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Elezioni regionali tedesche 2019 05 © il Deutsch-Italia

Elezioni regionali tedesche 2019 © il Deutsch-Italia

Sono tre i “cavalli di Troia” che insidiano l’attuale Grosse Koalition, guidata dalla sempre combattiva Cancelliera Merkel. I loro nomi corrispondono a quelli di tre Stati, tutti della ex DDR: Brandeburgo, Sassonia e Turingia. Infatti le elezioni regionali (quelle dei primi due Länder si sono svolte questa domenica appena trascorsa, la terza si terrà il 27 ottobre) sono uno scoglio contro cui rischia seriamente di naufragare la corazzata nero-rossa dell’Unione e dell’SPD.

Elezioni regionali tedesche 2019 05 © il Deutsch-Italia

Elezioni regionali tedesche 2019 © il Deutsch-Italia

I risultati di quelle appena svolte si temevano già, visto che i sondaggi davano in caduta libera i partiti che guidano i due Stati dell’ex Germania dell’Est. In Sassonia la CDU era data a circa il 29/30 per cento, contro il 39,4 ottenuto nella precedente tornata elettorale (2014). La SPD era accreditata invece a circa il 7/9 per cento dei consensi, contro il 12,4 ottenuto nel 2014. Nel Brandeburgo la situazione non differiva un granché: la SPD era data a circa il 19/20 per cento, contro il 31,3 delle precedenti elezioni, e la CDU al 15/17, contro il 25,1 del 2014. Insomma una vera debacle annunciata.

E così è stato: in Sassonia la CDU ha ottenuto (questi e tutti gli altri risultati sono riferiti al momento in cui è stato pubblicato l’articolo) il 32,3 per cento (- 7,1), mentre la SPD al 7,7 per cento (-4,7 punti percentuali). Nel Brandeburgo i cristiano democratici si sono fermati al 15,6 per cento (con un calo di 7,4 punti percentuali), mentre i socialdemocratici sono arrivati al 26,2 (con un calo di 5,7 punti).

Frauke Petri © Emilio Esbardo per il Deutsch-Italia

Fin qui i risultati dei due partiti di Governo. Ma il vero “convitato di pietra”, il Commendatore di molièrana memoria, era un altro partito: la tanto temuta AfD (Alternative für Deutschland). Nel 2014, il partito fondato da poco più di un anno (nell’aprile del 2013, mentre le elezioni si tennero nell’agosto del 2014) ottenne un 9,4 per cento dei consensi in Sassonia e un 12,2 per cento in Brandeburgo che, si disse all’epoca, non rappresentava uno “sfondamento” come si era temuto. A quel tempo a guidare il partito come leader c’era Frauke Petri (che da ottobre 2017 si è staccata dall’AfD per fondare Die blue Partei), oggi ci sono Jörg Meuthen– portavoce- e Alexander Gauland. A questa tornata elettorale lo “sfondamento” sembra esserci stato, eccome.

L’incubo del sorpasso si è evitato per pochissimo, essendo arrivata Alternativa per la Germania al secondo posto in entrambi gli Stati. Più esattamente ad un 27,8 per cento (+ 18,1 per cento) in Sassonia e al 23,5 per cento (+ 12 punti) in Brandeburgo.

Per quanto riguarda gli altri partiti la Linke, che in Sassonia nel 2014 aveva ottenuto il 18,9 per cento ha raggiunto il 10 (con un calo di ben 9 punti percentuali), mentre in Brandeburgo dal 17 si è attesta al 10,3 per cento (con un calo di 8,6 punti). La FDP che nelle precedenti elezioni era abbondantemente sotto il 5 per cento dei consensi in entrambi i Länder, si è attesta in queste elezioni al 4,8 in Sassonia (sfiorando l’entrata in Parlamento) e il 4,5 in Brandeburgo. Ma i veri risultati attesi, per una prova generale di nuova Grosse Koalition, erano quelli dei Grüne: nel 2014 erano arrivati al 5,7 in Sassonia e al 6,2 in Brandeburgo. A queste elezioni sono arrivati all’8,4 per cento nel primo (+2,7 per cento), e al 10,8 (+4,6 per cento) nel secondo. Buoni auspici per un rimpasto di Governo nazionale oltre che in quelli regionali.

Anschluss Giacché- Imprimatur editore

Anschluss Giacché- Imprimatur editore

Un’ultima riflessione, in attesa dei risultati elettorali di fine ottobre. Il 9 novembre ricorrerà il 30esimo anniversario della caduta del Muro di Berlino. A distanza di 30 anni la “riunificazione” tedesca sembra ancora essere un nervo scoperto all’interno della (ex?) locomotiva d’Europa. Non a caso i termini usati fra gli Ossis (i tedeschi dell’Est, come sono appellati da quelli dell’Ovest) e i Wessis (come sono appellati questi ultimi dai primi) per la Einheit Deutschlands (l’unità della Germania, avvenuta ufficialmente il 3 ottobre del 1990) sono differenti: deutsche Wiedervereinigung (riunificazione tedesca) per i cittadini della ex RDT e Wende (svolta indietro) per quelli della ex DDR. Le numerose proteste che negli ex Länder dell’Est periodicamente si verificano, come quelle di Pegida a Dresda, o il successo della stessa AfD, passando per le proteste dei cittadini di Chemnitz avvenute ad agosto dello scorso anno, sono sintomi di un malessere profondo nella società tedesca dove le disuguaglianze sono più marcate di quanto non si dica o si scriva. Bollare intere popolazioni come populiste, razziste, se non addirittura filo naziste, non serve a spiegare come una così grande parte di elettorato sembra essere passata dal dare il proprio consenso (storicamente) a partiti di sinistra

Helmut-Kohl-nel-1990-©-Bundesarkiv-B-183-1990-0916-021-CC-BY-SA-3.0

Dresda Helmut-Kohl-nel-1990-©-Bundesarkiv-B-183-1990-0916-021-CC-BY-SA-3.0

ad uno che si trova dall’altra parte dell’agone politica. Con la caduta del Muro ad Est non tutti sono riusciti a sopravvivere a quella che Vladimiro Giacché ha definito come una vera e propria Anschluss (annessione) da parte dell’Ovest nei confronti dell’allora DDR. Forse, analizzando bene le cose, ci si accorgerebbe che quella che a suo tempo è stata spacciata dall’allora Cancelliere Helmut Kohl (CDU) e dai suoi ministri per un’operazione di generosità da parte della Germania occidentale nei confronti di quella orientale, poi tanto benefica e disinteressata non fu, lasciando letteralmente sul lastrico intere fasce di popolazione (all’interno della quale si registrò un alto tasso di suicidi).

Plutarco nelle “Vite parallele”, citando Catone il Censore, riporta la frase: «È difficile, o cittadini, discutere con il ventre, che non ha orecchie». Forse la politica, e non solo quella tedesca, ha smesso di ascoltare la gente in favore e in nome di qualcosa di estraneo all’agone politica.

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Nato a Roma, laureato in Filosofia all'università "la Sapienza", è giornalista professionista. Ha collaborato con ilSole24Ore, con le agenzie stampa Orao News e Nova e in Germania con il magazine online ilMitte.

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