Il Bundestag © il Deutsch-Italia
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Roberto-Calderoli-©-CC-BY-SA-3.0-Flickr-Senato-della-Repubblica

Era il maggio del 2011 quando l’allora ministro per la “Semplificazione normativa” del IV governo Berlusconi, Roberto Calderoli, durante la campagna elettorale per le elezioni amministrative di Milano, annunciò “una grossa sorpresa” che avrebbe, a suo dire, cambiato l’atteggiamento dei milanesi al ballottaggio. La “sorpresa” era quella di voler spostare tre ministeri da “Roma (allora) ladrona” in altre due città: Milano (dove ne prevedeva due, fra cui quello dell’Agricoltura) e Napoli (uno, quello delle Attività produttive). Il 7 giugno di quell’anno il Ministro presentò all’ufficio centrale elettorale della Cassazione la richiesta per una “proposta di legge sulla territorializzazione dei ministeri e delle altre amministrazioni centrali”, mentre il 19 dello stesso mese iniziò sul prato di Pondida la raccolta delle 50mila firme necessarie per l’attuazione della legge di proposta popolare. Come andò a finire è cosa nota, salvo poi che l’attuale leader della Lega, Matteo Salvini, rilanciò l’idea di uno spostamento ministeriale (quello delle Infrastrutture) al Sud d’Italia (a Napoli o a Bari). Cambiano i tempi, cambiano le direzioni delle idee dei leader politici.

Al di là degli slogan elettorali e post-elettorali, la realtà dei fatti è molto più complessa e costosa degli annunci eclatanti. Basti pensare che nella tanto bistrattata Capitale d’Italia non si è stati capaci finora nemmeno di spostare i “palazzi” della politica dal congestionato centro storico alle periferie cittadine, cosa che aiuterebbe non poco ad alleviare lo spostamento quotidiano di migliaia di impiegati, costretti a una transumanza unidirezionale con evidenti problemi logistici annessi, e con il deturpante traffico di una città d’arte che meriterebbe ben altra sorte.

© il Deutsch-Italia

Ma al di là dei problemi legati alla resistenza di politici e funzionari ad allontanarsi dalle bellezze del centro cittadino, i costi non sarebbero indifferenti. Ne sanno qualcosa i tedeschi. Infatti da quando il 20 giugno 1991, a seguito della caduta del Muro, il Bundestag decise per un pugno di voti (337 a 320) che la nuova capitale sarebbe stata Berlino, la politica tedesca si divide tra le due città, con relativo trasferimento di deputati e documenti poco pratico e molto costoso. Ben 6 ministeri hanno ancora la loro sede principale a Bonn: Difesa, Agricoltura, Sviluppo economico, Ambiente, Sanità ed Istruzione. Inoltre ci sono le sedi del governo dei ministeri, il secondo ufficio della Cancelleria federale, la seconda sede dell’Ufficio stampa del Governo, più la seconda sede del Presidente della Repubblica e molti altri uffici ancora. In pratica una vera e propria cittadina.

La Cancelleria a Berlino © il Deutsch-Italia

Questo, per così dire, doppio status istituzionale, oltre che essere logisticamente complesso, comporta dei costi notevoli. Infatti, secondo il sito del canale televisivo tedesco n-tv con sede a Colonia, l’andirivieni di impiegati e funzionari, nonché lo spostamento di tonnellate di documenti tra le due città tedesche, è costato durante lo scorso biennio la bellezza di quasi 8milioni di euro. Ad aggravare la situazione ci si è messa anche la crisi della compagnia aerea

Air Berlin

Air Berlin

Air Berlin (low cost). Secondo l’ufficio competente, l’acquisto di biglietti aerei di altre compagnie aeree o il viaggio fatto tramite ferrovia o in macchina (con relativi rimborsi) alla fine è venuto a pesare sul bilancio dello Stato più che in passato. E poco allevia la burocrazia istituzionale l’utilizzo delle nuove tecnologie come video-conferenze o collegamenti in rete per il passaggio di documentazione. L’aumento è stato principalmente attribuibile alla ripartizione delle missioni: il loro numero è aumentato, secondo un rapporto diffuso dalla “Berliner Zeitung”, da 405 a 22.330 viaggi. Le spese per queste missioni sono aumentate da 625.000 euro a 5,3milioni di euro. Tutto ciò nonostante il fatto che quasi il 70 per cento dei posti dei ministeri sarebbe ora a Berlino. Nel 2000, la proporzione era del 40 per cento a Berlino e del 60 per cento a Bonn. L’Associazione dei contribuenti ha criticato a lungo la doppia sede del Governo, stimando queste spese di pendolarismo a 20milioni di euro.

La deputata della Linke Gesine Lötzsch così si era espressa in merito l’anno scorso: «è ora di finire il circo itinerante» perché «quasi otto milioni di euro potrebbero essere spesi per progetti più significativi». Le si può dare torto del tutto? Ma finora nulla è stato fatto. Forse bisognerebbe fare un pensierino al riguardo anche per quanto avviene a livello delle Istituzioni europee, divise tra Bruxelles e Strasburgo. Ma questa è un’altra storia.

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