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Una notizia buona e una cattiva. La buona è che l’Italia non è scomparsa dalle prime dieci nazioni preferite al mondo come meta lavorativa dei talenti internazionali. La cattiva è che è al nono posto, appena prima del Giappone. Il mercato del lavoro infatti, secondo uno studio congiunto effettuato da “Decoding Global Talent” del Boston Consulting Group (BCG) e dalla società di selezione per assunzioni “The Network” su 366mila persone, sparse in 197 nazioni, è cambiato negli ultimi 4 anni. Di mezzo c’è stata la Brexit e numerosi sconvolgimenti commerciali e di ordine tecnologico.

Innanzitutto quel che emerge chiaramente è la voglia di minore mobilità rispetto ad un precedente sondaggio fatto nel 2014: “solo” il 57 per cento degli intervistati da oltre 6mila inviati ha espresso questo desiderio. Il che vuol dire un calo di 7 punti percentuali. I ricercatori ritengono che questo sia dovuto alla globalizzazione della tecnologia, in parte, e alla sempre minore voglia di sradicarsi dal proprio territorio. Ovviamente questo andamento non è valido per tutte le nazioni. Paesi popolosi e poveri come India e Brasile vedono percentuali decisamente maggiori della media (rispettivamente con il 90 e il 70 per cento) di persone disposte a trasferirsi. Stessa cosa per i Paesi africani.

Significativo è il fatto che in Cina sia calato notevolmente il tasso di persone che vogliono emigrare per lavorare. «Ci sono molte grande opportunità in Cina per il futuro», ha sottolineato agli intervistatori Eric Li, un esperto di informatica di Shanghai. Stessa cosa sembra accada per i Paesi dell’Est Europa. Polacchi, croati, sloveni e rumeni sembrano decisamente più ottimisti sul fatto di poter trovare un’occupazione soddisfacente nelle loro nazioni. A questo hanno sicuramente contribuito gli investimenti effettuati negli ultimi anni, anche grazie ai fondi europei che sono stati ben impiegati.

Ovviamente coloro che non hanno figli sono più ben disposti a muoversi per cercare un’occupazione rispetto a chi ha famiglia (60 per cento, contro il 52), e i single lo sono di più rispetto a coloro che sono sposati (65 per cento contro il 51). Stessa differenza di percentuale si riscontra tra gli uomini che sono disposti a trasferirsi rispetto alle donne (61 per cento a 53) e dei giovani ventenni rispetto ai sessantenni (61 per cento contro un comprensibile 44).

Altra interessante considerazione è che a trasferirsi sono disposti particolarmente coloro che lavorano in campi tecnologici, ben il 67 per cento degli intervistati e ben 10 punti percentuali in più rispetto al 2014. Al contrario, però, le aziende hanno difficoltà a trovare lavoratori per occupazioni più “umili”, quali fare pulizie negli hotel, accudire gli anziani, riparare le strade o fare i turni notturni negli impianti produttivi. In buona sostanza quella che una volta si sarebbe chiamata con un termine un po’ dispregiativo la “bassa manovalanza”. Infatti solo il 50 per cento degli intervistati s’è detto disponibile ad un trasferimento per questo tipo di occupazioni.

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La nazione che riscuote più popolarità nel desiderio di trasferimento rimangono sempre gli Stati Uniti, mentre chi perde posizioni in questa classifica è la Gran Bretagna che lascia il secondo posto di quattro anni fa, indovinate un po’, alla Germania. Neanche a dirlo. Il Paese della Cancelliera Merkel risulta particolarmente attraente per i russi, per i Paesi del Nord Africa, del Medio Oriente e dell’Europa orientale.

I motivi di questa attrattiva sono senz’altro il forte settore industriale, i generosi servizi sociali e la politica d’immigrazione aperta. «La Germania sta diventando sempre più popolare come luogo di lavoro per i talenti internazionali. La forza economica e le buone condizioni di lavoro sono conosciute in tutto il mondo», ha detto Sebastian Dettmers, consigliere delegato di Stepstone. La Germania è al secondo posto non solo nella classifica generale, ma anche tra i dipendenti al di sotto dei 30 anni,i laureati e i dottorandi, nonché tra gli  esperti digitali.

Al terzo posto del sondaggio c’è il Canada, al quarto l’Australia, al quinto la Gran Bretagna, al sesto la Spagna, seguita dalla Francia e dalla Svizzera.

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Lavorare in Germania

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