È l’incubo di ogni genitore con figli bilingui. Ci siamo dati tanto da fare per insegnare loro le due lingue e a un certo punto ne rifiutano una. In genere è quella che viene definita lingua debole ad essere rifiutata, la lingua che si parla solo a casa, la lingua “straniera”, per noi italiani in Germania l’italiano.

Quella del rifiuto è una fase che attraversano molti bambini e adolescenti. I motivi possono essere tanti: le difficoltà personali nell’esprimersi in una lingua che si percepisce più distante e che è più faticosa da utilizzare; il desiderio di non sentirsi diversi dagli altri, che quella lingua non la parlano; in alcuni casi dipende anche dal prestigio che viene attribuito a una certa lingua in un determinato Paese o contesto sociale; e poi c’è anche il desiderio di prendere le distanze dai genitori, soprattutto nell’adolescenza.

Come possiamo affrontare questa fase? Innanzi tutto teniamo presente che si tratta appunto di una fase – prima o poi passerà. Poi ci armiamo di tanta pazienza e cerchiamo la strategia migliore.

Perseverare
I bambini e la lettura

I bambini e la lettura

La cosa fondamentale è non gettare la spugna. Continuiamo a parlare la nostra lingua, ma evitiamo di mettere il bambino sotto pressione, altrimenti la lingua diventerà un fattore di stress associato a conflitti ed esperienze negative. Spieghiamogli che noi amiamo la nostra lingua, che è quella che prediligiamo per esprimerci (almeno nelle situazioni famigliari) e che per noi è importante continuare a coltivarla. Chiediamogli per quale motivo rifiuta la lingua, parliamone con calma e, se ne ha voglia, proviamo a trovare una soluzione insieme. In ogni caso l’errore che dobbiamo assolutamente cercare di evitare è trasformare la lingua in un’area di conflitto.

Evitare i conflitti

Cerchiamo di aggirare le situazioni conflittuali. In alcuni casi si possono fare dei compromessi per migliorare certe situazioni: se il bambino si rifiuta di parlare italiano davanti ad altre persone (ad esempio davanti ai suoi amici) si può decidere di assecondarlo e di rivolgerci a lui in tedesco in presenza di altri. Il rifiuto della produzione orale può anche essere completo, ma ciò non significa che il bambino non ci capisca più; quindi non desistiamo, parliamo italiano, questo gli permetterà di continuare a imparare e di non dimenticare la lingua – passata la fase di rifiuto ce ne sarà grato. A questo punto è anche necessario rafforzare il rapporto positivo con la lingua, favorendo situazioni, contatti ed esperienze positive.

Risvegliare l’interesse

Intanto possiamo cercare di risvegliare l’interesse per la lingua italiana. Concretamente si tratta di assecondare i suoi interessi mettendoli in relazione con la lingua italiana. Se è appassionato di dinosauri, regaliamogli un bel libro in italiano sull’argomento; se ama la musica, proponiamogli canzoni italiane o portiamolo a un concerto; guardiamo film in lingua italiana; possiamo anche procurargli videogiochi, fumetti e riviste in italiano. Una delle strategie migliori è sicuramente il viaggio. La curiosità e la voglia di interagire con gli altri sono lo stimolo migliore per utilizzare una lingua. Una volta in Italia solitamente la necessità di comunicare con parenti e amici è tanto forte da far dimenticare il rifiuto. Lì infatti il bambino si rende conto di aver bisogno della lingua italiana e di poterla utilizzare come strumento per raggiungere uno scopo – proporre a un amichetto di giocare, chiedere un’informazione, comprare un gelato al bar – che non avrebbe potuto raggiungere utilizzando un’altra lingua.

Per approfondire l’argomento

Mehrsprachige Erziehung © Ernst Reinhardt Verlag

Mehrsprachige Erziehung © Ernst Reinhardt Verlag

Due libri sull’educazione bilingue che dedicano qualche pagina anche al tema del rifiuto:

Triarchi-Herrmann, Mehrsprachige Erziehung, Ernst Reinhardt Verlag, München, 2012

Leist-Villis, Elternratgeber Zweisprachigkeit, Stauffenburg Verlag, Tübingen, 2008

 

Elternratgeber Zweisprachigkeit © Stauffenburg Verlag

Elternratgeber Zweisprachigkeit © Stauffenburg Verlag

Francesca Parenti
Traduttrice professionista dal 2000. Ha studiato Lingue a Roma e vive e lavora in Germania. Collabora fra l’altro con varie case editrici nel campo della letteratura per l’infanzia. Madre di due bambini bilingui, è lettrice volontaria e impegnata nella promozione della lettura nell’infanzia. Professionelle Übersetzerin seit dem Jahr 2000. Sie hat in Rom Sprachen studiert und lebt und arbeitet in Deutschland. Unter anderem arbeitet sie für Kinderbuchverlage. Sie hat zwei zweisprachige Kinder, ist ehrenamtliche Vorleserin und engagiert sich für die Leseförderung.

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