Favorire il bilinguismo © Francesca Parenti
Favorire il bilinguismo © Francesca Parenti

Abbiamo già parlato di lettura, di canzoni e di filastrocche come strumenti per favorire l’apprendimento dell’italiano nei nostri bambini bilingui. Metodi preziosi e stimolanti, ma perlopiù passivi. Questa volta ci occupiamo di produzione attiva, orale o scritta.

La produzione linguistica è sicuramente più difficile della fruizione passiva. Nel caso dei bambini bilingui che non usano l’italiano a scuola, con l’andar del tempo diventa sempre più difficile stimolare la produzione orale, soprattutto quella “di un certo livello”, quella che non è legata alle attività quotidiane, ma che nasce dalla fantasia.

Come possiamo stimolare i nostri figli a inventare delle storie? A usare l’italiano come lingua creativa? Inventare le storie è più difficile di quanto si pensi, soprattutto se si vuole che siano fantasiose e avvincenti. Il nostro obiettivo, poi, è soprattutto divertirci (e far divertire i bambini) inventando le storie. Per uscire dall’imbarazzo iniziale ed evitare che diventi un esercizio di scuola, ci possono venire in aiuto degli strumenti creativi.

I dadi
© Story Cubes

© Story Cubes

Molte case editrici e aziende che producono giocattoli, hanno in catalogo dadi per inventare le storie. I più conosciuti sono forse gli Story Cubes. Si tratta di set di 9 dadi diversi con un’immagine su ogni faccia, per un totale di 54 immagini per set. Si gioca lanciando i dadi e iniziando a raccontare ispirati dalle immagini ottenute. Le varianti di gioco sono infinite: si possono usare solo due dadi o di più, lanciarli tutti insieme, o uno dopo l’altro, raccontare a turno e così via. Inoltre esistono set di dadi con tematiche diverse, quindi è anche possibile scegliere il tema preferito dal bambino: viaggi, animali, medicina, preistoria e così via. I più creativi possono autoprodurre il gioco acquistando i dadi neutri e attaccandoci sopra degli adesivi; in questo modo è ancora più facile scegliere vocaboli e temi particolarmente amati dal bambino, o magari si può scegliere di fare proprio l’opposto, per esercitare parole nuove o particolarmente difficili.

Le carte
L'inventafavole © il Barbagianni editore

L’inventafavole © il Barbagianni editore

Anche i mazzi di carte illustrate possono essere molto stimolanti per inventare le storie. In genere sono mazzi di una quarantina di carte; se le immagini sono molto dettagliate offrono più spunti per il racconto, d’altronde se sono più stilizzate lasciano aperte più strade per l’interpretazione. Particolarmente belle sono le carte dell’Inventafavole, edite da Barbagianni, bellissime quelle in formato grande, più economiche le piccole. Si può giocare pescando una carta e raccontando quello che ci ispira, poi il giocatore successivo pesca dal mazzo e continua il racconto. Oppure si inizia facendo pescare tre carte a ogni giocatore e poi di volta in volta si sceglie quale delle proprie carte inserire nel racconto. Si può decidere di inventare la storia con un numero limitato di carte – ne possono bastare anche due –, darsi un limite di tempo o fissare delle carte che debbano assolutamente essere presenti. Siamo noi che scegliamo le regole del gioco, magari tenendo conto dell’età e delle capacità linguistiche del bambino.

Il binomio fantastico
Gianni Rodari

Gianni Rodari

Se non abbiamo carte o dadi, possiamo ricorrere a uno strumento universale di cui sicuramente non ci troveremo sprovvisti: le parole. O meglio due parole, ben combinate: un binomio fantastico. Ne parla Gianni Rodari – sempre lui, magnifico maestro delle storie – nella Grammatica della fantasia, edito da Einaudi, che offre splendidi spunti sull’arte di inventare le storie. Per mettere in moto l’immaginazione servono due parole che abbiano una certa distanza fra loro, che richiamino due oggetti difficilmente associabili: i binomi cane-gatto, uovo-Pasqua o telefono-tasto non sono particolarmente stimolanti. Però gatto-uovo, tasto-Pasqua e cane-telefono vanno già meglio. Si può provare a collegarle con delle preposizioni e vedere quale risultato ci sembra più interessante. “Il gatto sull’uovo” potrebbe essere un numero da circo; “il gatto nell’uovo” al posto del pulcino… chissà come ci resterebbe la gallina; oppure “il gatto con l’uovo” – questa storia a dire il vero qualcuno l’ha già scritta, dall’uovo è uscita una gabbianella1. A questo punto il processo creativo è avviato e la fantasia si è già messa in moto, basta assecondarla e ne nasceranno storie divertenti, avventurose e stravaganti.

Dalla produzione orale a quella scritta

I racconti meglio riusciti si possono poi illustrare, per non dimenticarli e poterseli raccontare di nuovo osservando i disegni. Con l’inizio della scuola primaria si può provare a mettere le storie per iscritto, all’inizio con singole parole che accompagnano i disegni, poi con didascalie, fino ad arrivare a veri e propri racconti. Ne nasceranno dei piccoli capolavori che i giovanissimi autori potranno magari regalare a nonni e genitori per Natale o per il compleanno.

Nota: 1) Si tratta di Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Luis Sepúlveda, splendida storia di amicizia e ricerca della propria identità ambientata a Amburgo.

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La gabbianella e il gatto

© Youtube Museofermoimmagine

Francesca Parenti
Traduttrice professionista dal 2000. Ha studiato Lingue a Roma e vive e lavora in Germania. Collabora fra l’altro con varie case editrici nel campo della letteratura per l’infanzia. Madre di due bambini bilingui, è lettrice volontaria e impegnata nella promozione della lettura nell’infanzia. Professionelle Übersetzerin seit dem Jahr 2000. Sie hat in Rom Sprachen studiert und lebt und arbeitet in Deutschland. Unter anderem arbeitet sie für Kinderbuchverlage. Sie hat zwei zweisprachige Kinder, ist ehrenamtliche Vorleserin und engagiert sich für die Leseförderung.

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