Le cattive abitudini ci sono ovunque, in Italia come Germania. Quel che è differente è che il secondo è un Paese dove in genere si ricevono risposte, anche in caso di lamentele.

Corrado Piccoli è un nostro connazionale, da un anno e mezzo in Germania, a Berlino per la precisione. Si è trasferito dalla provincia di Verona. Il signor Piccoli era noto anche nella sua città per essere una persona che non “lasciava correre” allorquando si trovava davanti ad un’ingiustizia o un intoppo burocratico. Ne sa qualcosa la Camera di commercio di Verona, cui era regolarmente iscritto, ma che a suo dire ben poco faceva per gente come lui, piccolo imprenditore, costretto per la burocrazia della stessa a perdere una giornata di lavoro per espletare una semplice pratica. Insoddisfatto del servizio ricevuto un giorno si armò di carta e penna e scrisse all’Ente, lamentando la giornata lavorativa perduta. Non ricevette risposta alcuna.

Berlino, nuova vita, nuove opportunità, nuovi problemi. Fa l’artigiano il signor Piccoli, e in Germania è riuscito a trovare quasi subito un’occupazione presso una ditta tedesca. In breve tempo si è potuto mettere in proprio, perché l’artigianato italiano è molto ricercato e la qualità spesso fa la differenza. Anche se l’Ausbildung, la formazione professionale che si fa in Germania – in genere per tre anni – al termine della quale si riceve un attestato ufficiale valido su tutto il territorio nazionale, è spesso uno scoglio per trovare un’occupazione per molti lavoratori italiani privi di tale tipo di qualifica.

Ebbene, proprio andando a lavoro di mattina presto, il signor Piccoli si è dovuto confrontare più di una volta con la “simpatia” degli intransigenti autisti della BVG, la società di trasporti berlinesi. La fermata dell’autobus vicina a casa sua si trova infatti a pochi metri da un semaforo, e in più occasioni, pur essendo fermi gli autisti a causa del semaforo rosso, non gli avevano aperto le porte della vettura.

L’ultima è stata di troppo. Arrivato alla fermata dove c’era fermo il bus (il semaforo era comunque rosso) con le porte chiuse e che aveva appena fatto salire altri passeggeri, aveva chiesto all’autista di aprirgli per poter salire. L’inflessibile guidatore, senza neanche girarsi, non lo aveva preso neanche in considerazione. Appena il semaforo fu verde partì, lasciando il signor Piccoli incredulo, a -6 gradi centigradi, aspettare 20 minuti la corsa successiva. Freddo a parte era veramente un affronto. Tornato a casa la sera si è messo al computer e ha scritto una mail di protesta alla BVG, sicuro che non avrebbe ricevuto risposta. E invece, con sua somma sorpresa, dopo soli due giorni lavorativi l’azienda gli ha risposto: “…Noi siamo fornitori di servizi e lei si deve naturalmente aspettare dal nostro personale viaggiante un atteggiamento amichevole e attento alla soddisfazione del cliente. Ci dispiace molto che le sue aspettative in questo caso siano state deluse.”.

Non avrei mai creduto che mi avrebbero risposto”, ha detto l’artigiano italiano. Certamente il nostro connazionale si sarà infreddolito, ma la BVG ha di sicuro mantenuto un cliente soddisfatto nell’amor proprio. Paese che vai, costumi civici e civili diversi che trovi, si potrebbe riassumere.

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La pubblicità della BVG, conscia dei propri difetti…

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