Angelino Alfano © CC BY-SA 2.0 Flickr EPP

Domenica scorsa il ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano (NCD), ospite della trasmissione “Faccia a faccia” di Giovanni Minoli, ha detto una cosa molto importante: per il momento l’Italia né toglierà le sanzioni alla Russia, né ospiterà, come si era auspicato in un primo momento, Vladimir Putin al G7 che si terrà il 26 e il 27 maggio a Taormina.

La notizia è importante perché ha notevoli implicazioni sull’economia e sulla politica internazionale del nostro Paese, ma non solo. Le sanzioni, volute dagli Stati Uniti, e imposte dall’Unione Europea nell’agosto del 2014, non poche polemiche hanno suscitato in Italia, ma anche in Germania.

Horst Seehofer © Sputnik.de

La Germania vede principalmente la Baviera contraria alle sanzioni perché, sostiene il leader della “Csu” Horst Seehofer, danneggiano le imprese locali tedesche, tanto che si è lui stesso recato in visita a Mosca. Per il resto, a parte la “Linke”, la leadership tedesca sembra essere favorevole al loro mantenimento, ad iniziare dalla Cancelliera Angela Merkel, passando per Ulrich Grillo, ex presidente della Bundesverbands der Deutschen Industrie (BDI), la Confindustria tedesca, che aveva addirittura ammonito con una lettera mille imprenditori tedeschi che s’erano detti favorevoli al ritiro delle sanzioni. Non si è ancora espresso in proposito il candidato socialdemocratico alla corsa al cancellierato, Martin Schulz, ma quando era presidente del Parlamento europeo s’era detto favorevole al loro mantenimento, fintanto che non fossero rispettati gli accordi di Minsk circa i combattimenti nella parte orientale dell’Ucraina (del settembre del 2014 che prevedevano il cessate il fuoco da entrambe le parti in causa, ossia Ucraina, Russia, Repubblica Popolare di Doneck e Repubblica Popolare di Lugansk).


Alexander-Shokhin-©-CC-BY-SA-4.0-www.kremlin.ru

Fatto sta che c’è chi come Alexander Shokhin, ex presidente dell’Unione degli industriali e degli imprenditori russi, ex ministro del Lavoro e Vice-premier per numerosi anni, afferma che le sanzioni abbiano favorito principalmente le economie degli Usa e della Germania. Non è un caso, infatti, ha sostenuto Shokhin in un’intervista rilasciata ad Italia Oggi nell’ottobre scorso, che “le principali commesse vanno ai tedeschi. La riprova? «Il Nord Stream», a cui le aziende tedesche partecipano alla grande, ha avuto la meglio sul «South Stream», a cui gli italiani non possono partecipare.

Poi si apre anche lo scenario libico, dove l’Italia, oltre ad avere forti interessi economici, è fortemente interessata a trovare un accordo con i nuovi leader del Paese africano per arginare il continuo flusso di profughi che partono dalle sue coste. Ufficialmente il nostro Paese ha riconosciuto come interlocutore soltanto Fāyez Muṣṭafā al-Sarrāj che ha istituito un Governo a Misurata, adeguandosi alla decisione in merito presa dall’Onu, il cui Consiglio di Sicurezza ha invitato gli Stati membri a cessare il sostegno e i contatti ufficiali con i due governi libici paralleli a quello di accordo nazionale. Ebbene uno di questi, quello che dà il proprio appoggio al Governo di Tobruk, è quello del generale Khalīfa Belqāsim Ḥaftar, ex ufficiale dell’esercito di Gheddafi, sostenuto dall’Egitto e dalla Russia.

Fāyez Muṣṭafā al-Sarrāj-Kerry-Gentiloni © CC BY-SA 2.0 Flickr

Non è un caso che il generale si sia recato in visita in Russia lo scorso anno e che sia salito recentemente sulla portaerei russa “Ammiraglio Kuznetsov”, che transitava al largo della Cirenaica dopo aver partecipato alla campagna di bombardamenti in Siria. Sul Governo italiano, così poco tempo fa si era espresso l’esponente libico: “Gli italiani da noi sono sempre benvenuti. Peccato che alcuni abbiano scelto di stare con i nostri nemici”. Il messaggio è abbastanza chiaro. Cercare pertanto di coinvolgere anche il Capo del Cremlino nel prossimo vertice di Taormina sarebbe stato quantomeno saggio, per riaprire un dialogo necessario per arrivare ad una soluzione relativa ai molti problemi connessi con la situazione politica internazionale in cui siamo direttamente o indirettamente coinvolti, fosse solo per tutelare i nostri diretti interessi nel commercio con la Russia e dell’Eni in Libia. Per non parlar dei profughi.

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Un estratto dell’intervista ad Alfano

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