Il Ku’damm

Ku'damm © il Deutsch-Italia

Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche © il Deutsch-Italia

Come nel caso della Porta di Brandeburgo, i tempi sono cambiati anche per la zona intorno allo Zoo. Gli alti e bianchi hotel avorio e palazzi d’affari in vetro hanno circondato quel che resta della chiesa evangelica Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche, quasi completamente distrutta da un bombardamento alleato nel 1943, e rimasta volutamente mutila a ricordo delle distruzioni causate dalla guerra. Nel dicembre 2016 l’area venne toccata dal colpo di coda del terrorismo islamico, che già altri Paesi aveva devastato. Ma la via dello shopping berlinese, di giorno sempre piena di turisti e bulimici della carta di credito, così come desolatamente vuota di notte, ha retto il colpo ed ha proseguito nella sua corsa consumistica. Il viale del Ku’Damm, situato immediatamente di fianco ai ruderi della chiesa, espone per chilometri le ricchezze delle vetrine agli aspiranti compratori o… sognatori. All’inizio della strada, sulla sinistra se si va in direzione Grünewald, sono presenti dei pannelli che ricordano un altro episodio importante nella storia moderna di Berlino, e che pare voler confermare la nomea di città alternativa ed universo culturale parallelo rispetto al piattume che, sempre secondo la narrativa ufficiale, dominerebbe nel resto della Germania. Il nostro aspirante cicloturista potrà finalmente concedersi una pausa ed approfittarne per dare un’occhiata ai pannelli informativi. Vi si legge che nel 1968 anche Berlino Ovest fu interessata dalla contestazione giovanile e studentesca; il Ku’damm fu infatti teatro di manifestazioni quasi giornaliere di migliaia di studenti ed attivisti della sinistra extraparlamentare che protestarono contro la guerra, anzi aggressione, americana in Vietnam e per chiedere lo smantellamento di valori considerati vetusti come Dio, Patria e Famiglia. Ricordiamo che nel resto della Germania occidentale (non parliamo per ovvi motivi di quella orientale) sotto controllo alleato non si erano verificati gli stessi moti di protesta che avevano interessato Paesi capitalistici come la Francia, gli USA ed anche l’Italia. Berlino Ovest poteva essere dunque considerata come un esempio ben riuscito e da imitare di trasgressione, in un Paese di solito dominato dal culto dell’autorità e del capo (il cosiddetto Führerprinzip), e da un certo conformismo di fondo. Tuttavia il problema è che, stando agli stessi cartelli posti dal governo municipale berlinese, la maggior parte della popolazione di Berlino Ovest dell’epoca si era schierata contro i protestanti extraparlamentari e contro la rivolta studentesca. Vennero perfino organizzate delle contromanifestazioni patrocinate da tutti i sindacati e chiamate a coorte da tutti i partiti politici per ribadire il filoamericanismo della città contesa. Se da una parte la scelta non era sorprendente, vista la totale dipendenza economica di Berlino Ovest dall’aiuto occidentale, dall’altra le foto dei contromanifestanti e dei bravi borghesi berlinesi che sfilano con le bandiere americane in mano dovrebbero forse contribuire a stendere un velo pietoso sulla propaganda relativa alla presunta alternatività berlinese che durerebbe fino ad oggi.

Rudi e la stampa compiacente

Rudi Dutschke © CC BY-SA 3.0 Hans Peters Anefo

In quel particolare periodo storico in cui interi governi, come quello di De Gaulle in Francia, rischiavano di cadere sotto i colpi della contestazione, ancora una volta Berlino si era dimostrata un’oasi di stabilità e conformismo governativo. Certo sugli stessi pannelli che il nostro amato, ma forse a questo punto esausto, turista starà leggendo, v’è scritto che il capo del movimento studentesco Rudi Dutshcke venne ferito gravemente da un imbianchino (sic), che gli sparò alcuni colpi di proiettili alla testa. Il leader della protesta, che in mezzo all’indifferenza delle masse già ipnotizzate dal consumismo aveva tentato di scardinare il conservatorismo della società tedesca, venne gravemente ferito non già in qualche sperduto villaggio popolato da nazisti, circondato dalla Foresta Nera in Baviera, bensì proprio nell’alternativa Berlino Ovest, proprio a Ku’Damm. Dutschke sopravvisse per miracolo all’attentato, ma i danni cerebrali furono così gravi che gli impedirono di dedicarsi alla politica attiva fino alla sua morte in esilio politico, avvenuta in Danimarca nel 1979. Nessuno se lo aspetterà, ma l’attentato quasi mortale, fatto comunque per uccidere, venne preparato (diciamo così) da una campagna stampa diffamatoria portata avanti dal colosso mediatico “Axel Springer” che, ieri come oggi, controlla i maggiori quotidiani tedeschi come la “Bild” e “Die Welt”. La maggior parte dei berlinesi, persuasi dagli articoli quotidiani contro ogni forma di protesta ai valori tradizionali tedeschi, girarono le spalle ai contestatori al contrario di quanto succedeva in Francia ed Italia, per esempio. Questo smantellamento del mito della diversità di Berlino viene esposto dagli stessi pannelli citati.

Per concludere il discorso, ci basti forse sapere che la stessa “Axel Springer” organizza da diversi anni un concorso per premiare i personaggi imprenditoriali che, secondo essa, meritano il plauso e l’apprezzamento da parte della città di Berlino per il loro impegno imprenditoriale. Nella Berlino del terzo millennio, sempre più alternativa ed anticonformista come quella del 1968 e del 1919, ad essere premiati sono stati anche il fondatore di Facebook e quello di Amazon che, invece, in altri Paesi “provinciali” come il nostro vengono criticati sia per la condizione dei lavoratori nei loro magazzini (tradotto nel vocabolario tedesco con il termine Lager), sia per il noto scandalo legato all’utilizzo dei dati privati per scopi commerciali senza il consenso degli utenti. Ma siamo a Berlino ed è giusto così.

Un Ministro scomodo

Cristopher Street Day © il Deutsch-Italia

Cristopher Street Day © il Deutsch-Italia

Vogliamo concludere questo noto, forse addirittura banale, giro ciclistico con un altro delitto politico. Ricordiamo a chi ci segue dal Brennero in giù che non stiamo parlando dell’Italia, dove è noto come diversi esponenti politici, giornalisti, magistrati o semplici voci fuori dal coro siano stati uccisi da, e per conto del potere. Stiamo infatti discutendo di un Paese, la cui Capitale viene considerata nell’immaginario collettivo come un luogo da sempre foriero di innovazioni e proteste contro l’ordine costituito. L’ammazzamento ed il ferimento fatale di personaggi realmente alternativi avvenuti nel secolo scorso farebbero però presupporre il contrario. Siamo consapevoli come i tempi siano cambiati e che ora a Berlino si avvertano dei cambiamenti legati alle parate carnevalesche della Cristopher Street Day, dove uomini nudi manifestano libertà ed esercizi di diritti che in Paesi a caso, come la Russia di Putin, sono invece repressi. Stiamo parlando di una metropoli moderna dove chi cammina con una kippah in testa è sicuro di non subire aggressioni, mentre le mafie non reinvestono affatto il fiume di denaro derivante dall’acquisto smodato di droghe da parte dei bio-consumatori. Viviamo in una città “rossa”, dove le contromanifestazioni anti-AfD sono di fatto filogovernative, visto e considerato che il partito di destra è l’unico che sta facendo vera opposizione, che piaccia o meno ci è indifferente, all’ennesima esperienza della signora Merkel.

La stele di Rathenau © il Deutsch-Italia

La stele di Rathenau © il Deutsch-Italia

Tuttavia, dicevamo, vorremmo chiedere al ciclista di fare un ultimo sforzo proseguendo fino alla fine del Ku’damm, per arrivare al quartiere benestante di Grünewald. Invece di andare sempre diritto col rischio di arrivare all’amena zona dei laghetti, dovrebbe girare a destra all’altezza di un benzinaio e percorrere la strada di Königsallee. Il quartiere di Grünewald è forse il più bello di tutta Berlino: il verde dei boschi lambisce appena le sontuose ville che un secolo fa erano per lo più sede dei diplomatici, dei funzionari imperiali e dei politici. Ora la zona e i prezzi delle abitazioni sono proibitivi, e non è raro veder sfrecciare Ferrari e Porsche. Ebbene, pochi penserebbero che anche qui nel secolo scorso si consumò uno dei tanti delitti a sfondo politico avvenuti a Berlino. Vittima fu quella volta il ministro degli Esteri Walter Rathenau, il quale, durante i primi anni della Repubblica di Weimar, si macchiò di due crimini imperdonabili.

Il primo fu quello di ratificare il Trattato di Pace di Versailles del 1919, che comportò condizioni durissime per la Germania appena uscita sconfitta dalla guerra e che fu uno dei fattori fondamentali che portarono i nazisti al potere. Il secondo imperdonabile errore fu quello di aver tentato, seppur con diversi distinguo e riserve, un avvicinamento con l’Unione Sovietica, che all’epoca veniva considerata dalle cancellerie occidentali alla stregua di un paria geopolitico un po’ come dal 2014 la Russia di Putin. Ad ucciderlo furono due ex ufficiali dell’esercito tedesco, riciclatisi in quegli stessi corpi franchi che qualche anno prima uccisero sempre a Berlino Luxemburg e Liebknecht.

La stele di Rathenau © il Deutsch-Italia

La stele di Rathenau © il Deutsch-Italia

Nella Berlino alternativa che fu, o che non fu mai stata, il viaggio (questo sì) alternativo a due ruote potrebbe concludersi di fronte al blocco di pietra che a Königsallee ricorda il suo assassinio, mentre stava tornando in macchina alla sua villa. Un grande amico di Rathenau fu Stefan Zweig, considerato a cavallo degli anni ’20 e ’30 come il più grande scrittore in lingua tedesca dell’epoca, e il più tradotto nel mondo. Lui era un austriaco nato a Vienna, anch’egli ebreo come Rathenau, ed anch’egli critico e da sempre preoccupato dal ciclico nazionalismo e militarismo tedesco. Anche lui ebbe a che fare con Berlino nel senso che quì studiò e si laureò, negli anni che precedettero lo scoppio della Grande Guerra. Pagò il suo essere ebreo e l’Anschluss del suo Paese nel ’38, con l’esilio in Gran Bretagna prima, e Brasile poi, dove morì suicida assieme alla sua seconda moglie. Ma questa è veramente un’altra storia. La sua splendida autobiografia Il mondo di ieri, suo omaggio prima di lasciare questa valle di lacrime, la consiglio a titolo personale come formativa lettura estiva. Per ora basti sapere all’improbabile ciclista che avrà voluto percorrere fino in fondo questo percorso che di fronte alla lapide ricordo di Rathenau non è presente nemmeno un singolo fiore, né una mesta corona d’alloro messa lì, da parte di qualche autorità. La lapide si confonde troppo bene con il marciapiede e l’ambiente urbano circostante, tanto che io stesso la notai per puro caso mentre facevo una pausa durante un giro in bici di qualche mese fa. Se mi fossi fermato qualche metro prima o dopo, con tutta probabilità, questo articolo non sarebbe mai stato concepito. Sarebbe come se ora a Via Fani non vi fossero segni della presenza dello Stato italiano a ricordare uno dei tanti delitti politici, con probabile clamore da parte dei media. Ma questa è appunto Berlino, ed è giusto così.

Potete leggere la prima parte qui

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La ricostruzione cinematografica dell’attentato a Dutschke

© Youtube Traxxasred

 

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