Egon Eiermann © il Deutsch-Italia
Egon Eiermann © il Deutsch-Italia
Il manifesto del Bauhaus 1919 Lyonel Feininger

Il manifesto del Bauhaus 1919 Lyonel Feininger

Con l’imminente arrivo della primavera l’associazione art:berlin, in collaborazione con il Bauhaus Archiv, offre visite guidate all’aria aperta legate alla scoperta dei legami più o meno impliciti tra l’architettura e il Bauhaus.

La scuola di architettura, arte e design fondata dall’architetto Walter Gropius nel 1919, e di cui appunto quest’anno ricorre il centenario della creazione, si riproponeva di ridare il giusto peso all’artigianato artistico. Nel percorso di studi dei Bauhäusler (gli iscritti alla scuola) venivano unificati arte, artigianato e tecnologia con lo scopo di fondere la ricerca della funzionalità a una sensibilità estetica a servizio della Modernità. Dopo l’esperienza di Weimar (1919- 1925) e di Dessau (1925-1932), la scuola approdò a Berlino sotto la direzione dell’architetto Ludwig Mies Van der Rohe, di cui la Neue Nationalgalerie è uno degli edifici più noti. A Berlino la scuola sopravvisse solo pochi mesi (dall’ottobre del 1932 al luglio 1933), spinta alla chiusura in seguito a continue perquisizioni e rappresaglie da parte della Gestapo.

Egon Eiermann © il Deutsch-Italia

Egon Eiermann © il Deutsch-Italia

Nonostante una presenza molto limitata nel tempo, gli influssi del Bauhaus sull’architettura della città si ripercossero anche molti anni dopo la chiusura della scuola. È il caso, per esempio, dei progetti dell’architetto Egon Eiermann, incaricato della costruzione della chiesa nuova, da affiancare al rudere della Kaiser–Wilhelm–Gedächtniskirche al Breitscheidplatz, vicino allo Zoo di Berlino. A distanza di decenni, nella cappella e nel campanile da lui concepiti a fine anni Cinquanta sono riconoscibili i richiami del linguaggio architettonico di Mies Van der Rohe.

Egon Eiermann © il Deutsch-Italia

Egon Eiermann © il Deutsch-Italia

Anche architetti contemporanei al Bauhaus, che tuttavia non fecero mai parte della scuola, ne subirono inevitabilmente l’influenza. Il Lenz Haus nella Kurfurstenstrasse 87, progettato dall’architetto Heinrich Straumer e costruito nel 1928-1929, richiama la teoria e gli ideali di una estetica razionale portati avanti dal Bauhaus.

America Haus © il Deutsch-Italia

America Haus © il Deutsch-Italia

Ma a Berlino i legami con il Bauhaus non sono solamente di tipo architettonico. Possono essere ritrovati anche nel richiamo alle biografie di alcuni dei Bauhäsler, le cui vite si ritrovarono a gravitare nel corso degli anni intorno alla Gedächtniskirche. Poco lontano dal Kurfürstendamm crebbe Gerhard Marcks, il primo dei maestri che Walter Gropius –anch’egli cresciuto lì vicino- chiamò a sé a Weimar. Nel poco distante Amerika Haus, oggi sede della galleria C/O Berlin, venne inaugurata nel 1962 una mostra di Lyonel Feiniger, un altro dei primi maestri portati da Gropius a Weimar.

I rapporti con il Bauhaus, seppur non sempre diretti e visibili, sono dunque molteplici. Diventano così evidenti tracce nascoste che ruotano intorno allo spirito della scuola di Weimar, senza che tuttavia questa fosse presente in maniera consistente a Berlino. Nel caso in cui ci si prenoti in gruppo (a partire da cinque persone) la guida della art:berlin può essere anche svolta in inglese.

Raccomandiamo tuttavia ai turisti in visita a Berlino di non lasciarsi sfuggire un giro anche al chiuso del museo del Bauhaus ospitato nella struttura progettata dallo stesso Walter Gropius e completata nel 1979: Qui si può ammirare la più grande collezione al mondo relativa al Bauhaus. Architettura, mobili, lavori in ceramica, metallo, tessuto, grafiche, fotografie e scenografia, così come opere dei maestri Walter Gropius, Johannes Itten, Paul Klee, Lyonel Feininger, Wassily Kandinsky, Josef Albers, Oskar Schlemmer, László Moholy-Nagy e Ludwig Mies Van der Rohe testimoniano una varietà di approcci che fanno del Bauhaus la più importante scuola di Architettura, Arte e Design del XX secolo.

.

Walter Gropius intervistato da Emilio Garroni

© Youtube Duccio’s hall

mm
Antropologa d'istinto e di formazione, cinque anni fa Sibylla si è trasferita da Roma a Berlino. Figlia di madre tedesca e padre italiano, fin da piccola avvertiva un legame con i due paesi. Ora è felice di poterne scrivere.

    Un’invenzione rivoluzionaria

    Articolo precedente

    Il congresso della Linke per l’Europa

    Articolo successivo

    Ti potrebbe piacere anche

    Commenti

    Lascia una risposta

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *