Heiko Maas © CC BY-SA 3.0 Sandro Halank WC

Nonostante stia cadendo un velo pietoso da parte dei media occidentali, sicuramente il tema più dibattuto nelle ultime settimane è stato quello dell’intervento militare congiunto USA-Francia-UK in Siria a seguito delle accuse mosse dalla maggior parte dei governi occidentali a quello siriano di Assad di aver utilizzato armi chimiche durante un attacco ad una roccaforte dei ribelli nella città di Duma. Pur non essendo ancora state rese pubbliche le prove che attestino l’attacco, alcuni di questi stessi governi occidentali sono passati all’azione diretta.

In proposito il nuovo governo tedesco ha preso, come già era capitato su altri temi, una posizione ambivalente, se vogliamo definirla così; da una parte si sono infatti messe subito le mani in avanti dichiarando che la Germania non avrebbe partecipato ad alcuna azione militare contro obiettivi siriani, dall’altra tuttavia, all’indomani del raid, si era definito quest’ultimo come “necessario ed appropriato” – erforderlich und angemessen. Ad aver rilasciato queste testuali parole è stato il ministero degli Esteri capitanato dal neo ministro Heiko Maas (Spd). Quest’ultimo, esponente politico di un partito socialdemocratico sempre più in crisi, tanto che secondo alcuni sondaggi di qualche mese fa sarebbe stato superato (al secondo posto) nelle preferenze dall’Afd (Alternative für Deutschland), è una vecchia conoscenza per l’elettorato tedesco. Nel penultimo governo Merkel si trovava come capo del dicastero della Giustizia ed era stato fautore di una controversa legge che multava Facebook ed altri social per la mancata rimozione di post considerati, sarebbe tuttora curioso sapere da chi, violenti ed istiganti all’odio. La mancata rimozione prevista dalla legge approvata la scorsa legislatura prevede una draconiana pena di 50mila euro.

Sigmar Gabriel © Metropolico.org Flickr CC BY-SA 2.0

È dunque interessante considerare il ruolo di Maas come ministro degli Esteri e, nello specifico, la sua virata a 180° rispetto al precedente collega Sigmar Gabriel (Spd). Se quest’ultimo anche in tempi recenti si era dichiarato favorevole ad un’abolizioneAbbau – delle sanzioni economiche alla Russia, in cambio di una commissione internazionale mandata dall’Onu per controllare il rispetto degli accordi di Minsk nel Donbass, il primo invece si dimostra favorevole al loro mantenimento. Il tema delle sanzioni, volute ed imposte dagli USA di Obama nel 2014 e fatte passare dall’UE, ha fatto e sta facendo discutere non solo in Italia, ma anche in Germania. Da una parte solo la Linke ed il partito bavarese della Csu (Christlich-Soziale Union) vorrebbero toglierle, dall’altra, invece, tutto il resto della politica tedesca si è dimostrata inflessibile nella loro prosecuzione. Anche qui, come nel precedente del bombardamento in Siria accennato sopra, la Germania si presenta al pubblico con due volti diversi.

Gerhard Schröder © Nord Stream

Se appunto politicamente il Paese si dimostra, o presume di farlo, un baluardo occidentale contro le mire geopolitiche della Russia, dall’altra continua imperterrita a fare affari con essa. Il caso più famoso è sicuramente il progetto North Stream 2 che, veti e nuove guerre permettendo, dovrebbe far passare via Mar Baltico il gas russo diretto verso le coste tedesche. Non sarà forse un caso che uno dei più conosciuti propugnatori del progetto altro non è che l’ex premier socialdemocratico Gerard Schröder, il quale da diversi anni è lobbysta a tutti gli effetti del colosso energetico Gazprom. Ma sono anche altre imprese tedesche che, nonostante le sanzioni, continuano a condurre affari da favola in Russia. Fra esse non poteva mancare la Mercedez-Benz, la quale l’anno scorso ha aperto uno stabilimento vicino a Mosca investendoci qualcosa come quasi 300milioni di dollari e 1.000 assunzioni, con l’obiettivo di produrre più di 20mila veicoli all’anno.


Willy-Brandt-©-Bundesarkiv-B-145-F057884-0009-Engelbert-Reineke

Business as usual quindi? Parrebbe di sì, anche se con il nuovo ministro Maas il precedente tentativo, seppur timido, di un avvicinamento politico a Mosca sembra stroncato sul nascere. Lo stesso ministero degli Esteri ha accettato la narrativa occidentale non solo in Siria con l’appoggio ai bombardamenti, ma anche nel caso della spia doppiogiochista russa Skrypal, avvelenata a Londra con sua figlia. In quel caso, nonostante la May ed il suo ministro degli Esteri Johnson non abbiano ancora presentato le prove, il governo federale si è appiattito sull’accusa inglese che vede lo stesso Putin come il mandante del mancato omicidio. Conseguenza di questo appoggio incondizionato alla versione di Downing Street è stata la recente cacciata, assieme a quelle attuate da altri Paesi occidentali, compreso il nostro, di 4 funzionari russi a Berlino. Lo stesso Maas in una recente intervista ha richiamato la Russia ai suoi doveri, auspicando per la Siria come unica soluzione politica un governo senza Assad, mentre ad un discorso pubblico aveva preventivato una linea più dura – härter – contro la politica russa.

Sembrano lontani anni luce i tempi in cui il suo collega dell’Spd Gabriel richiedeva un allentamento delle sanzioni, durante un suo discorso tenuto alla Conferenza della Sicurezza che si svolge come ogni anno a Monaco di Baviera. Se e quando ci sarà di nuovo un Drang nach Osten (una spinta verso Est) come in passato, ne riscriveremo di certo su queste pagine.

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Il ministro Maas in Parlamento

© Youtube Deutscher Bundestag

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