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La notizia degli esperimenti fatti negli Usa dalla Volkswagen con alcune scimmie rinchiuse in una camera e costrette a respirare l’ossido di azoto emesso da un motore diesel, secondo molti sarebbe stata intenzionalmente lanciata sabato 27 gennaio nella ricorrenza della “Giornata della Memoria”, in ricordo dell’Olocausto degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale. Vero o no che sia, la notizia è comunque allucinante, anche perché il giorno dopo ne è arrivata un’altra ancora più sconvolgente. Vale a dire, quella di simili test eseguiti quasi parallelamente su esseri umani, in questo caso comunque consenzienti, nei laboratori dell’Università di Aquisgrana.

Proprio a proposito di questi test Volkswagen, Daimler e Bmw, affiancate dalla Bosch, avevano dato vita nel 2007 all’associazione EUGT, un ente per la difesa dell’Ambiente e della Salute di chi opera nel settore dei Trasporti. Tutti i test, con scimmie o con esseri umani usati come cavie, avrebbero dovuto confermare la tesi dell’innocuità dei gas di scarico dei motori diesel, o quantomeno di un loro accettabile contenimento della loro pericolosità cancerogena. Ovviamente una simile conferma non la si trova in alcun documento e ciò, comunque, non meraviglia dopo le ammissioni fatte dalla Volkswagen nei confronti delle autorità giudiziarie americane secondo cui, sin dal 2007, l’industria automobilistica tedesca non aveva fatto altro che lavorare al perfezionamento di un software in grado di simulare emissioni di gas di scarico con un livello di ossido di azoto al di sotto dei limiti previsti dalle leggi per il rispetto dell’Ambiente.

Martin Winterkorn © CC BY-SA 4.0 Jordiferrer Wkp

Martin Winterkorn, l’indiscusso onnipotente boss del gruppo Volkswagen, se n’è andato con una pensione annua milionaria, affermando fino all’ultimo di non aver mai potuto immaginare che alcuni manager sotto la sua direzione avessero potuto organizzare una truffa di così ampie e gravi dimensioni. Ciò non toglie che a più di due anni dalla sua scoperta, soltanto due manager, ambedue attivi fino all’ultimo sul mercato americano, siano stati arrestati e condannati.

Va però anche rilevato un importante aspetto della vicenda, e cioè che i software montati nei motori diesel erano così sofisticati da essere in grado di passare al momento opportuno da una funzione reale, e quindi fortemente inquinante, ad una funzione simulante il rispetto delle norme ambientali, senza che nessuno se ne accorgesse. Inoltre, va anche detto che l’adozione collettiva di un simile stratagemma è stata possibile soltanto in quanto tutta l’industria automobilistica tedesca, sindacati compresi, opera da sempre in regime di cartello, all’interno del quale e Bmw, Daimler e Vw hanno sempre coordinato strettamente le loro politiche commerciali e strategiche. La Volkswagen, ma anche la Daimler di Stoccarda con le sue Mercedes e, in parte, anche la Bmw di Monaco sapevano esattamente di mentire quando presentavano con orgoglio e come rispettose dell’ambiente le loro vetture diesel. Nessuna però ha mai tradito l’altra, e l’unica cosa che ancora sorprende è il fatto che ci siano voluti gli americani perché qualcuno finalmente se ne accorgesse.

L’ossessione del “diesel pulito” ha sempre assillato i manager dell’auto “made in Germany” – Bmw, Daimler e Volkswagen – fino a degenerare nel corso di un ventennio in una congiura contro il rigore ambientalistico della commissione governativa californiana CARB (California Air Resources Board) e anche, per quanto riguarda il mercato della Ue, contro le richieste della Commissione di Bruxelles. Proprio nei confronti di quest’ultima la Cancelliera Merkel intervenne nel 2014 con tutta la sua autorità al fine di far rinviare per qualche anno la riduzione dell’inquinamento causato dai motori diesel. Un ostacolo che andava superato a tutti costi se l’industria tedesca voleva vedere vincente, in un così importante mercato mondiale, il motore diesel. Un motore notevolmente efficiente, ma anche nello stesso tempo decisamente “sporco”, a causa delle sue pericolose emissioni di biossido di azoto (NO2).

© Köln Stadt-Anzeiger

Lo scandalo degli esperimenti con il motore diesel con scimmie ed esseri umani giunge oltre tutto in un momento quanto mai inopportuno per l’industria automobilistica tedesca. Succede infatti che proprio in questi giorni il CAR (Center Automotive Research) dell’Università di Duisburg-Essen, diretto dal noto e stimato professor Ferdinand Dudenhöffer, ha affermato che almeno dieci grandi città della Germania, nelle quali la concentrazione dell’ossido di azoto supera ormai costantemente i limiti imposti dalle leggi ambientali, non potranno evitare a breve di proibire la circolazione dei veicoli diesel. Dal 2010 la legge ambientale tedesca impone alle amministrazioni delle città di intervenire nel traffico qualora la concentrazione del NO2 superi i 40 mg/metro quadro. «Quando ciò si verifica» – così sostiene Dudenhöffer – «un tribunale non ha più alcuna via di scampo». In caso estremo la politica potrebbe intervenire aumentando il prezzo del carburante diesel o il costo del bollo di circolazione, in modo da convincere i proprietari degli autoveicoli a passare così a un automezzo a benzina, meglio sarebbe di ridotte dimensioni. La notizia ha aperto lunedì la prima pagina del Köln Stadt-Anzeiger, insieme a un particolareggiato resoconto sui test attuati con le persone nella vicina Università di Aquisgrana. Tempi duri per i diesel si annunciano, ma era anche ora di prendere sul serio le notizie sulle morti premature causate da questo tipo di motore.

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Gli esperimenti su scimmie e uomini

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