Moody's Italia

Moody’s – Italia

Cosa pensare di un istituto finanziario che consigliasse a tutto il mondo di acquistare le azioni di una società da lui considerata solida e valutata con una tripla “A”, cioè super sicura, e poi, dopo aver convinto tutti a concludere l’affare, il giorno successivo la società dichiarasse fallimento e le sue azioni non valessero più nulla? E cosa pensare se, anni dopo, lo stesso istituto mettesse pressione a tutto il mondo per vendere le azioni di un’altra società considerata vicino al fallimento e valutata poco più che spazzatura? Magari, ricordando la fregatura precedente, qualcuno potrebbe pensare che molto probabilmente le azioni schizzeranno alle stelle subito dopo averle vendute. Infatti, chi sarebbe disposto a dar credito a un istituto che si fa pagare profumatamente per rifilare fregature?

Eppure qualcuno, nel nostro bel mondo globalizzato, c’è.

Il 15 settembre 2008 tutte le maggiori società di rating internazionali, “Standard & Poor”, “Moody’s” e “Fitchs” assegnavano alla banca americana “Lehman Brother” la valutazione massima di tripla “A”, che stava a significare bilanci smaglianti, conti perfetti, nessun credito in sofferenza, valore delle obbligazioni praticamente blindato, insomma investimento super sicuro. Il giorno successivo, il 16 settembre 2008, e questa è storia, Lehman Brother dichiarò fallimento dando inizio alla grande crisi globale. L’enorme sòla rifilata a migliaia di risparmiatori non incrinò di un grado la reputazione delle agenzie, che proseguirono indisturbate la loro attività di outlook finanziario, giustificandosi col fatto che loro non lavoravano su certezze, ma su probabilità e tendenze. E le probabilità, come i vaticini della Sibilla, hanno sempre due esiti opposti possibili. I tribunali di mezzo mondo, tra i quali quello di Torino, accolsero la linea difensiva e diedero ragione alle agenzie, respingendo le azioni legali avviate dai risparmiatori.

Rating

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Ora, quelle stesse agenzie che avevano sbagliato clamorosamente nel 2008, provocando la rovina di migliaia di risparmiatori tirati dentro all’ultimo momento nel tritacarne della crisi, si apprestano a comunicare le loro previsioni finanziarie sul valore dei titoli di Stato italiani. E il bel mondo globalizzato è nuovamente pronto a dare il massimo credito a degli istituti privati che hanno dimostrato sul campo di fare errori giganteschi. La prima a muoversi è stata “Moody’s” che venerdì scorso, a mercati chiusi, ha declassato l’Italia da “Baa2” a “Baa3” (poco sopra i titoli spazzatura), citando come causa dell’arretramento la manovra finanziaria del Governo, basata su previsioni di crescita troppo ottimiste perché, secondo “Moody’s”, «l’innalzamento dei tassi di interesse ne smorzerà probabilmente gli effetti positivi». Tra fine ottobre e inizio gennaio 2019 anche le altre agenzie di rating si pronunceranno sulla qualità del debito italiano. Sommato alle pesantissime critiche della Commissione Europea, il Fondo Internazionale e della BCE, il declassamento di Moody’s segnala un attacco senza precedenti alla stabilità economica della Repubblica Italiana.

David Folkerts-Landau © Youtube Bloomberg Markets and Finance

David Folkerts-Landau © Youtube Bloomberg Markets and Finance

La valutazione delle agenzie di rating è un giudizio sulla capacità di una società, o di uno Stato, di restituire i soldi che chiede in prestito. In altre parole, è una valutazione generale sull’economia di uno Stato, i suoi asset finanziari, i suoi programmi di investimento e i suoi valori economici fondamentali. Insomma l’abc della moderna economia di mercato globale nella quale siamo immersi fino al collo, con tutte le sue relazioni e interconnessioni internazionali, che di fatto limitano i margini di manovra di ogni Paese, e oggi in particolare del nostro. L’Italia, a detta di molti economisti, ha valori economici fondamentali saldi, un sistema industriale integro, sebbene ancora ammaccato dalla crisi del 2008, e un risparmio privato e capacità tecnico-imprenditoriali invidiabili. Quello che azzoppa l’economia italiana è il rapporto debito/PIL al 131 per cento, che indica un debito pubblico fuori controllo che potrebbe addirittura esplodere. Questo dato segnala un sistema fuori fase dove la restituzione dei prestiti in scadenza potrebbe non essere più garantita, facendo così venire meno la fiducia degli investitori. Il declassamento del debito italiano da parte agenzie di rating rafforzerebbe questo calo di fiducia, renderebbe complicato il finanziamento del fabbisogno statale e farebbe aumentare a dismisura i tassi di interesse. Eppure questa è una lettura a dir poco superficiale. Ecco infatti cosa dice un Folkerts Landau, insospettabile chief economist della Deutsche Bank, in un’intervista a Bloomberg TV del 18 ottobre scorso (video in inglese qui), che stranamente nessuno menziona: «L’Italia ha un surplus, se non fosse per il pagamento degli interessi. La cosa più straordinaria è che lo sforzo fiscale dell’Italia è superiore a quello di chiunque in Europa, ed ha accumulato surplus primari (cioè differenza fra spesa pubblica ed entrate al netto del costo del debito pubblico) pari il 13 per cento del PIL, mentre la Germania solo il 5 per cento. L’Italia, in questo senso, è il Paese più virtuoso in Europa, ed ora il fatto di andare da lei con una mazza da baseball e dire “Devi abbassare il tuo budget perché sia “sostenibile per i criteri della UE” va contro tutte le ragioni e le logiche politiche. Infatti io credo che questa sorta di minaccia, di pressione, da parte della UE stia radicalizzando la Nazione, stia radicalizzando la politica stia creando un pericolo per l’esistenza dell’Eurozona. Sì, su questo argomento sono decisamente dalla parte degli italiani».

Europa

Europa

Quindi ricapitolando, il nostro Paese ha dei fondamentali economici buoni, un avanzo primario eccellente, un risparmio privato robusto, ma nonostante ciò i suoi titoli di Stato sarebbero valutati appena un grado sopra la spazzatura. In quest’ottica le pressioni della Troika e il declassamento di “Moody’s”, in contemporanea al termine del Quantitavie Easing della BCE, farebbero pensare a una manovra a tenaglia ideata apposta per fare esplodere i tassi di interesse sul debito italiano, distruggere l’avanzo primario e mettere deliberatamente in ginocchio la Nazione.

Non c’è dubbio che sull’Italia si stia giocando una partita sporca i cui obiettivi vanno ben oltre il destino della Nazione. In questo momento purtroppo, a causa di alcune debolezze strutturali e un isolamento politico a dir poco vergognoso provocato dai nostri “partners” europei, lo Stivale si trova in mezzo alla bufera. Non rimane che vestirsi pesante e tirare dritto perché chinarsi, come farebbero taluni per riflesso automatico, non servirebbe comunque a nulla.

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Moody’s ha declassato l’Italia a “Baa3”

© Youtube Zero

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