Come riporta la “Süddeutsche Zeitung”, durante gli ultimi giorni di agosto le guardie dell’Ufficio federale di polizia criminale (Bka) hanno organizzato un viaggio di lavoro molto insolito. La loro meta era Baghdad, in Iraq e il viaggio era stato approvato dal governo iracheno. Una società di sicurezza internazionale aveva il compito di proteggere i funzionari tedeschi il cui compito era quello di ascoltare quattro donne tedesche, che avevano lasciato il cosiddetto Stato Islamico (Isis) ed erano state arrestate nel mese di luglio dai soldati iracheni dopo la liberazione di Mosul. Si voleva scoprire se fossero colpevoli o vittime, o entrambe le cose. Una di queste donne, la ventunenne Nadja K. del Baden-Württemberg, che aveva seguito la madre Lamia K. che era passata al califfato, aveva con sé un neonato di un anno di vita.

Molte sono le donne con bimbi piccoli quelle arrestate dalle milizie curde. Solo ad Erbil, città ad una settantina di chilometri ad Est di Mosul nel Kurdistan iracheno, ci sono almeno 60 donne in cella, di tutte le nazionalità e con un gran numero di bambini. Le quattro donne oggetto della visita dei funzionari tedeschi facevano parte di questo gruppo. Secondo un rapporto dei servizi, due terzi dei 940 seguaci dell’Islam che nel corso del tempo sono emigrati dalla Germania verso lo “Stato islamico” avevano la cittadinanza tedesca. Anche i loro figli sono quindi tedeschi per la Repubblica federale. Il governo federale vuole prendersi cura di loro, ma nel contempo si vogliono evitare rimpatri problematici di donne o bambini potenzialmente pericolosi.

Hans-Georg Maaßen © CC BY-SA 3.0 BdI-Sandy Thieme

Lo scorso mese il presidente dell’Ufficio per la protezione della Costituzione (BfV, i servizi segreti interni tedeschi) Hans-Georg Maaßen, aveva messo in guardia dalla radicalizzazione di molti minori. Secondo il capo dei Servizi la propaganda dello “Stato islamico” li glorifica come jihadisti di domani. Questi ragazzi entrano in azione come marionette crudeli, a volte molto giovani. Sono sistematicamente indottrinati e incoraggiati ad agire contro i “non credenti”. Secondo l’Ufficio, molti, addestrati all’estero, stanno tornando in Germania. «Finora manca una strategia unitaria per il coordinamento delle azioni delle agenzie statali e quella federale di Sicurezza, i servizi sociali, i giovani e i tribunali familiari tra di loro», aveva affermato Maaßen. Alcuni sono partiti da piccoli con i genitori dai Paesi europei, altri sono nati sul posto. Sulla vicenda è intervenuta anche l’Onu che esorta i Paesi al rimpatrio di questi bambini. Però mentre alcune nazioni, come la Francia, hanno comunicato i dati degli jihadisti alle autorità irachene affinché li assicurino alla giustizia, la Germania ha deciso di non farlo, temendo esecuzioni. In particolare per difendere appunto donne e bambini.

A Francoforte c’è l’ufficio dell’esperta di Islam Nadja R. che sta aiutando le madri a tornare in Germania con i loro figli. Ha presentato al governo federale i videomessaggi delle donne che chiedevano di poter tornare, come ha raccontato in un servizio andato in onda sulla “Hessischer Rundfunk”. Per le autorità, mentre è più facile seguire i segnali degli adolescenti presenti sul territorio tedesco circa una loro futura possibile radicalizzazione, per i più piccoli è più difficile e sono anche più influenzabili. I piccolissimi all’estero, invece, si tende a rimpatriarli più facilmente, proprio per evitare che crescendo vengano influenzati. Per le madri c’è più diffidenza. Il ministero degli Esteri federale ha chiesto al vice ministro degli Esteri iracheno di far uscire i bambini dal Paese, e sono stati iniziati i test del Dna. Finora non vi è alcuna risposta da parte delle autorità irachene, ma almeno i diplomatici tedeschi possono visitare tanto i bambini che le loro madri. E lo hanno fatto già quattro volte negli ultimi mesi.

.

I servizi segreti mettono in guardia rispetto alla potenziale pericolosità dei più piccoli

Print Friendly, PDF & Email