Claus Schenk Graf v. Stauffenberg © Bundesarkiv B-183-C0716-0046-003-© CC-BY-SA-3.0
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Claus von Stauffenberg © Wikipedia

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Che cosa spinse Claus Schenk von Stauffenberg a diventare l’autore materiale dell’attentato al Führer in una situazione in cui non c’era più niente da salvare? Certo non l’intolleranza al nazionalsocialismo al quale pare guardasse con un certo distacco. Piuttosto la lettura di Stefan George, secondo quanto scrive Thomas Karlauf nella sua nuova biografia: Stauffenberg: Porträt eines Attentäters“ (Blessing – 2019).

Nessuno – secondo l’autore tedesco – influenzò Stauffenberg quanto il poeta-vate considerato da più parti simbolo della Germania, malgrado la sua ben nota omosessualità. E al quale Karlauf aveva già dedicato la biografia dal titolo “Die Entdeckung des Charismas” (Blessing – München 2007)

Stefan George © Jakob Hlsdorf Wikipedia

Stefan George © Jakob Hlsdorf Wikipedia

Nel maggio del 1943, la Royal Air Force britannica fece piovere dai cieli di Germania milioni di pamphlets. Oltre al testo della chiamata di Churchill, tali opuscoli contenevano un discorso di Thomas Mann sui “mascalzoni apocalittici” (die „apokalyptischen Lausbuben”) tenuto al quartier generale del Führer e, nell’ultima pagina, una poesia. L’autore del componimento, Stefan George, era morto dieci anni prima in Svizzera. Quei versi erano stati pubblicati nel 1907 con il titolo “Der Wilderchrist” (l’Anti-Cristo).

E proprio la poesia di George L’Anticristo, che Stauffenberg declamava spesso a memoria, appare oggi come il suo manifesto ideale e il suo piano d’azione: “I saggi, gli stolti – indiavolato si rotola il popolo / sradica gli alberi, calpesta le sementi. (…) Il Principe dei Parassiti espande il suo Reich (…) Voi esultate, incantati dall’inganno diabolico”.

Una affinità elettiva imprescindibile

Hitler e Stauffenberg © Bundesarkiv B 146-1984-079-02 © CC BY-SA 3.0

L’audace interpretazione di un’impresa – quella del fallito attentato che si concluse con la fucilazione del suo autore – destinata a rimanere negli annali della storia in chiave, per così dire, lirica, può essere facilmente spiegata dal fatto che l’autore della biografia non è propriamente uno storico né un esperto di germanistica, bensì uno studioso e profondo conoscitore di Stefan George.

Chiunque scriva di Stauffenberg – che aveva frequentato anche, come è noto, le letture di Nietzsche di Hölderlin, non può prescindere dalla figura di Stefan George – afferma sostanzialmente Karlauf. La domanda è: quanto George vi era in Stauffenberg? Come Thomas Karlauf vede questa “affinità elettiva” viene rivelato nel prologo del saggio. E in particolare nella descrizione – che occupa ben 20 pagine nel testo – degli ultimi attimi di vita del poeta di Büdesheim, al cui capezzale – nel borgo ticinese di Minusio – Stauffenberg e suo fratello Berthold accorsero nel dicembre 1933. Segue poi una rapida introduzione in cui Karlauf spiega:

Il luogo dell'attentato ad Hitler © Bundesarkiv B 146-1972-025-12 © CC BY-SA 3.0

Il luogo dell’attentato ad Hitler © Bundesarkiv B 146-1972-025-12 © CC BY-SA 3.0

“Mi concentro sui pochi documenti autentici e cerco altresì di analizzare l’atteggiamento di Stauffenberg in relazione ad analogie e catene di indici”. “Stauffenberg potrebbe aver seguito la stessa procedura”, dice nel testo o addirittura: “Stauffenberg sarebbe stato probabilmente della stessa opinione”, ma aggiunge subito dopo “mi rendo conto che un tale modo di procedere potrebbe presentare non pochi problemi dal punto di vista dello storico”.

Una sana autostima manifestata dall’autore nelle oltre 300 pagine dell’opera, che rischia di cancellare con un colpo di spugna decenni di ricerche storiche sulla resistenza militare a Hitler. D’altro canto troppe lodi sono state tessute fino ad oggi nei confronti dei partecipanti al complotto – e dei loro confidenti – di quel fatidico 20 luglio. Con Karlauf l’umano – e anche il troppo umano – viene oggi bellamente eliminato.

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© Youtube geschichte welt

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