Berlusconi Merkel Medvedev Brown nel 2008 © CC BY-SA 4.0 Kremlin.ru

Piccola premessa: non ho mai votato e mai voterei per Berlusconi. Il Cavaliere non ha mai riscosso le mie simpatie. Ma questo è un mio difetto. Detto ciò ricordo i giusti titoli a caratteri cubitali di tutti i giornali del mondo quando il sopracitato “cavaliere” diede della “culona ***” alla Cancelliera tedesca Angela Merkel. Lo scandalo lo fece scoppiare il settimanale “Der Spiegel” in base a presunte intercettazioni telefoniche del 5 ottobre 2008, registrate dalla Guardia di Finanza, che però non sono mai state diffuse. Berlusconi era alla guida del nostro Paese allora e certamente espressioni del genere, al netto delle polemiche se le abbia dette o meno, generarono uno scandalo notevole.

Ora, a distanza di quasi 10 anni esatti nella versione online, lo stesso giornalista del settimanale di Amburgo (che aveva parlato della nave “Concordia”), Jan Fleishhauer, torna a parlare del Cavaliere. E fin qui non ci sarebbe nulla di male. Il problema è il tono dell’articolo pubblicato dal titolo abbastanza esplicito: “Mit den Clowns kommen die Schulden (Con i clown arrivano i debiti).

Silvio Berlusconi © CC BY-SA 2.0 Flickr European People’s Party

L’articolo, oltre che scagliarsi contro Berlusconi, è un chiaro monito nei confronti degli italiani che vorranno votarlo: «Die Politiker, die ein Volk mit Macht ausstattet, lassen gewisse Rückschlüsse auf seinen mentalen und emotionalen Reifegrad zu. Erwachsene wählen Erwachsene, Kinder wählen Kasperlefiguren» (Un popolo che dà il potere ai politici, lascia trarre conclusioni sulla sua sanità mentale ed emozionale. Gli adulti votano gli adulti, i bambini votano i burattini). Penso che a parti invertite, se un qualunque giornalista italiano avesse espresso giudizi di questo genere sugli elettori tedeschi, sarebbe successo il finimondo. Non contento alla fine dell’articolo Fleishhauer ne ha anche per Beppe Grillo e per quanti voteranno per i Cinque stelle, colpevoli assieme agli elettori di Berlusconi di abusare della pazienza dei tedeschi.

Già, perché il nocciolo dell’attacco starebbe nella sciagurata politica economica italiana, fortemente supportata dall’azione “salvifica” del presidente della BCE Mario Draghi, di cui i tedeschi, a detta dell’articolista, pagherebbero lo scotto sulla propria pelle, avendone un danno per i loro risparmiatori. Peccato che lo stesso settimanale nel settembre dello scorso anno ringraziava la politica a zero tasso d’interesse applicata dalla Banca Centrale Europea che, a dire di Henrik Müller, professore presso la Technische Universität di Dortmund, favorirebbe il boom economico che sta vivendo la Germania in questo momento. La spinta data dalla BCE allo sviluppo delle imprese tedesche era una delle cause che l’articolista vedeva come positiva per gli ottimi risultati economici tedeschi di cui, all’epoca ancora in campagna elettorale, la Cancelliera Merkel poteva usufruire. Le altre due erano le riforme del mercato del lavoro (le leggi Hartz) e il boom di esportazioni verso il mercato cinese (macchinari, attrezzature, prodotti chimici, automobili). «Deutschland sonnt sich in einem scheinbar endlosen Aufschwung. Merkel kann die Wähler mit Wohlfühl-Phrasen umschmeicheln», “la Germania si crogiola in un boom apparentemente senza fine. Merkel può accarezzare i propri elettori con frasi di benessere”, scriveva il professore.

Mario Draghi © CC BY-SA 2.0 World Economic Forum

Secondo i calcoli della “Bundesbank”, dallo scoppio della crisi finanziaria del 2008 gli Stati federali, i comuni e la sicurezza comune sono riusciti ad accantonare un disavanzo enorme, di 240miliardi di euro. Solo nel 2016 lo Stato federale avrebbe dovuto spendere 47miliardi di euro, se i tassi d’interesse fossero stati quelli di prima dello scoppio della crisi. Mentre nel 2009 il ministero tedesco dell’Economia aveva dovuto spendere 38miliardi di euro per la gestione del debito, nel 2016 ne ha dovuti spendere solo 17,5. In pratica un risparmio di 20miliardi. Nel complesso la Germania, con una normalizzazione dei tassi d’interesse, avrebbe un deficit di oltre l’1,5 per cento con la spesa attuale, secondo i calcoli di Moritz Kraemer, dell’agenzia di rating “Standard & Poor’s”. Quello che finge di non sapere, o non sa, l’articolista, è che i presunti vantaggi a favore dell’Italia ricevuti dal basso tasso d’interesse sono solo serviti a pagare parte degli interessi sul debito del nostro Paese, e non lo stesso che, purtroppo, per il meccanismo perverso che ne è alla base permane praticamente intatto (ma questa è un’altra storia).

Il surplus commerciale tedesco verso l’estero, oltremodo fuori misura, è per circa il 60 per cento verso i Paesi europei. Il solo problema è che con un tasso fisso d’interesse la moneta tedesca, ossia la nostra stessa, rimarrà sempre più competitiva non rivalutandosi (permettendo così alle altre economie di diventare più competitive sul mercato internazionale). Il merito di ciò è l’Euro, che conviene alla Germania che rimanga basso e non si apprezzi. Quindi un prezzo basso della valuta avvantaggia e non svantaggia la Germania, che è un esportatore netto di merci e capitali. A scanso di equivoci è per merito suo che sia più forte, perché fa prodotti ottimi e quindi richiestissimi, ma le critiche, siano esse di carattere politico o di carattere economico, andrebbero prima ben valutate.

Dare dei “minus habens” agli elettori di un Paese, qualunque esso sia, non aiuta di certo a rinsaldare un rapporto sereno di fiducia di cui, al contrario, si avrebbe bisogno. Criticare si può, ma bisogna sempre ricordarsi di farlo con stile e con le armi appropriate, sennò si rischia di ottenere un effetto boomerang.

Ascolta il file audio dell’articolo

Lettura di Leopoldo Innocenti

.

La campagna elettorale italiana vista da Euronews

Print Friendly, PDF & Email