Il Congresso della CDU © Flaminia Bussotti
Il Congresso della CDU © Flaminia Bussotti
Il Congresso della CDU © Flaminia Bussotti

Il Congresso della CDU © Flaminia Bussotti

Il partito ha deciso: a succedere ad Angela Merkel (CDU), deve essere la sua delfina prediletta, Annegret Kramp-Karrenbauer, o AKK, come la chiamano abbreviandone il nome in Germania. Cinquantasei anni, originaria di Völklingen, cittadina vicina a Saarbrücken, nel piccolo Stato del Saarland, è stata votata in seguito alla decisione presa dai 999 delegati  (517 a favore) che rappresentavano i circa 425mila iscritti dei cristiano democratici. Si sono riuniti ad Amburgo da giovedì scorso fino a quest’oggi per stabilire chi fra la la “delfina” della Cancelliera, il 63enne politico-manager Friedrich Merz e il 38enne, attuale ministro della Sanità, Jens Spahn dovesse prendere il posto di presidente del partito, lasciato vacante dalla regina incontrastata, per ben 18 anni, Merkel. Il tutto dopo che i tre candidati si erano scontrati nell’ultimo mese con un’estenuante tour de force nelle assemblee regionali di mezza Germania.

Annegret Kramp-Karrenbauer © CC BY-SA 3.0 Claude Truong-Ngoc Wikimedia C.

AKK dal 2011 allo scorso febbraio (quando è diventata Segretario generale della CDU) è stata presidente del suo Stato d’origine, dove si è distinta per essere un baluardo all’avanzata elettorale, apparentemente inarrestabile, dell’AfD (Alternative für Deutschland). Fervente cattolica (era stata al centro delle polemiche per le sue dichiarazioni sulle unioni omosessuali, paragonandole addirittura allo stupro e alla poligamia), rappresenta senz’altro la linea politica di maggior continuità con quella della Cancelliera: da “centrista” vede sicuramente di buon occhio l’alleanza politica ora con l’SPD, ora con i Verdi oppure con i Liberali. In campo di politica europea (la CDU fa parte del PPE, ossia il Partito Popolare Europeo) è senza dubbio una paladina convinta dell’Unione, orientata all’economia di mercato e attenta alle esigenze del cosiddetto ceto medio. Tuttavia si distanzia, come gli altri due candidati, da quella “Willkommen Politik” incondizionata nei confronti dei profughi che ha caratterizzato il cancellierato attuale. Secondo la Kramp-Karrenbauer, infatti, per quegli immigrati che siano sorpresi a commettere reati ci deve essere “tolleranza zero”, espellendoli non solo dalla Germania, ma da tutta l’area Schengen.

F. Merz © Michael Lucan CC BY-SA 3.0 de

Come dicevamo a contrastare AKK c’era Friedrich Merz, originario della Renania Settentrionale-Vestfalia, il più popoloso Stato tedesco, che di voti ne ha ottenuti 482. Anch’egli cattolico, è stato al centro delle polemiche per un’evidente conflitto d’interessi, essendo tutt’ora il presidente del ramo tedesco del più grande Fondo d’investimento al mondo, l’americano BlackRock, che vanta a sua volta investimenti nei 30 maggiori titoli presenti nella Borsa di Francoforte. Una sua elezione non ne avrebbe fatto di certo un leader considerato “vicino” al popolo. Inoltre, a seguito di uno scoop di “Der Spiegel”, si era venuto a sapere che la sua candidatura era supportata dall’attuale Presidente del Bundestag, quel Wolfgang Schäuble, che nel precedente governo Merkel aveva ricoperto la carica di ministro delle Finanze. Come se non bastasse i due farebbero parte di una corrente sotterranea del partito, denominata “Anden-Pakt”, cioè “patto delle Ande”, costituita da soli uomini, che si vorrebbe opporre allo strapotere della Cancelliera all’interno della CDU.

Fra i punti su cui Merz aveva puntato la sua campagna elettorale c’era inoltre un richiamo ai valori dell’identità occidentale da opporre all’immigrazione, mettendo addirittura in dubbio le regole dell’asilo politico in Germania (criticando perfino la Costituzione tedesca a tal proposito). Insomma una sorta di tentativo di superare a destra l’AfD, cui aspirava di sottrarre (o recuperare se si vuole) voti. In campo economico la sua ricetta era fatta sostanzialmente di privatizzazioni a gogo e deregulation fiscale, arrivando a proporre come forma integrativa pensionistica le azioni finanziarie. Ovviamente, come per il suo sostenitore Schäuble, niente indulgenza nei confronti delle “cicale d’Europa”, ossia Paesi considerati tali come il nostro.

Jens Spahn © CC BY-SA 3.0 Stephan Baumann

Infine c’era lui, il terzo incomodo, Jens Spahn, anch’egli originario della Renania Settentrionale-Vestfalia e cattolico, però mosso da un forte anti-multiculturalismo e da uno spiccato liberalismo. Omosessuale, sposato, si è caratterizzato per essere un paladino dei diritti civili, ma con una spiccata avversione per il mondo islamico tedesco. Famosa è la sua affermazione: «Die Frage ist doch: Gehört Deutschland zum Islam?», “La domanda è: la Germania appartiene all’Islam?”. Per lui evidentemente no. Inoltre è stato accusato di antisemitismo. Infine è nota la sua innata antipatia per i Verdi, naturali possibili alleati di un dopo Merkel.

Il Congresso della CDU © Flaminia Bussotti

Il Congresso della CDU © Flaminia Bussotti

E proprio quest’ultima, la regina di Germania, ha tirato fuori dal cilindro l’ennesimo coniglio: l’elezione  a vice capo dell’Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV), dove scalpore aveva causato Hans-Georg Maaßen, accusato dopo i fatti di Chemnitz di aver passato informazioni riservate ad alcuni membri dell’AfD (partito per il quale si è detto abbia delle simpatie), e la cui “testa”, per questa ragione, era stata chiesta a gran voce dalla SPD per bocca della presidente Andrea Nahles, di Sinan Selen, 46enne esperto di antiterrorismo, nato a Istanbul, quindi di fatto il primo dirigente dei servizi tedeschi musulmano. Mossa simbolica, la sua, tanto volta a rabbonire gli alleati dell’SPD, quanto nei confronti della comunità turco-tedesca che lamenta problemi di razzismo fra le autorità di polizia (e non solo). Inoltre Selen, che ha studiato giurisprudenza all’Università di Colonia, è ben visto dal Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan che si dice l’abbia richiesto alla guida di una speciale task-force antiterrorismo del ministero dell’Interno nel 2016, come riportava qualche tempo fa il quotidiano “Die Welt”. Dunque un chiaro segnale anche nei confronti del leader turco lanciato dalla Cancelliera in merito alla volontà di continuare a lavorare con Ankara in materia di sicurezza.

Un’eredità che Merkel lascia a chiunque diventi il nuovo capo del Governo dopo di lei.

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10 minuti di applausi per la presidente uscente Merkel

© Youtube Flaminia Bussotti per il Deutsch-Italia

E la nuova eletta Annegret Kramp-Karrenbauer

© Youtube tagesschau ARD

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Nato a Roma, laureato in Filosofia all'università "la Sapienza", è giornalista professionista. Ha collaborato con ilSole24Ore, con le agenzie stampa Orao News e Nova e in Germania con il magazine online ilMitte.

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