La Germania natatoria © il Deutsch-Italia
La Germania natatoria © M. Massari per il Deutsch-Italia
La Germania natatoria © il Deutsch-Italia

La Germania natatoria © M. Massari per il Deutsch-Italia

La Germania natatoria non risulta più protagonista nel panorama mondiale ed europeo da un bel po’ di tempo; tempo che si sta dilatando ulteriormente, crisi che sembra destinata a durare. Gli ultimi mondiali di vasca corta, che si sono svolti ad Hangzhou a dicembre 2018, hanno visto una Repubblica federale sprofondare nella classifica del medagliere; così come anche durante gli ultimi mondiali di vasca lunga a Budapest nel 2017, dove la nazionale si è piazzata nella classifica generale al 19° posto con un totale di tre sole medaglie: due argenti e un bronzo.

In una intervista del 2017 Peter Harzeim, presidente della Bundesverband Deutscher Schwimmeister e.V. (BDS), l’associazione federale dei nuotatori tedeschi, era arrivato a dichiarare che i tedeschi «non sanno nuotare, o riescono stare a galla per poche bracciate anche molti quarantenni» proseguendo poi nella sua analisi del nuoto di base in Germania dicendo che anche i «genitori si avventurano nei laghi e nei fiumi insieme con i figli di pochi anni», pur non avendo le capacità natatorie adeguate ad affrontare un eventuale pericolo.

Federica Pellegrini © CC BY-SA 2.0 br1dotcom Flickr

Federica Pellegrini © CC BY-SA 2.0 br1dotcom Flickr

L’Italia, di contro, ha un momento d’oro che dura da molto tempo, grazie alle sue punte di diamante come possono essere la “divina” Pellegrini e Gregorio Paltrinieri. La differenza l’ha costruita la “Federazione Italiana Nuoto” (FIN) che ha sviluppato un progetto a lungo e medio termine che parte dalla base fino ad arrivare al cosiddetto nuoto di vertice. Ad oggi, infatti, possiamo vantare una delle migliori scuole nuoto al mondo, grazie alla formazione che parte dall’Università, e più esattamente dallo IUSM, fino ad arrivare alla stessa Federnuoto che prepara i suoi istruttori e allenatori in una prospettiva dinamica e professionale che va a collocarsi in un ampio raggio di formazione: metodologia, fisiologia, tecnica di base, elementi di salvamento, psicologia, preparazione atletica e cosi via.

La Germania, invece, deve fare i conti con una scuola nuoto obsoleta e con una gestione degli impianti natatori guidati dai vari municipi cittadini. Inoltre, questa crisi di risultati porta con sé un mal di pancia all’interno della gestione tecnico federale tedesca. Ai primi di dicembre c’è stato un cambiamento al vertice, alla vigilia dei mondiali di vasca corta che si sarebbero svolti a breve in Cina. Come sottolineato dalla nostra “Gazzetta dello Sport”: «La crisi tedesca. Improvvisa. Alla vigilia dei Mondiali cinesi, il c.t. Henning Lambertz si trova a fronteggiare le dimissioni – avvenute a Bonn – del presidente federale Gabi Dörries, che aveva tentato un rilancio su basi diverse e nuove… L’unica nota positiva, fanno sapere dalla Germania, è stata l’approvazione del nuovo statuto che renderebbe più snelli i processi decisionali. Tutto questo alla vigilia di un campionato del mondo che si svolgerà in Corea a luglio e tra un anno e mezzo dai Giochi Olimpici di Tokyo, la Germania resta in un guado di rinnovamento tecnico e politico».

Scuola nuoto: la Germania nella sua gestione sembra ferma agli anni ‘40. Infatti il primo stile che viene insegnato è un abbozzo di rana, stile particolarmente difficile e soprattutto non adatto ad affrontare eventuali situazione di pericolo in acque aperte, come potrebbe essere mare, lago o fiume. Ai bambini di 4-5 anni viene insegnato questo abbozzo di rana e poco dopo viene conferito una specie di brevetto dal nome metallico “Silber” (argento); questo conferimento sancisce che il ragazzino sa stare a galla e riesce a fare 200 metri in un tempo vicino all’eternità. Nella pratica il bambino non ha ancora quella dimestichezza con l’ambiente acquatico. Inoltre gli istruttori di nuoto tedeschi non entrano mai in acqua e rimangono sempre distanti nella comunicazione verbale e gestuale.

In Italia per i bambini, soprattutto per i più piccoli, il primo obiettivo è quello di raggiungere la completa autonomia e una totale confidenza con l’acqua, in poche parole quello di aver completato l’ambientamento vero e proprio, obiettivo che per essere raggiunto richiede vari mesi. Inoltre, il nostro livello dei gruppi agonistici è molto alto. La scuola di formazione della “Federazione Italiana Nuoto” è altamente specializzata e attenta alla preparazione dei tecnici che vanno ad operare nei vari settori di gara che possono essere il nuoto, il nuoto sincronizzato, la pallanuoto e i tuffi. I ragazzi che aderiscono alla proposta agonistica sanno che vanno incontro ad una vita di sacrifici condivisi con il tecnico, la società e le famiglie.

La Repubblica federale ha tre problemi storici interiori che ancora non ha metabolizzato. Il primo problema è la sconfitta nella Prima guerra mondiale, che porta con sé il secondo problema che è la Seconda guerra mondiale e tutto ciò che ne consegue. Il terzo problema è lo sport fatto nella DDR. Infatti, hanno fatto male alla nazione tedesca affermazioni che hanno lasciato un segno nell’affrontare lo sport in senso corale: «Il giovane tedesco del futuro dovrà essere agile e slanciato, vivace come un levriero, coriaceo come il cuoio e duro come l’acciaio di Krupp».

Lo sport sotto il nazismo era anche parte integrante della vita collettiva dei giovani, con dieci ore di educazione fisica a settimana per controbilanciare un’istruzione scolastica ritenuta “esclusivamente intellettuale”. L’attività fisica era imposta anche alle ragazze e alle donne affinché “offrano allo Stato e al popolo (Volk) figli in perfetta salute”. Sicuramente questa visione militarizzata dello sport non ha fatto bene ai tedeschi di oggi. Sulla stessa linea proseguì la DDR, infatti, come racconta Edoardo Grassi in un suo pregevole articolo sullo sport nella DDR: «Sedici milioni di abitanti e 20 titoli a Monaco ‘72, il doppio esatto a Montreal ‘76, 47 addirittura a Mosca ‘80, l’Olimpiade del boicottaggio americano, e così via fino a Seul, ultimo atto olimpico della Germania Est, poi incapace di fare meglio (33 ori) con la squadra unificata post muro del 1992! Ecco perché chi segue e ama lo sport è proprio in questo settore a trovare…un esempio, un modello vincente, deprecabile solo nei suoi fenomeni più esasperati, quali la deriva scientifica legata alla ricerca sul doping, un doping disumano e, in certe discipline, sistematico…» Il doping, pratica diventata sistematica nei paesi del Patto di Varsavia, ma dove si enfatizzava quest’uso è stato proprio nella Germania Est.

Nuoto: risultati disattesi

Nuoto: risultati disattesi

Questi fatti hanno di per sé bloccato lo sport agonistico in Germania. I vertici del mondo del nuoto odierni si sono resi conto del gap che si sta ampliando nel mondo e in Europa, e stanno cercando un modo che gli permetta di percorrere la strada sportiva in piena autonomia dai legami storici del passato.

Si può anche dire che nel cercare la strada stanno commettendo errori che si ripercuotono nella disciplina natatoria. Infatti in una lontana intervista fatta nel 2016 gli obiettivi prefissati sono completamente saltati affermava il direttore tecnico della nazionale Henning Lambertz, «le cose a Barcellona non sono andate bene per il nuoto», ed ha anche ammesso una involuzione tecnica del movimento natatorio tedesco, cosa che aveva già notato ed esternato dopo gli ultimi campionati nazionali tedeschi (svoltisi nel giugno 2013). Inoltre ammise che «dovranno essere prese delle decisioni in merito, soprattutto sul gruppo dirigenti della nazionale. Queste decisioni sono dettate anche dal fatto che il comitato Olimpico tedesco ha reso pubblici gli obiettivi da raggiungere da qui al 2016 e viste le richieste e la situazione attuale della nazionale tedesca, ci sarà molto da lavorare». Gli obiettivi erano: nel 2014 “Berlino European Championships” 6-8 medaglie in vasca 3-4 medaglie in acque libere e 25 finali; nel 2015 “Kazan World Championships” 4-6 medaglie in vasca, 1 medaglie in acque libere e 12-16 finali; nel 2016 “Rio Olympics”: 2-4 medaglie in vasca, 1 medaglie in acque libere e 10-12 finali.

Tutti obiettivi disattesi.

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Aumenta il numero dei tedeschi che non sanno nuotare

© Youtube Landesschau Baden-Württemberg

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Maurizio Massari giornalista dal 2005 si occupa di sport, economia, politica, recensioni ed eventi culturali. È stato addetto stampa dal 2008 al 2011 presso l’ufficio sport del Comune di Roma. Ha collaborato con il “Secolo d’Italia”, “L’eco di Bergamo” e con vari settimanali.

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