© Bellla e Bona
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Il team © Bellla e Bona

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Cervelli in fuga? No: “Cervelli”, con la “C” maiuscola, e basta. Poi il fatto che si siano imposti grazie ad un’idea davvero originale – ma con alla base indiscusse competenze e capacità di primordine – in Germania, invece che in Italia, conta poco. Anzi, conta, ma fino ad un certo punto. Perché a poco più di vent’anni d’età avere l’illuminazione di creare una sorta di servizio di cucina a domicilio e personalizzato per dipendenti di aziende senza mensa, e farlo diventare in pochi mesi un successo commerciale, non è da tutti.

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È venuta a lui, Niccolò Lapini, 26 anni, fiorentino, dopo il liceo scientifico una laurea triennale in Economia e commercio maturata tra Firenze e Dublino, quella specialistica all’European Business School di Francoforte, un master in management internazionale all’Università di Quebec City (Canada).

Ma già a 14 anni acquistava e rivendeva magliette su E-Bay e negli ultimi anni del liceo, con un compagno di classe, Matteo Cricco, che poi sarebbe rimasto al suo fianco anche nelle avventure successive, aveva creato un’applicazione – “Kiwi” – lavorando con clienti come la Juventus. Non contento, ormai universitario, ha creato  un’associazione che organizzava viaggi evento per studenti universitari in Europa. Roba da 3.000 partenze l’anno, mica uno scherzo. E mettiamoci pure uno stage all’Unicredit e la tesi scritta presso la “General Electric-Nuovo Pignone” di Firenze.

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Poi il ritorno in Germania. Stavolta non più da studente. «Sono entrato come “business developement manager” in una start up di Monaco di Baviera che si occupava di digitalizzazione di spazi interni, un po’ quello che fa Google Maps, ma creando modelli tridimensionali, appunto per spazi interni. Ero responsabile per Italia e Penisola iberica, ero costantemente in viaggio».

A Monaco anche la svolta nel campo gastronomico. Ma sempre high-tech.

«Come tutti gli italiani, stando in Germania, pensi a mangiar bene: con Matteo abbiamo pensato a come poter coniugare l’aspetto tecnologia al cibo».

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I due amici sono partiti con un’analisi del settore dei cosiddettighost restaurant”, ovvero quelle cucine che preparano il cibo e lo consegnano a domicilio: «Simile al catering, che però non prepara un piatto di pasta per il signor Rossi. Il catering di solito è per un evento, il “ghost restaurant” si rivolge alle singole persone». Il secondo passo è stato orientarsi verso aziende che potessero usufruire di un simile servizio: con almeno 100 dipendenti e senza un servizio di mensa. Alle loro spalle un gruppo di investitori, italiani ed internazionali, convinti della bontà dell’idea.

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Anche il nome “Bella e Bona” è arrivato quasi subito: «Volevamo qualcosa che rimandasse subito al gusto della cucina italiana ed all’Italia: due parole facili “Bella” e “Buona”, che poi, siccome siamo toscani, è diventata Bona…».

Niccolò si è dato da fare a cercare i clienti come responsabile della parte commerciale e Matteo, aiutato da altri tre cuochi come lui, ha cominciato a preparare in una cucina-laboratorio i loro piatti: «Ogni giorno tre piatti diversi: uno vegano, uno vegetariano ed uno di carne».

Tutte ricette italiane, almeno di base: «Perché si sa com’è qui in Germania: anche la cucina italiana va un po’ adattata ai gusti locali». Anche i fornitori sono italiani.

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Il cliente, tramite il loro sito Internet, ordina il piatto preferito – dal costo tra i 5 e gli 8 euro – che gli viene consegnato tramite un corriere che si serve di automobili: «Non in bici: occorrerebbe troppo tempo tra la preparazione del piatto e la consegna effettuata direttamente presso l’azienda ove lavora chi ha ordinato il suo pranzo».

Il cibo viene consegnato in scalda vivande elettrici, che mantengono il contenuto ad una temperatura costante, e che poi vengono riconsegnati. Massima attenzione all’ecologia – niente plastica, niente carta – ed ovviamente all’igiene, dunque.

I clienti utilizzano piatti e stoviglie che le rispettive aziende mettono a disposizione ed hanno la possibilità di ritrovarsi il pasto, personalizzato, direttamente nella zona adibita a caffetteria. Il tutto in un lasso di tempo brevissimo: «tra le 11 e le 13 di ogni giorno tutto deve essere consegnato».

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Un successo immediato. Dopo un paio di mesi di test le aziende che hanno scelto il servizio di “Bella e Bona” sono diventate una cinquantina. Nomi? Niccolò preferisce non citarne, ma per un paio fa eccezione: «”Flixbus” è una di queste, un’altra è “Eni Deutschland”». Nomi di tutto rispetto. Molte anche internazionali.

Operativa appena dallo scorso settembre, l’obiettivo di “Bella e Bona” per il primo anno è un fatturato intorno ai 500-600mila euro. Ma i programmi sono di crescere rapidamente. «Entro l’anno vorremmo sbarcare a Berlino. E poi, se tutto va bene, ogni sei mesi in una nuova città tedesca».

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Nato a Perugia ha la Germania come sua seconda Patria. Oltre a quella italiana, possiede anche la cittadinanza tedesca. Dopo aver lavorato, tra gli anni ‘80 e ‘90, come capo ufficio stampa del Gruppo Fiat a Francoforte ed a Londra e successivamente dell’Italdesign-Giugiaro di Torino, dal 1999 è tornato a vivere stabilmente in Germania. Ė stato a lungo corrispondente della Gazzetta dello Sport, per la quale, oltre ad occuparsi di calcio, ha seguito regolarmente la F.1 su tutti i circuiti del mondo. Continua a lavorare come giornalista nel settore dei motori, collaborando con il quotidiano La Stampa di Torino ed il mensile Quattroruote.

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