© il Deutsch-Italia

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Cosa accomuna, purtroppo in negativo, tre grandi capitali mondiali come Roma, New York e Berlino? L’invasione dei ratti. Quello che a prima vista potrebbe sembrare un fenomeno tutto sommato marginale in ambito sociale, è diventato al contrario una vera e propria piaga. E non ce ne vogliano gli animalisti.

Ovviamente fare un censimento dei roditori non è possibile, ma le stime sono da capogiro. Da noi in Italia, secondo l’A.i.d.a.&a., l’associazione italiana per la difesa degli animali e dell’ambiente, ci sarebbero 500milioni di topi, circa 8,6 per ogni abitante. Situazioni difficili si registrano a Roma e Milano (rispettivamente 6 e 5milioni di esemplari), ma la città più colpita, sempre secondo l’associazione, sarebbe Napoli, con una popolazione di 9 ratti per ogni cittadino. In una città come Berlino, dove abito, la situazione non è che sia agli stessi livelli del Capoluogo partenopeo, ma non è poi così dissimile dalle prime due città. Si calcola che vi siano all’incirca 6milioni di ratti o più, e nel 2017 le disinfestazioni messe in atto hanno portato ad un numero di esemplari uccisi che si aggirava intorno ai 10mila. Neanche tanti se si pensa alla velocità di riproduzione stimata di ogni singola femmina: se ben nutrite, possono arrivare a mettere al mondo anche un centinaio di piccoli all’anno.

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Purtroppo non stiamo parlando di simpatici topini di campagna, ma di toponi che possono raggiungere anche mezzo chilo di peso in casi estremi. Si tratta del cosiddetto “rattus norvegicus”, ossia il topo di fogna.

Compito di eliminarli da cantine e strade cittadine nella Capitale tedesca è della “Berliner Wasserbetriebe” (BWB), la società municipalizzata che fornisce acqua e energia elettrica. Tuttavia vi sono anche delle figure molto particolari, i cosiddetti Kammerjäger, letteralmente i cacciatori da camera, ossia persone specializzate in derattizzazioni e disinfestazioni in particolare. Mentre questi ultimi di solito si affidano al classico veleno per topi, la “Berliner Wasserbetriebe” mette alla prova anche altri mezzi per uccidere gli ospiti indesiderati nelle fogne. Ad esempio le trappole a scatto, che con un bullone spezzano il collo del topo. Vi sono poi sistemi “tecnologici” che sono messi nelle fognature, con camere stagne che si chiudono quando aumenta il livello dell’acqua. Il solo problema è che questi tipi di trappole costano fino a 100 volte di più delle semplici trappole che si possono vedere in molti giardini berlinesi.

Purtroppo i ratti si adattano facilmente e cercano cibo spingendosi un po’ ovunque per trovarne. Ciò che raccomandano gli etologi è di non lasciare cibo in strada, perché è ciò che fa aumentare il numero degli animali indesiderati. A New York, dove sono stati un’autentica piaga per anni, stanno sperimentando un metodo per sterminarli che in Germania non è attualmente consentito dalla legge: usano il ghiaccio secco. Inserito infatti all’imbocco dei tunnel scavati dai roditori, per cambio di temperatura, il ghiaccio secco produce anidride carbonica che si diffonde rapidamente, soffocandoli mentre dormono. Come si suol dire fanno la fine del sorcio.

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Il tasso di successo sembra che sia altissimo, dal 90 al 100 per cento dei casi, ma si può applicare principalmente in luoghi aperti, dove è facile individuare i tunnel. Il metodo sta riscontrando così tanto successo che altre città americane, da Boston a Washington, hanno deciso di adottarlo ufficialmente.

Come si diceva all’inizio dispiace parlare di uccisione di animali, ma qui è una questione d’igiene prima di ogni altra cosa. Chi scrive ha vissuto più di una volta in prima persona un “incontro ravvicinato” in casa con i toponi non proprio domestici. L’ultima per la precisione avvenne qualche tempo fa rincasando di sera. Abito in un piano rialzato e, dopo aver fatto i primi gradini delle scale, mi sono vista schizzare dal piano superiore mamma topo (o papà) e figlioletto, che evidentemente erano andati in perlustrazione ai piani alti del palazzo. In un attimo sono scomparsi infilandosi in un’intercapedine tra il muro e le scale, sotto le quali, evidentemente, ci deve essere un buco che porta alle cantine. Non è stata una bella esperienza, e francamente mi auguro di non doverla ripetere mai più. Altrimenti dovrò comprare un paio di tonnellate di ghiaccio secco.

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