Gas-Grecia © il Deutsch-Italia
Gas-Grecia © il Deutsch-Italia

Della situazione attuale, economica e sociale, della Grecia abbiamo già parlato in un precedente articolo. Ora vorremmo esaminare una delle concause dello stato di estrema povertà in cui è stato ridotto il popolo greco: la corsa agli armamenti.

Perché è fallita la Grecia? Per capirlo occorre partire dalla storia di ieri, arrivando piano piano a spiegare come la Germania e altri “alleati” hanno riempito di armi il piccolo Paese ellenico, facendole diventare la principale fonte di fallimento. Occorre dunque sapere che l’isola greca di Kastellorizo, ultimo avamposto orientale ellenico, è di fatto al centro del dossier energetico, con le super potenze che hanno acceso un fascio di luce sul piccolo atollo. È uno scontro aperto: sta di fatto che nel frattempo attorno al gas, e al fine di diversificare l’approvvigionamento energetico per la UE, si è coagulato un triumvirato formato da Israele, Grecia e Cipro che, con la benedizione del Dipartimento di Stato USA, ha fatto rete per gestire risorse e sfruttamento in chiave armonica. Una squadra che sta marciando, politicamente ed economicamente, compatta come dimostra l’interlocuzione con un altro player strategico di quella macro regione: l’Egitto. Tra l’altro Il Cairo e Nicosia si scambieranno 2.000 megawatt di alta tensione costante, grazie a un nuovo progetto, l’inter-connettore euro-africano.

Dopo il gasdotto TAP, che porterà il gas azero in Puglia, il TANAP tra Grecia e Bulgaria, a cui partecipa Snam, e i lavori per l’EASTMED, che sarà il più lungo in assoluto, ma con il neo delle mille incertezze italiane, ecco che gli appetiti turchi non si smorzano. Anzi, sono destinati a incrementarsi perché nel frattempo ENI e Total stanno puntando anche oltre il “blocco 7” di Cipro che si sono aggiudicati. E in Grecia è sorto un atollo interamente dedicato alla ri-gassificazione.

Il coinvolgimento dell’Italia
Saipem12000 © CC BY-SA 3.0 John A. Konrad V WC

Saipem12000 © CC BY-SA 3.0 John A. Konrad V WC

Il 19 febbraio del 2018 la nave “Saipem 12.000” dell’ENI era stata bloccata nel Mar Mediterraneo orientale dalla marina militare della Turchia, mentre si stava spostando da una parte all’altra dell’isola di Cipro per cominciare i lavori di perforazione ed esplorazione di un giacimento concesso all’ENI da Cipro, ma conteso dalla Turchia. La “Saipem 12.000” avrebbe dovuto iniziare le attività in una parte delle acque della cosiddetta “Zona Economica Esclusiva” della Repubblica di Cipro. Dopo il blocco e diversi giorni di fermo, la situazione non si risolse. Il Governo turco spiegò che il sequestro della nave-piattaforma si doveva al fatto che le attività di esplorazione si sarebbero dovute svolgere in una zona in cui erano in corso delle “attività militari”. Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, subito dopo la sua visita in Italia e l’annuncio da parte dell’ENI della scoperta di un nuovo giacimento di gas, aveva detto chiaramente di essere contrario alle operazioni «nel Mediterraneo orientale: i lavori del gas naturale in quella regione rappresentano una minaccia per Cipro Nord e per noi». Fu così che la nave di Saipem fu costretta a fare dietrofront e lasciare le acque cipriote.

Secondo alcune stime circolate sui media internazionali, il blocco costava alla compagnia petrolifera italiana 600mila dollari al giorno.

Erdoğan era stato chiaro e aveva avvertito le società energetiche straniere di non “oltrepassare il limite” nelle acque politicamente sensibili al largo della costa dell’isola divisa in due, tra Nord e Sud. Il conflitto tra le due metà del Paese, diviso da quando le truppe turche, nel 1974, hanno invaso e occupato la parte settentrionale, potrebbe essere una grana difficile da risolvere prima di far partire le trivellazioni di Eni e della francese Total nell’area. Del blocco se ne sarebbe dovuto discutere a Bruxelles, ma ancora si stanno aspettando gli sviluppi.

Cipro è divisa dal 1974, quando la Guardia nazionale cipriota e la giunta militare al governo in Grecia – il “regime dei colonnelli” – organizzarono un colpo di stato. Il presidente cipriota Makarios III fu deposto, il potere fu affidato al nazionalista filo-greco Nikos Sampson e fu proclamata la Repubblica di Cipro. In risposta al colpo di stato, il 20 luglio 1974 la Turchia invase l’isola per difendere la comunità turca cipriota che la abitava. I soldati turchi presero il controllo del Nord e Cipro fu divisa in due parti dalla cosiddetta “Linea verde”, la stessa che ancora oggi divide Nicosia, la capitale. Nel 1983 fu proclamata la Repubblica Turca di Cipro, riconosciuta solo dalla Turchia; la Repubblica Greca di Cipro, invece, è riconosciuta da tutti gli Stati (tranne ovviamente la Turchia), e dal maggio 2004 fa parte dell’Unione Europea.

-continua qui

Grecia: Erdoğan il satrapo e la comunità internazionale

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