Supermercati tedeschi © il Deutsch-Italia
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È incontestabile che nel mondo consumistico moderno siamo sempre più circondati dalla plastica. Secondo i dati del Parlamento europeo, nell’Unione si utilizzano ogni anno circa cento miliardi di sacchetti di plastica, di cui otto finiscono negli oceani e nei mari di tutto il mondo con conseguenze a dir poco disastrose per l’ambiente. Nell’oceano Pacifico c’è un’intera isola formata da frammenti di plastica grande due volte la superfice degli Stati Uniti. Ovviamente non tutta la plastica presente in questo ammasso letale proviene dai Paesi comunitari, ma il numero dei sacchetti di plastica utilizzato è enorme e contribuisce ad uccidere l’ambiente e le creature marine. Il record negativo appartiene a Polonia e Portogallo, con circa 450 pezzi utilizzati pro capite annualmente.

La normativa europea prevede una drastica riduzione entro il 2025 dell’utilizzo della plastica per il trasporto delle merci acquistate: in Germania, in particolare, si dovrà passare dagli attuali 71 sacchetti di plastica usati da ciascun tedesco a “soli” 40 sacchetti per quella data. La media europea si attesta sulle 200 buste di plastica pro capite usate dai cittadini comunitari e il record lo detengono Polonia e Portogallo, con circa 450 pezzi utilizzati pro capite annualmente.

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Prodotti “bio” © il Deutsch-Italia

Tuttavia la cosa desta non poche preoccupazioni (cosa comprensibile dal loro punto di vista) e perplessità fra i produttori delle plastiche da imballaggio. In particolare, come riporta la “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, il produttore di pellicole Norman Thom, della “Clarus Films” di Dietzenbach, piccolo centro dell’Assia, ritiene poco fattibile la sostituzione a breve termine della plastica da imballaggio. «Crediamo che non ci sia alternativa ai film», afferma l’amministratore della compagnia fondata nel 1979. «Ma saremo i primi a includere i film compostabili, se fossero disponibili a prezzi accessibili», assicura il suo collega Markus Mondani. «Possiamo tagliare qualsiasi materiale sulle nostre macchine», specifica. I costi di produzione di una normale pellicola è di circa 2 euro al chilo, mentre quella “compostabile” può raggiungere dai 9 ai 10 euro al chilo. Questo sovrapprezzo andrebbe, sostengono i produttori, a carico del consumatore. I distributori delle merci alimentari ritengono che gli attuali imballaggi, oltre a garantire maggiore igiene, ne mantengono più a lungo la freschezza.

Prodotti "bio" © il Deutsch-Italia

Prodotti “bio” © il Deutsch-Italia

L’azienda di Dietzenbach in particolare fornisce i tanto controversi fogli per impacchettare i cibi che comunemente si trovano sugli scaffali di tutti i supermercati, i cosiddetti “Bopp-Folien”, fatti di polipropilene. Il maggiore problema è dato dal fatto che la maggior parte delle plastiche sintetiche sono costituite da petrolio come materia prima. Per conferire al materiale le proprietà desiderate, vengono aggiunti vari additivi come plastificanti, stabilizzanti, ritardanti di fiamma o riempitivi. Queste sostanze di solito non sono saldamente legate alla plastica e possono essere rilasciate nel tempo nell’ambiente. Poi entrano nel cibo, nella polvere della casa, nel respiro e così nel corpo umano. Inoltre dal canto suo l’industria degli imballaggi tedesca ritiene di essere accusata ingiustamente di inquinare l’ambiente: in Germania infatti il riciclo è più sviluppato che in altri Paesi, compreso il nostro. Secondo l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) nel 2014 finivano in discarica ben 154 chili di rifiuti prodotti dagli italiani, contro i soli 9 della Germania. Quest’ultima ne ricicla ben oltre 23mila tonnellate, il 64 per cento del totale, contro le appena poco più di 7 dell’Italia, cioè il 38 per cento del totale. Da noi, però, la legislazione sull’utilizzo dei sacchetti per alimenti è senz’altro più avanzata. I sacchetti di plastica non biodegradabile, quelli indelebili per capirci, sono stati banditi fin dal primo gennaio del 2011. Ma un’iniziativa legislativa che regolamentasse le caratteristiche di quelli biodegradabili arrivò due anni più tardi (il 27 marzo con un decreto interministeriale), ed entrò in vigore solo nell’agosto del 2014, con una legge che prevede per i trasgressori una multa che può variare dai 5mila ai 25mila euro. In Germania ancora non ci si è arrivati, ma le cose stanno cambiando anche nel Paese dalla produzione industriale da record.

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