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C’incontriamo alle 10 di mattina nella Stubenrauchstraße, nel quartiere di Fridenau a Berlino. Il mio interlocutore, Herr Helmuth Pohren-Hartmann, è un signore dall’aspetto giovanile, pur essendo un pensionato sessantottenne. Si trasferì a Berlino nel lontano 1970, quando c’era ancora il Muro. Proveniva da Coblenza, città extracircondariale della Renania-Palatinato, a metà strada tra Bonn e Francoforte. A Berlino si sposa, ha un figlio (ora negli Stati Uniti) e si dedica alla politica nello schieramento di sinistra. Oggi da pensionato per l’appunto, si può dedicare a quella che è una delle sue passioni più grandi, oltre alla letteratura e alla musica (organizza regolarmente incontri letterari e musicali), i cimiteri. «Sa», mi confessa, «mi avvicinai ai cimiteri da piccolo per una ragione non nobile. Da ragazzo ero un piccolo teppista e davo fuoco a qualsiasi cosa. Me ne vergogno oggi». «E che c’entrano i cimiteri», gli chiedo io. «Beh, erano il solo posto dove potessi trovare gratis dei fiammiferi, lasciati dai parenti dei defunti per accendere lumini ai loro cari». A quanto pare la passione per il luogo del riposo eterno gli è rimasta, ma in questo caso è un bene. Già, perché Herr Helmuth è fra i più esperti conoscitori dei cimiteri della Capitale tedesca, e organizza visite guidate durante le quali svela i segreti, le cose più note e quelle meno conosciute, che riguardano gli “ospiti” illustri che ivi riposano.

Il cimitero di Stubenrauchstraße, il III. Städtischer Friedhof Stubenrauchstraße, è meglio conosciuto come Der Künstlerfriedhof, cioè il cimitero degli artisti.

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Non è un caso che sia chiamato “degli artisti”. Qui infatti riposano molti fra coloro che erano dediti alle arti, tedeschi e non. Fra i più illustri c’è infatti un italiano, il compositore Ferruccio Busoni. Nacque ad Empoli nel 1866 (il padre clarinettista era della cittadina toscana), ma crebbe a Trieste, città della madre che era una pianista di origini bavaresi. Successivamente si trasferì, per completare i suoi studi di musica, a Vienna, Graz, Lipsia ed Helsinki, dove ebbe come allievo Sibelius. Nel 1894 si trasferì a Berlino dove risiedette definitivamente dal 1920 fino alla morte, avvenuta nel 1924 a causa di una malattia renale, in Viktoria-Luise-Platz, al numero 11.

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Herr Pohren-Hartmann mi mostra con un certo orgoglio la tomba del musicista. Una colonnina con in cima una scultura di fattura moderna, sobria, ma con la particolarità di essere, la sola all’interno del cimitero, circondata da un ampio spazio vuoto. Una sorta di piazzetta tutta per il compositore, dove solo una siepe perimetrale rompe la monotonia dello spazio isolato. La stele è come la musica al centro del silenzio che la circonda.

«Venga, venga con me», mi esorta il mio Virgilio tedesco. Percorriamo uno dei viali del camposanto, costeggiando la piccola chiesetta in pietra che veglia su tutte le tombe, e ci fermiamo davanti una di queste, abbastanza nuova. Mi fermo a guardare e leggo un nome: Josefine von Losch. Guardo il mio interlocutore con aria interrogativa. Lui a sua volta mi guarda con un’aria soddisfatta e mi dice: «Vede? Questa tomba è anche merito mio. L’abbiamo restaurata e pagata per molti anni a venire, grazie ad una colletta, assieme al Film-Museum Berlin nel 2016, altrimenti la defunta sarebbe stata messa in una fossa comune». «Meritorio», rispondo io. «Ma chi è?». Ebbene, ho scoperto così che la signora Josefine era la madre di una delle attrici più note al mondo, tale Marlene in arte, e di nascita Magdalena Dietrich.

continua…

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Ferruccio Busoni – Elegia III, Suite per clarinetto e piano

Ferruccio Busoni – Toccata K 287, Alfred Brendel

continua…

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