Jens Spahn © CC BY-SA 3.0 Stephan Baumann

«Con l’Hartz IV, ogni cittadino ha quello di cui ha bisogno per sopravvivere»: a riaprire in Germania un dibattito lungo più di un decennio sono state, di recente, le parole di Jens Spahn (CDU), l’attuale ministro della Salute del Governo della coalizione di Angela Merkel. Egli difende a spada tratta l’Hartz IV, la controversa riforma del mercato del lavoro che il Governo dell’ex Cancelliere socialdemocratico Gerhard Schröder ha introdotto in Germania nel 2005, e il suo commento non ha mancato di suscitare indignazione fra i cittadini.

Al centro della riforma vi è la riorganizzazione dell’assistenza sociale ai disoccupati: la Germania limita il sostegno economico a chi cerca lavoro, in modo tale da indurre i cittadini coinvolti a trovare più rapidamente un’occupazione. Molti si chiedono se questo limite favorisca effettivamente il mondo del lavoro, o sacrifichi piuttosto la libertà dei cittadini meno fortunati ad aspirare a una vera soddisfazione professionale.

Agentur für Arbeit

Agentur für Arbeit © il Deutsch-Italia

In particolare, il provvedimento Hartz IV prevede l’introduzione di due livelli di aiuti economici: la disoccupazione di primo livello (Arbeitslosigkeit I), che consiste in circa un terzo dell’ultimo stipendio netto ricevuto, e l’Hartz IV vero e proprio, il secondo livello, che concede invece somme uguali per tutti, appena sufficienti alla sopravvivenza. Ai cittadini viene accordato un solo anno di disoccupazione “ricca”, per così dire, dopodiché, automaticamente, i sostegni vengono ridotti e si passa al secondo livello.

Ed è proprio su questo punto che gli oppositori dell’Hartz IV non trovano pace. La riforma non tiene in considerazione il tempo effettivo che una persona ha lavorato: la durata di una collaborazione professionale, così come l’entità dei guadagni e delle tasse pagate in quel periodo, diventano parametri ininfluenti. «Chi ha pagato più a lungo i contributi dovrebbe passare più tardi al secondo livello», controbatte Tom Krebs, economista tedesco, uno tra i critici più accreditati su questo tema.

Job Center

Job Center © il Deutsch-Italia

Teoricamente, chi riceve l’Hartz IV non può rifiutare nessuna offerta di lavoro dell’ufficio di collocamento tedesco, se non per ragioni di salute, indipendentemente da titoli di studio, specializzazioni o preferenze: una minaccia che dovrebbe scoraggiare i cittadini dallo “scegliere” la disoccupazione per pigrizia. Eppure, questo timore ha spinto molti cittadini ad accettare occupazioni sottopagate, pur di non vivere con 400 euro al mese. Più che una misura sociale adeguata, secondo i critici, la legge è uno spauracchio che blocca lo sviluppo personale e la ricerca di condizioni professionali migliori.

L’Hartz IV, in realtà, fa parte di un pacchetto di riforme più ampio, l’Agenda 2010, che ha cercato anche di ristrutturare il mondo del lavoro tedesco, rendendolo più flessibile e, allo stesso tempo, appetibile. Le condizioni di licenziamento sono state facilitate, e le tasse per i datori di lavoro sono state ridotte, in modo tale da favorire le assunzioni a tempo indeterminato; lo Stato, da parte sua, ha aumentato gli investimenti economici negli studi, negli apprendistati e nella formazione dei giovani.

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L’Agenda 2010 ha riscontrato un grande favore. La qualificazione della forza lavoro e l’accessibilità per tutti allo studio superiore sono stimoli considerati positivi a 360 gradi. Oltre che un mezzo di sostentamento, il lavoro è anche un ruolo sociale, ed è una parte fondamentale per una completa realizzazione personale. Aiutare i cittadini a trovare la propria strada li aiuta a costruirsi una vita più appagata.

Ed è a proprio questo punto che scorgiamo l’altra faccia della medaglia. Il valore del lavoro si capisce, secondo i sostenitori dell’Hartz IV, anche dai risultati negativi cui un lungo periodo di disoccupazione ha portato gli individui. Ci si infiacchisce, si perde di fiducia in sé stessi, ci si ammala spesso a livello psicologico e si rischia, arrivati a un certo punto, di non essere più in grado di rientrare nel mondo del lavoro regolare. Il provvedimento è la “medicina” che risana dal lassismo psicologico cui conduce un piano di disoccupazione indeterminato e troppo sociale, controproducente soprattutto per il singolo.

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Le condizioni di disoccupazione diventano più scomode, quindi, mentre si cerca di rendere il mondo del lavoro più accessibile e attraente. Prevenire è meglio che curare, se vogliamo semplificare ulteriormente: è così lo Stato tedesco ha cercato di curare l’economia nazionale, in crisi dall’inizio del XXI secolo.

Secondo i dati forniti dall‘Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) negli ultimi anni la disoccupazione in Germania è più che dimezzata: se nel 2005 si registravava una percentuale di disoccupazione dell’11 percento, oggi si è scesi al 4 per cento, il minimo storico degli ultimi 40 anni.

Secondo l’autorevole quotidiano “Sueddeutsche Zeitung”, il motivo potrebbe essere da ricercare nel miglioramento delle condizioni congiunturali, poiché, già dall’ultima crisi finaziaria, la Germania sta vivendo un vero e proprio boom economico. Se la riforma del mercato del lavoro abbia effettivamente contribuito, questo è ancora tutto da valutare.

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Vita da destinatario dell’Hartz IV

© Youtube Bayerischer Rundfunk

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