Ormai stiamo andando incontro, già da molto tempo, a una società in cui molte persone praticano sport o altre attività fisiche nel loro tempo libero. Questo ha generato un cambio di mentalità nel mondo delle palestre e degli impianti sportivi in generale, facendo diventare lo sport una vera e propria industria. Grandissime aziende hanno abbracciato questo cambiamento e hanno lanciato il loro marchio per il benessere e la salute. Questa trasformazione del tempo libero ha creato una serie di posti di lavoro nell’ambito dell’insegnamento e nella formazione di bambini e adulti nelle cosiddette attività motorie. La maggior parte dei lavoratori di questo settore è a diretto contatto con gli utenti nell’educazione allo sport, nella formazione e nell’organizzazione delle competizioni sportive.

Puntiamo in nostri riflettori su quello che è l’attore principale nel mondo delle attività motorie, ovvero l’operatore sportivo, l’insegnante, l’istruttore, l’allenatore e così via, cercando di fare, nei limiti del possibile, un confronto tra la realtà italiana e quella tedesca. Comparazione molto difficile da delineare, perché entrambe le nazioni considerano questa attività lavorativa una sorta di volontariato, ma con accezioni diverse.

In Italia le prestazioni lavorative nello sport dilettantistico sono state sempre oggetto di profonde incertezze tra lavoratore dipendente e lavoratore indipendente, che tende ad essere una sorta di volontario. Infatti, la disciplina giuslavorista non riesce a definire completamente il quadro giurisdizionale dell’operatore sportivo. Il dubbio va a innestarsi sulla reale riconducibilità delle prestazioni sportive dilettantistiche a lavoro o ad altra circostanza relazionale diversa (svago, beneficenza, volontariato etc.). Bisogna considerare che lo sport dilettantistico, qualora diventi protagonista nel rapporto di lavoro, necessita di una vera e propria identificazione nell’ambito giuslavorista.

© il Deutsch-Italia

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Lo Stato Italiano negli ultimi anni ha varato leggi a favore delle società sportive in modo da legalizzare, di fatto, il lavoro nero e, soprattutto, tenere calmierate le basi salariali del mondo degli operatori sportivi; di fatto, ha aperto la strada al cosiddetto secondo lavoro. Come dice il sito web Filodiritto la legge prevede che “il trattamento fiscale degli emolumenti erogati nel settore dello sport dilettantistico è disciplinato dall’art. 25 della Legge 13 maggio 1999, n. 133 successivamente modificato dall’art. 37, comma 2, Legge 21 novembre 2000, n. 342”. Prevede inoltre che “le indennità di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa, i premi e i compensi erogati nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche dal CONI, dalle Federazioni sportive nazionali, dagli enti di promozione sportiva e da qualunque organismo, comunque denominato, che persegua finalità sportive dilettantistiche, rientrano tra i redditi diversi”.

Infatti, come sostiene anche il sito “Sportbusinessmanagement” i “compensi erogati agli sportivi non subiscono alcuna trattenuta Irpef fino all’importo di 7.500 euro (oggi portata a diecimila N.d.r)”. Vi si precisa inoltre che oggi “possiamo quindi dire che le attività sportive dilettantistiche sono tutte le attività che non vengono considerate professionistiche”.

In pratica la legge così concepita mette fuori uso la laurea dell’IUSM (Istituto Universitario Scienze Motorie) o il vecchio diploma dell’ISEF (Istituto Educazione Fisica) e in ultimo i brevetti rilasciati dalle varie Federazioni Sportive riconosciute dal CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano). Infatti, nel momento in cui ci si affaccia nel mondo del lavoro sportivo ci si trova di fronte a un ambito di “contratti di lavoro dove non è molto semplice orientarsi e, ad oggi, le tipologie dei contratti riguardanti le associazioni che operano nel settore dello sport sono i seguenti: volontariato, lavoro subordinato, collaborazione coordinata e continuativa, e lavoro autonomo occasionale”. L’operatore sportivo non ha un contratto nazionale di riferimento o per lo meno una tipologia base a cui far relazione.

Diversa è l’interpretazione del lavoro sportivo in Germania. I ruoli chiave, che vanno dall’allenatore sportivo, al manager, coordinatore gestionale delle attività motorie e così via, sono contrattualizzati e posti sotto le normali normative giuridiche del lavoro tedesche. Nei vari siti dove si cerca il lavoro in Germania emergono offerte nelle palestre, o in vari sport come il nuoto, il basket o la pallavolo. Per questo ci sono anche portali specifici per operatori sportivi o per i cosiddetti “scienziati delle attività motorie”. Due siti che riguardano il mondo sportivo natatorio dove è possibile trovare lavoro sono il Berliner Schwimm-Verbandes (BSV) o quello ufficiale della Federazione tedesca (Deutscher Schwimm Verband e. V.).

Le società presenti nei specifici siti di settore descrivono che tipo di lavoro si offre, se è a tempo pieno, part-time, mini-job o volontario. I primi tre lavori enunciati hanno una contrattualistica vera e propria. Il tempo pieno e il part-time hanno tutte le voci contenute in una normale busta paga: cassa malattia, pensione, disoccupazione ecc.. Altro discorso per il cosiddetto mini-job che non può superare una determinata soglia oraria e di stipendio, e non ha le voci sopra descritte. Il mini-job ha però il grande vantaggio che viene riconosciuto dal Job-Center tedesco, e nel momento in cui la persona dovesse perdere il lavoro viene inserita nel progetto di ricollocamento. Infine, il volontario ha un rimborso simbolico per la prestazione che si effettua in quel momento, perché non è legato ad orari o giorni prestabiliti, ma lo si fa nel tempo libero e nella disponibilità rilasciata.

Bisogna ricordare che lo sport in Germania è di fatto aperto a tutti, e le società sportive non sono soggette a tassazione. È inoltre importante ricordare che nella Repubblica federale e in tutto il Nord Europa in generale, come dice Costantino Cipolla nel suo libro “Il co-settore, l’associazionismo pro-sociale tra logica di confine e logica co-relazionale” (FrancoArcangeli editore, 37,50 euro. pp.337): «la coesistenza di elementi di diversa natura e di volontari e di professionisti in una stessa organizzazione ha permesso… di definire un nuovo termine per questo tipo di organizzazione… infatti, sono organizzazioni che hanno uno staff salariato, dipendente, ma allo stesso tempo mantengono le caratteristiche delle organizzazioni non formali su base volontaria».

Questo sta permettendo alla nazione tedesca di fronteggiare al meglio il cambiamento che è in atto nel tempo libero, cercando di adattare le logiche tra le varie componenti che vanno dall’utente all’operatore sportivo professionale e volontario, cercando nel contempo di trovare le sinergie per valorizzare al meglio queste due figure.

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Lo sport in Germania

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Maurizio Massari giornalista dal 2005 si occupa di sport, economia, politica, recensioni ed eventi culturali. È stato addetto stampa dal 2008 al 2011 presso l’ufficio sport del Comune di Roma. Ha collaborato con il “Secolo d’Italia”, “L’eco di Bergamo” e con vari settimanali.

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