Germania Est vs Europa © il Deutsch-Italia
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Astrid Lorenz © Universität Leipzig

Astrid Lorenz © Universität Leipzig

«Molti tedeschi dell’Est si oppongono all’Europa. E questo si verifica soprattutto in prossimità delle frontiere e nelle campagne», ha dichiarato la politologa tedesca Astrid Lorenz nel corso di una intervista al quotidiano Leipziger Volkszeitung all’indomani delle elezioni europee. Nata a Rostock nel 1975, la Lorenz si è laureata in Scienze Politiche nel ‘97 presso la Freie Universität di Berlino, Nel 1998 le fu conferito il titolo di Magistra Artium come studiosa esperta dell’Europa Orientale. Attualmente è titolare della cattedra di Sistema Politico della Repubblica Federale di Germania ed Economia Politica in Europa presso l’Università di Lipsia.

Critica alle sanzioni contro la Russia

Molti imprenditori si sono lamentati per le conseguenze negative delle sanzioni economiche dell’UE contro Mosca che limitano l’accesso della Russia ai capitali, alle tecnologie e agli armamenti europei. In particolare, queste misure «frenano l’accesso ai mercati dei capitali primari e secondari dell’Unione europea da parte di talune banche e società russe; impongono il divieto di esportazione e di importazione per quanto riguarda il commercio di armi; stabiliscono il divieto di esportazione dei beni a duplice uso per scopi militari o utilizzatori finali militari in Russia; limitano l’accesso russo a determinati servizi e tecnologie sensibili che possono essere utilizzati per la produzione e la prospezione del petrolio».

frutta e verdura

frutta e verdura

Nel solo settore agro-alimentare l’export ha fatto registrare in Germania un calo del 38 per cento nell’ultimo biennio. «Questo stato d’animo può essere osservato nei territori della Germania dell’Est, indipendentemente dalla composizione dei governi», ha detto la Lorenz. L’attuale situazione viene confrontata con il comportamento degli elettori negli stati dell’Europa centro-orientale. «L’UE viene spesso identificata qui con la burocrazia di Bruxelles, l’immigrazione incontrollata e la fuga dei giovani in cerca di fortuna. Molti cittadini dell’ex DDR sono scettici, non riescono a capire in che modo certi partiti possano rappresentare i loro interessi in seno all’Unione Europea» – ha spiegato l’esperta.

AfD: in Sassonia un successo relativo
Gunther Schnabel © Universität Leipzig

Gunther Schnabel © Universität Leipzig

Anche il direttore dell’Istituto per la politica economica dell’Università di Lipsia, Gunther Schnabl, valuta i risultati ottenuti dall’AfD nelle elezioni europee in Sassonia (dove a dire il vero ha toccato punte del 32,9 per cento) e li definisce inferiori alle aspettative. «Le campagne di mobilitazione elettorale dei principali partiti hanno dato i loro frutti in qualche modo», ha stigmatizzato Schnabl. La buona performance dei Verdi è stato anche il segno che il partito potrebbe usare il dibattito sul clima come cavallo di battaglia, secondo il professore.

Partiti popolari senza soluzioni
Il voto in Germania Karte © MapTiler © OpenStreetMap contributors

Il voto in Germania Karte © MapTiler © OpenStreetMap contributors

Le elezioni europee avrebbero anche dimostrato che i Partito popolari europei (europäischen Volksparteien) non avevano soluzioni pronte per affrontare i problemi economici nell’Unione. «Ecco perché stanno perdendo voti e stanno vincendo ai margini», ha detto Schnabl. E proprio la Germania orientale sarebbe la prima ad essere colpita da una crescita economica lenta, poiché vi sono meno attività e salari più bassi. «Ecco perché questa crisi strisciante raggiungerà per primi, inesorabilmente, i cittadini dell’Est», ha spiegato.

In modo analogo si era espresso un paio di mesi fa anche Sergio Romano – già ambasciatore italiano alla Nato e a Mosca: «Chi credeva nella Comunità Europea era convinto che tutti i progressi fossero stati possibili grazie al rimpicciolimento della Germania a seguito della caduta del Muro», aveva dichiarato Romano ad un noto magazine. La successiva domanda nasceva spontanea: una Germania riunificata sarebbe stata poi così disponibile all’integrazione?

Erano preoccupazioni legittime.

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