partenze © Jacopo Werther

Partenze © Jacopo Werther

Secondo i più recenti dati della Fondazione Migrantes, le partenze dei nostri concittadini iscritti all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) nel 2017 sono aumentate del 15,4 per cento, ossia sono 124.076 le persone che hanno deciso di abbandonare il Paese. Di costoro ben 19.178 si sono diretti in Germania (seconda meta preferita dopo la Gran Bretagna). La Repubblica federale è fra le scelte predilette di questa emigrazione, un po’ la sua indubbia prosperità economica generale, un po’ per alcuni falsi miti che, purtroppo, anche molti nostri organi d’informazione contribuiscono a diffondere, creando, in chi è in cerca di una vita che soddisfi maggiormente, delle aspettative che spesso si rivelano differenti dalla realtà.

Questi che stiamo vivendo non sono più i tempi dei vecchi Gastarbeiter, arrivati in Germania in seguito agli accordi bilaterali del 1955 per il reclutamento di “forza lavoro”, che si basava sul cosiddetto Rotationsprinzip (principio di rotazione). Tale principio, che prevedeva un periodo di permanenza limitato degli immigrati, fu ben presto disatteso tanto da chi si era stabilito sul posto ed aveva trovato in molti casi oltre al lavoro una nuova vita “sociale”, quanto dalle imprese che li avevano assunti e che erano costrette da tale principio a ricominciare la formazione di nuovi lavoratori. Tutto ciò andò avanti fino al 1973 quando il Governo tedesco decise un blocco delle politiche di reclutamento, il cosiddetto Anwerbstop.

Chi sono gli italiani che emigrano

Die neuen Gastarbeiter

La copertina di “Der Spiegel”

Oggi “Die neuen Gastarbeiter, come il settimanale “Der Spiegel” definì pochi anni fa la nuova ondata di “lavoratori ospiti”, sono diversi per due ragioni. La prima è che non arrivano in Germania in base ad accordi prestabiliti, bensì spinti da necessità personali, siano esse di realizzazione delle proprie aspirazioni, sia per necessità economiche. La seconda è che, come mi ha riferito la professoressa Edith Pichler, docente presso la facoltà di Scienze sociali ed economiche dell’Università di Potsdam, la maggior parte dei nostri connazionali che arrivano oggi in Germania non provengono, come una volta, dal Sud dell’Italia, bensì dal Nord: «La maggior parte dei nuovi emigrati italiani proviene dal Nord Italia (al primo posto la Lombardia con oltre 20mila partenze, seguita dal Veneto, dalla Sicilia, dal Lazio, dal Piemonte e dall’Emilia-Romagna). Di costoro non si conosce però la regione di provenienza originaria. La fascia d’età di questi nuovi migranti è compresa fra 18 e i 34 anni per il 36,7 per cento, fra i 35 e 49 anni per il 25 per cento, minori sono il 20,7 per cento, mentre gli over 65enni sono il 6,2 per cento. Questo vuol dire che stanno lasciando l’Italia molti nuclei familiari».

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Miti da sfatare

Primo mito da sfatare, diffuso dai media nostrani, è che il fenomeno migratorio degli ultimi anni sia quello dei cosiddetti “cervelli in fuga”, intendendo con questo termine (senza nulla togliere a tutti gli altri) i giovani laureati che si sono formati nel nostro Paese, andando poi a mettere in pratica le conoscenze acquisite in un’altra nazione (nel nostro caso la Germania). È ovvio che vi siano anche loro, ma non sono il gruppo di coloro che partono più numeroso. Al contrario, stando ai dati ufficiali diffusi dall’Istat sono una minoranza; per la precisione nel 2016 erano solo 3.323 i laureati che si sono trasferiti ufficialmente in Germania, quindi con un progetto migratorio ben definito. In molti infatti vengono nella Repubblica federale per fare un’esperienza all’estero e, dopo un periodo più o meno lungo, decidono di tornare in patria o di trasferirsi altrove. Questo a fronte di una miriade di persone senza laurea che partono in cerca di un lavoro “sicuro” e ben retribuito.

Il trasferimento: cosa occorre sapere

Un popolo di trasmigratori © il Deutsch-Italia

Un popolo di trasmigratori © il Deutsch-Italia

Trasferirsi in un’altra nazione è un’impresa molto più complessa di quanto non si sia portati a pensare. Spesso le problematiche che si riscontravano nel proprio di Paese si ripresentano in quello in cui si è deciso di trasferirsi, a volte amplificate da fattori legati alla lingua (in primis), alla legislazione differente, alle procedure burocratiche e a semplici problemi logistici (come il trovare un alloggio). Tutte queste difficoltà sono ben note alle autorità italiane presenti sul territorio tedesco, consolati in testa.

Le rappresentanze consolari in Germania sono 9 (prima della crisi del 2008 erano 11). Fra i loro compiti precipui ci sono il rilascio di documenti (passaporto, carta d’identità, documenti d’emergenza per il viaggio, o documenti amministrativi di vario genere), l’aggiornamento della posizione anagrafica e la protezione consolare (inerente il rapporto con le autorità tedesche) e personale in generale dei cittadini italiani (eventi straordinari che coinvolgano i nostri connazionali).

Come dicevamo diverse sono le tipologie delle persone che decidono di trasferirsi, e non tutte sanno se rimarranno in Germania o meno. Ciò che bisogna rimarcare è che, se il soggiorno in Germania è destinato a durare più di 12 mesi, bisogna iscriversi all’AIRE, ossia l’anagrafe degli italiani residenti all’estero (le modalità e i riferimenti istituzionali possono essere reperiti qui). Questo per regolarizzare la propria posizione ed evitare possibili sanzioni di carattere amministrativo ed economico che esamineremo in seguito.

I Consolati

Il consolato di Berlino © il Deutsch-Italia

Il consolato di Berlino © il Deutsch-Italia

«Gli iscritti AIRE nella circoscrizione di Berlino sono circa 33.000, mentre il numero reale stimabile è tra i 45 e 50.000 residenti. Di questi circa 26.000 sono gli iscritti di Berlino città. Ma le cifre cambiano di giorno in giorno.», mi dice Fabio Dorigato responsabile della Cancelleria di Berlino (che comprende, oltre la Capitale, i Länder di Brandeburgo, Sassonia, Sassonia-Anhalt e Turingia). L’iscrizione all’AIRE è obbligatoria per legge. Entro 90 giorni dal trasferimento della residenza, bisogna richiedere l’iscrizione al consolato di appartenenza. La richiesta può essere presentata personalmente, per posta ordinaria o tramite e-mail. Prossimamente sarà possibile avvalersi anche di un’apposita piattaforma online. Ci sono una serie di luoghi comuni che circolano in Italia in merito al trasferimento in Germania: «La lingua è uno di questi: si pensa di poter venire in Germania magari conoscendo solo un po’ d’inglese, ma questa è una falsa prospettiva. Altro punto fondamentale è quello di cercare di capire, prima di muoversi, quali siano i Länder tedeschi dove si possano avere maggiori probabilità di trovare lavoro. Sicuramente la Baviera e il Baden-Württemberg offrono più opportunità in questo senso di una città come Berlino dove, eccezion fatta per alcune nicchie lavorative come quelle delle aziende informatiche, le possibilità di trovare un’occupazione sono senz’altro minori», ribadisce il capo della Cancelleria consolare.

Fabio Dorigato © il Deutsch-Italia

Fabio Dorigato © il Deutsch-Italia

Altro punto fondamentale da prendere in considerazione quando ci si vuole trasferire è quello della ricerca del lavoro. «Le autorità tedesche offrono opportunità in proposito, principalmente attraverso la Bundesagentur für Arbeit (l’Agenzia federale per il lavoro) e attraverso i Jobcenter (i centri per l’impiego). Oltre a queste istituzioni ci sono i Willkommenzentrum dove si offre assistenza, anche in lingua italiana, per diversi tipi di problematicità come, ad esempio, il riconoscimento di qualifiche lavorative o titoli di studio», prosegue Dorigato. Occorre ricordare in proposito che le normative vigenti in Germania in tutti i campi cambiano da Land a Land, essendo uno Stato federale a tutti gli effetti. Pertanto ciò che è valido a Berlino, per fare un esempio, può non esserlo in Sassonia o ad Amburgo.

Il sistema sanitario differente e le difficoltà di trovare un alloggio

Case in costruzione © il Deutsch-Italia

Case in costruzione © il Deutsch-Italia

Fra le innumerevoli problematiche a cui deve far fronte l’ufficio consolare berlinese particolare rilievo ha quella legata al sistema sanitario (di cui vi abbiamo parlato in dettaglio qui). Dal punto di vista delle autorità italiane due sono i punti più importanti da tenere ben presenti: l’iscrizione all’AIRE comporta, fatte salve alcune eccezioni, la perdita del diritto all’assistenza sanitaria italiana, e la residenza su territorio tedesco (Anmeldung) comporta l’obbligo d’iscrizione ad una cassa-mutua tedesca (con sistema pubblico o privato che sia). Questo aspetto è fondamentale, onde evitare sanzioni. In generale, la regolarizzazione evita problematiche gravi e ritardi in caso di necessità urgenti.

L’alloggio è un altro aspetto critico nella fase di un eventuale trasferimento. «Sarebbe importante che i cittadini s’informassero già dall’Italia circa i passi necessari per trovarne uno», sottolinea l’ufficio emigrazione-affari sociali dell’Ambasciata. In particolare una città come Berlino presenta non poche difficoltà al riguardo. Si rischia concretamente di non trovare una soluzione abitativa, se non a carissimo prezzo o in luoghi molto distanti da quelli di lavoro. Ma non è che la situazione sia migliore nelle altre parti della Germania. Anzi, città come Monaco di Baviera o Francoforte presentano problematicità addirittura superiori, essendo per giunta il costo degli alloggi ancora più elevato. Sono infatti molti gli stessi tedeschi costretti a fare i pendolari tra i grandi centri urbani e piccoli paesini, a volte distanti diverse decine di chilometri, per raggiungere il posto di lavoro perché non si possono permettere di pagare cifre considerevoli in rapporto agli stipendi. Informarsi, dunque, anche su portali online come Immobilienscout24 o Wohnungsbörse, circa i costi e le disponibilità, può evitare sgradite sorprese sul posto.

Fine prima partePotete leggere la seconda parte qui e la terza qui.

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La difficile ricerca degli alloggi

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