Mark Twain © A. F. Bradley

Mark Twain © A. F. Bradley

Lo scrittore statunitense Mark Twain, che trascorse lunghi periodi in Germania e in Austria, un po’ scherzandoci sopra dispiaciuto, parlò delle sue difficoltà nell’apprendere la lingua tedesca in un saggio del 1880 dal titolo “The awfull German Language” (La terribile lingua tedesca), e solo pochi anni più tardi, nel 1897, in un discorso pubblico dal titolo “Die Schrecken der deutschen Sprache” (Gli orrori della lingua tedesca) tenuto a Vienna ribadì il concetto. In realtà Twain amava il tedesco, che considerava una lingua molto espressiva, tanto da farlo apprendere fin da piccoli ai figli che lo impararono altrettanto bene che l’inglese. Sulla sua tomba, la moglie che ben sapeva della sua predilezione per la lingua tedesca fece incidere le parole “Gott sei Dir gnädig, O meine Wonne”, ossia “Che Dio sia misericordioso con te, mio diletto”.

Twain a parte, che la lingua tedesca non sia di facile apprendimento lo sperimentano molti stranieri che decidono di trasferirsi nella Repubblica federale. Infatti, secondo un’interrogazione parlamentare dei Linke presso il Bundestag, riportata dal gruppo editoriale “Funke Mediengruppe” e dall’agenzia stampa francese “AFP”, ben un terzo dei coniugi stranieri di cittadini residenti in Germania che decidono di trasferirvisi non supera l’esame richiesto di lingua tedesca effettuato sul luogo di origine. Dai dati forniti dal ministero degli Esteri di Berlino, lo scorso anno, su circa 48mila test effettuati (erano 42mila nel 2017 e 37.840 nel 2016) circa 16mila degli esaminandi non ha superato la prova di conoscenza basilare della lingua. Le maggiori difficoltà sembra che le abbiano avute coniugi provenienti dall’Iraq (uno su due ha fallito il test). Tuttavia il test si può ripetere all’infinito, quindi non ci sono dati certi su quante persone e quante volte realmente abbiano fatto il test.

Gökay Akbulut © CC BY-SA 4.0 Andi Weiland WC

Gökay Akbulut © CC BY-SA 4.0 Andi Weiland WC

Tale risultato non ha mancato di sollevare polemiche, e la deputata di origine turca Gökay Akbulut (Linke) si è lamentata del fatto che effettuare le prove direttamente in Germania potrebbe certamente facilitare l’apprendimento della lingua per i richiedenti il trasferimento. Le ha risposto Annette Widmann-Mauz (CDU), commissario per l’integrazione del Governo federale: «Questo è l’unico modo in cui possono farsi strada nel mondo fin dall’inizio e ottenere un punto d’appoggio nella società», ha dichiarato perentoria. La prova richiesta corrisponde all’esame A1 del Goethe Institut, ma non tutti gli stranieri sono obbligati a superarla. Ne sono esentati i cittadini facenti parte della UE, quelli provenienti dagli Stati Uniti e da Israele. Sono inoltre esentati i coniugi di persone che hanno ottenuto lo status di rifugiati o per gravi motivi di malattia.

La polemica circa i ricongiungimenti dei coniugi dei rifugiati è stata motivo di battaglia politica durante lo scorso anno, in special modo fra l’AfD (Alternative für Deutschland) e i Verdi (Grüne), fortemente contrari i primi e decisamente favorevoli i secondi. Secondo i negoziati che si erano tenuti all’interno della Grosse Koalition il numero dei ricongiungimenti in Germania non dovrebbe superare le 180mila unità all’anno (220mila per il futuro). Lo scorso anno la maggior parte dei richiedenti asilo (il 27 per cento) proveniva dalla Siria, seguita dall’Iraq (10 per cento) e dall’Iran (poco meno del 7 per cento). Uno dei maggiori problemi che si presenta al Governo tedesco è quello dell’integrazione. Secondo l’Agenzia federale del lavoro, su circa un milione e 700mila persone entrate in Germania dall’inizio della “crisi” dei profughi (in questa cifra sono compresi anche i bambini e persone che, pur avendo un lavoro, non potrebbero vivere con le loro entrate) ben il 63 per cento vive di Hartz-IV. La mancanza di competenze e qualifiche linguistiche rende difficile per i richiedenti asilo trovare un lavoro.

Forse Twain tutti i torti non li aveva.

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