Villa romana sul mare panoramica © Wolfgang Filser
Villa romana sul mare panoramica © Wolfgang Filser
© Mario Sciamanna per il Deutsch-Italia

© Mario Sciamanna per il Deutsch-Italia

All’orizzonte il Vesuvio, davanti agli occhi la mitologica isola di Procida e, ancora più a Ovest, Ischia, la nota isola turistica nel Golfo di Napoli. Quello che può suonare come il perfetto scenario per una vacanza da sogno è il panorama che si apre davanti agli occhi degli archeologi ogni mattina, quando alle sette scendono allo scavo per cominciare la giornata di lavoro alla villa romana del Capo di Sorrento.

La Villa Capo di Sorrento © Wolfgang Filser

La Villa Capo di Sorrento © Wolfgang Filser

Le campagne di scavo, iniziate con delle ricognizioni nel 2014, sono state condotte in località “Bagni della Regina Giovanna”, sul Capo di Sorrento, da docenti e studenti della Humboldt Universität di Berlino e del progetto scientifico TOPOI, con il benestare della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’area metropolitana di Napoli e il sostegno della Città di Sorrento.

Wolfgang Filser e Mohsen Makki © Wolfgang Filser

Wolfgang Filser e Mohsen Makki © Wolfgang Filser

Il direttore degli scavi, Wolfgang Filser, ha dato il via nel 2014 a un progetto il cui scopo ultimo è dare risalto e la giusta importanza a una villa per molto tempo sottovalutata dal punto di vista scientifico: «Questa villa marittima romana era stata già scavata negli anni Sessanta dal DAI (Deutsches Archäologisches Institut), ma abbandonata pochi anni dopo. Il nostro team vuole capire l’intera struttura della villa ed i suoi due porti e dimostrarne l’importanza tramite un approccio interdisciplinare archeologico e geologico».

Il team tedesco © Wolfgang Filser

Il team tedesco © Wolfgang Filser

Il team è composto da studenti e docenti italiani e tedeschi i quali, ognuno con un proprio background e conoscenze ad hoc, hanno reso possibile una comprensione accurata di una delle tante ville romane marittime sulla Sorrentina. Archeologi, archeologi subacquei, geologi e architetti lavorano insieme per ricostruire virtualmente una delle ville più interessanti del bacino del Mediterraneo:

La ricostruzione in 3D Porto interno della Villa © Wolfgang Filser Bernhard-Fritsch-Michaela-Reinfeld

La ricostruzione in 3D Porto interno della Villa © Wolfgang Filser Bernhard-Fritsch-Michaela-Reinfeld

«La villa era sotto gli occhi di tutti per lungo tempo, ma solo i recenti scavi hanno portato alla luce le dimensioni della sua estensione sulla terraferma e nel mare», aggiunge Wolfgang Filser. «Nuove misurazioni e analisi geomorfologiche hanno mostrato come l’edificio fosse stato concepito tenendo conto della topografia naturale del capo. Il nostro scopo ultimo è lo sviluppo della parte rustica, finora quasi sconosciuta, e la ricostruzione dell’insieme della villa e del suo porto usando un modello 3D, di cui si sta occupando l’archeologo di TOPOI Bernhard Fritsch. Le ricostruzioni e la funzione che finora erano state proposte si rifacevano tutte ad una pianta in parte erronea e lacunosa del 1946».

Dopo quattro anni di scavo si è capito che la parte di rappresentanza della villa si estendeva, come solo presunto finora, non solo alla parte “marittima”, ma aveva una parte rurale estesissima. Un altro elemento finora completamente ignorato è anche dato dall’apparato decorativo, costituito da statue e giardini, di cui era adornata la villa marittima. Un’ipotesi importante della nuova ricostruzione è anche l’ingresso, sotto un arco di roccia, al porto, che si estendeva intorno alla villa, ma che è franato in tempi antichi (dopo la distruzione della villa all’epoca dell’eruzione del Vesuvio del 79) e che collegava il “bagno della Regina Giovanna” al porto esterno e al mare aperto.

Il team al lavoro © Wolfgang Filser

Il team al lavoro © Wolfgang Filser

«Senza l’aiuto dei geologi, che hanno fornito le prove scientifiche del crollo, non avremmo mai potuto raccogliere i dati necessari per la possibile datazione nell’epoca della villa di questo passaggio», commenta Wolfgang Filser. «L’interdisciplinarità è il punto di forza del progetto e senza l’expertise di geologi come Mohsen Makki e Jan Lentschke molti aspetti cruciali per una comprensione profonda della villa sarebbero andati perduti». Come è stato il caso anche di quello costruttivo, a cui l’architetto e docente dell’Università “Roma Tre” Paolo Vitti sta lavorando per dare la corretta interpretazione.

Quello che suona come un progetto meramente scientifico si arricchisce di suoni, profumi e colori non appena si visiti il luogo. La parte marittima è quasi interamente circondata dal mare e quando gli archeologi vi scendono al mattino le uniche persone che condividono la quiete sono i pescatori. Molto diversa la situazione a mezzogiorno: decine di bagnanti e turisti curiosi sono distesi tra le rovine o camminano intorno ai ragazzi che lavorano. «È una situazione abbastanza curiosa, questo miscuglio di polvere dello scavo, olio solare e salsedine che c’è nell’aria», continua Filser. «L’acqua del mare è ovviamente irresistibile e anche noi ne godiamo nella pausa pranzo, buttandoci in acqua per toglierci la fatica e il caldo di dosso».

Michaela Reinfeld © Wolfgang Filser

Michaela Reinfeld © Wolfgang Filser

Chi di acqua ne vede più che a sufficienza è Michaela Reinfeld, l’archeologa subacquea del gruppo, che passa ore e ore a fotografare e misurare i resti di architettura del porto caduti in acqua. Tutte le singole foto e video vengono poi messe insieme per ricostruire il fondale del porto della Villa in 3D. Quando si pensa all’equipaggiamento di un archeologo subacqueo si sottovaluta il peso delle bombole d’ossigeno. «La villa si trova sul mare, distante e in una posizione più elevata del campeggio dove alloggiamo e difficilmente raggiungibile. Tutte le mattine si dovevano portare giù queste bombole di 25 chili l’una, e riportarle su ogni sera. Una fatica non da poco!», ricorda Filser. Il trasporto delle bombole e la necessità di andare in città a fare la spesa per 20 persone ha quindi fatto decidere l’anno scorso di comprare… un’Ape!

L'Ape rossa della Humboldt © Wolfgang Filser

L’Ape rossa della Humboldt © Wolfgang Filser

Ed è stato così che un’italianissima Ape rossa con il simbolo dell’Università Humboldt di Berlino è stata vista girare per il Capo di Sorrento, sotto gli occhi divertiti di abitanti e turisti, alleggerendo, nel vero senso del termine, la vita degli archeologi. Gli “elementi” italiani presenti allo scavo non si fermano qui, evidentemente. L’équipe di archeologi e geologi tedeschi si è arricchita quasi fin da subito di studenti italiani dell’Università di Napoli. Questa collaborazione si è rivelata fin da subito molto preziosa «non solo per quanto riguarda la loro esperienza sul campo, ma anche perché ha arricchito la qualità della cucina e dei rifornimenti di olio e vino», commenta ridendo Wolfgang Filser. Molto importante per lo scavo è stata la

Rosaria Perrella con l'archeologo Tiziano Cinaglia © Wolfgang Filser

Rosaria Perrella con l’archeologo Tiziano Cinaglia © Wolfgang Filser

partecipazione di Rosaria Perrella, archeologa italiana all’epoca dottoranda della Humboldt e oggi ricercatrice dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” di Napoli. La dottoressa Perrella ha stabilito il contatto tra le autorità dei Beni Culturali e l’Università di Berlino, dando la spinta iniziale al tutto. Anche le autorità locali si sono dimostrate molto ben disposte verso gli studiosi, come hanno dimostrato gli aiuti finanziari degli anni scorsi. «Come amministrazione comunale continueremo a sostenere questo progetto, che ha l’obiettivo di valorizzare uno dei siti più suggestivi della nostra città, meta tutto l’anno di turisti e visitatori», ha spiegato il sindaco di Sorrento Giuseppe Cuomo lo scorso anno.

Villa romana sul mare  © Wolfgang Filser

Villa romana sul mare © Wolfgang Filser

Non abbiamo avuto solo l’aiuto ufficiale delle autorità locali, come ad esempio della Fondazione Sorrento, ma anche l’appoggio degli abitanti del luogo. Che fosse l’incredibile festa di fine scavo su un belvedere privato che dava sul golfo, o la semplice offerta di verdure di un orto, i sorrentini ci hanno sempre sostenuto in tutti i modi possibili. È sempre un’esperienza incredibile a livello umano e personale, possibile solo per il grande amore che la gente del posto ha per questo loro incredibile pezzetto di mondo», ha infine sottolineato Wolfgang Filser.

Questa villa riserva sicuramente ancora molte sorprese e la fine del progetto non è ancora in vista. Ma per chi, italiano o tedesco, volesse già farsene un’idea di persona, non basta che aspettare il prossimo settembre, quando i ragazzi saranno di nuovo al lavoro.

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Gli scavi della Villa

© Youtube Gianfranco Capodilupo

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