Pino Bianco © il Deutsch-Italia

L’importanza di trasmettere una cultura passa attraverso molteplici canali. Per noi italiani uno di questi è senz’altro il cibo. Siamo forse il Paese al mondo con più specificità culinarie, frutto dell’elaborazione di secoli di tradizioni contadine che con il passare del tempo si sono sedimentate nei luoghi, trasformandosi a volte, rimanendo se stesse in altri casi. Tutta questa ricchezza si è accumulata città per città, paese per paese, villaggio per villaggio, ed è divenuta parte integrante dell’italianità, così come lo sono l’arte, il paesaggio, la moda e tutte le altre meravigliose caratteristiche che rendono famoso il nostro Paese nel mondo intero.

Quando Pino Bianco, ristoratore italiano, arrivò per la prima volta a Berlino nel lontano 1982 (provenendo da un’altra grande capitale come Londra, dove lavorava all’Hilton) ne rimase colpito a tal punto che decise che sarebbe stato il posto dove avrebbe passato in futuro la sua vita. E così fece. Dopo una pausa dovuta a vicende familiari durante la quale tornò a Scanzano Jonico, nel 1988 tornò nella città del Muro per rimanervi definitivamente.

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«Mia madre era la mia memoria, e fu così che decisi di portarla con me a Berlino. Per ricordare», mi dice quando lo incontro nel suo ristorante “á Muntagnola” a Schöneberg (Fuggerstraße 27, 10777 Berlin). La madre rappresenta per Bianco le radici, la sua terra, le sue tradizioni, i suoi profumi. La signora Angela, 83 anni oggi, è la pietra miliare su cui decise di costruire il suo successo.

«La fortuna del mio locale fu Claudio Abbado», mi dice in tutta onestà. «Lui ci scoprì quando faceva il direttore alla Philharmonie di Berlino e il ristorante diventò casa sua. Dopo ogni concerto veniva a mangiare, e continuò a farlo anche quando se ne andò e capitava a Berlino. Amava la caponata e i ravioli ricotta e cannella in particolare e voleva, quando non poteva più muoversi perché malato, che glieli portassi a casa. Un bellissimo rapporto che è rimasto tutt’ora con la sua famiglia». Da allora i nomi famosi che si sono susseguiti nel suo locale non si contano più. Nomi internazionali, ma soprattutto tedeschi. «I tedeschi sono un popolo curioso, che vuole imparare. Vengono a mangiare e dopo che hanno scoperto il gusto di un particolare piatto o ingrediente si abituano a tal punto da cogliere la differenza se la volta successiva viene cambiato, anche di poco». Crescono anche loro nell’apprendimento delle tradizioni culinarie lucane.

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Ma la cultura non si ferma al cibo in sé e per sé. Nel ristorante di Bianco ogni mese si fanno mostre di artisti lucani, si presentano libri e ogni anno si festeggiano la Befana e la Pentolaccia (gioco della pignatta) per la comunità italiana. Inoltre alcuni anni fa, vedendo quanto il dottor Dobbao, un medico di origine spagnola che si trovava nella stessa strada del ristorante, si prodigasse per i bambini malati di aids, che a quel tempo affliggeva il quartiere, decise ogni mercoledì di invitare a pranzo i bambini del vicino asilo. Da allora, pur non essendoci più il problema legato alla malattia, l’usanza è rimasta e costituisce un appuntamento fisso attraverso il quale il ristoratore lucano lega la cultura del cibo italiano all’educazione dei più piccoli, organizzando degli incontri nel ristorante durante i quali i bambini degli asili del quartiere diventano i protagonisti.

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Un bambino che impara fin da piccolo l’importanza qualitativa del cibo e ne apprezza la sua varietà, da grande sarà una persona più ricca da un punto di vista educativo e più aperta verso gli altri. I bambini partecipano attivamente alla preparazione dei cibi che mangiano, e Pino Bianco, assieme alla madre, gli racconta l’origine dei piatti e li aiuta a realizzare i loro sogni culinari. All’iniziativa si è in seguito unito Lino De Palmas, educatore del vicino asilo “L’angolino”, che ogni giovedì attraverso le storie di “spaghettino”, personaggio da lui stesso ideato, racconta ai più piccoli la magia con la quale gli ingredienti si amalgamano tra di loro, formando quegli stessi splendidi piatti che, subito dopo, i bambini cucineranno tutti assieme.

Pino ne è convinto: se una volta al mese i ristoratori italiani invitassero i bambini tedeschi a partecipare ad iniziative simili, non solo ne gioverebbe la ristorazione italiana in Germania, ma anche le relazioni dei due Paesi in genere.

A volte Cristo non si ferma ad Eboli, ma arriva in Basilicata e continua il suo viaggio in molti altri modi. Anche a Berlino.

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Un momento di gioco-insegnamento con i bambini

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