accadono nel resto del territorio cittadino.

Ogni anno il periodo natalizio porta con sé il piacere o l’incombenza di “fare l’albero”. Il grande dilemma è se sceglierne uno “vero” o invece uno artificiale. Secondo dati della Coldiretti 3,8milioni di famiglie italiane hanno optato lo scorso Natale per un abete vero (un +3 per cento rispetto all’anno prima). Tuttavia, a quanto sembra, il 62 per cento ha scelto invece di usarne uno industriale, vecchio o nuovo che fosse. La spesa per quelli di legno sembra sia stata compresa fra i 10 e i 60 euro, raggiungendo in rarissimi casi i 200 per alcune varietà molto particolari.

Come ogni anno è stato sollevato il problema della sostenibilità ambientale dell’“operazione albero di Natale”. Infatti, passato il breve periodo delle feste, che ne sarà degli alberi utilizzati? Nella maggior parte dei casi andranno nel cassonetto o nel camino di casa, perché i poveri alberelli se non hanno le radici (come nella stragrande maggioranza dei casi) non possono essere ripiantati in qualche giardino o parco pubblico. Inoltre per poterlo fare occorrerebbe usare alcune accortezze, come quella di “farli abituare” alle temperature esterne dopo essere stati in casa al caldo dei termosifoni.

Quella dell’albero di Natale è una tradizione molto antica, in particolare fra le popolazioni germaniche. Nel Paese di Frau Merkel, infatti, ne sono stati venduti la bellezza di 29,5milioni di esemplari, secondo i dati diffusi dall’EHI Retail Institute di Colonia. La tradizione tedesca risalirebbe al XVI secolo, e più precisamente nel 1570 a Brema dove fu decorato un albero con mele, noci, datteri e fiori di carta. Oggi se ne vendono di tutti i tipi, compresi quelli “bio”, ossia cresciuti senza pesticidi. Sono dai 30 ai 50mila gli ettari di terreno in Germania riservati a questo particolare mercato del periodo natalizio. Il costo medio di una pianta è di 20 euro, ma online si possono tranquillamente acquistare anche solo per 15.

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In una città come Berlino ci si rende veramente conto di quanti alberi siano stati acquistati nei giorni immediatamente successivi al Natale, quando le strade sono letteralmente invase da queste povere piante che vengono abbandonate dai loro acquirenti su tutti i marciapiedi. E lì rimangono fino a quando gli addetti alla pulizia stradale non li verranno a prelevare. Sarebbe interessante sapere quanti fra coloro che usano per pochi giorni una pianta vera vadano poi a fare la spesa in un negozio “biologico”, perché ritengono che la salvaguardia dell’ambiente sia importante.

Nel Palatinato, nel distretto di Weidenthal, un piccolo centro di meno di 2mila abitanti, c’è da 12 anni una particolare usanza: il lancio dell’albero di Natale. A dire il vero sembra che gli alberelli vengano fatti crescere appositamente per l’evento e che non siano quelli usati durante le feste. Uomini e donne gareggiano nel mezzo della foresta del Palatinato partecipando al campionato del mondo. Le regole vogliono che le piante debbano essere di almeno un metro e cinquanta e che vengano scagliate il più lontano possibile, in tre manche. L’idea di questa insolita competizione è venuta a Herbert Laubscher della squadra di calcio F.C. “Wacker”, e sembra che solitamente vi prendano parte dai 50 ai 60 uomini e circa 30 donne. Lo scorso anno fra gli uomini ha vinto un eroe locale, Christopher Milloth e fra le donne Frau Alexandra Köpper di Römerberg, una cittadina ad una 50ina di chilometri di distanza: sembra che siano riusciti a lanciare l’“arma impropria”, nelle tre volte, per un totale di 23,54 metri il primo e 15,95 la seconda. Ah, dimenticavo: io non faccio l’albero perché non mi interessa, ma ricordo quando da piccolo in casa mia si faceva con uno “finto”. Mia madre in Italia usa ancora quello, forse perché non lo lancia.

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Il lancio dell’albero di Natale

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