Hans-Georg Maaßen © CC BY-SA 3.0 BdI-Sandy Thieme

Promoveatur ut amoveatur è un’espressione latina che si suole utilizzare per indicare una “promozione” ad altra carica di qualcuno, con il solo scopo di toglierlo da quella che ricopre. Bene, questo può senz’altro essere il titolo del tormentone che ha occupato la politica tedesca negli ultimi giorni (e con essa la stampa teutonica) e che riguarda il capo dei servizi segreti interni tedeschi (Bundesamt für Verfassungsschutz) Hans-Georg Maaßen.

L’alto funzionario era entrato nell’occhio del ciclone politico-mediatico a causa delle dichiarazioni rilasciate al quotidiano “Bild” riguardo la dubbia autenticità di un video, girato in Rete, che era stato messo in relazione alla reazione violenta suscitata dall’uccisione del cittadino tedesco Daniel H. da parte, probabilmente, di un profugo iracheno. In realtà, aveva poi precisato lo stesso Maaßen, quel che aveva criticato era il fatto che il video fosse stato diffuso in Rete senza valutarne la fonte e l’autenticità della registrazione. In buona sostanza aveva sostenuto che ci fosse una più che probabile possibilità che si trattasse di una “fake news”. Inoltre con le sue parole aveva contraddetto la Cancelliera Angela Merkel (CDU) e il portavoce del governo Steffen Seibert, che avevano entrambi chiaramente detto che a Chemnitz s’era verificata una vera e propria “caccia” all’uomo.

Angela Merkel © il Deutsch-Italia

Angela Merkel © il Deutsch-Italia

La crocefissione è stata pressoché immediata, e sono partiti colpi e bordate tanto da parte dell’agone politico che di quello mediatico. Il “reo”, per giunta, è stato fortemente sospettato di aver passato informazioni riservate al gruppo parlamentare dell’AfD (Alternative für Deutschland) già settimane prima della pubblicazione del suo rapporto ufficiale del 2017. La cosa, confermata dal politico di AfD Stephan Brandner, ha fatto nascere dubbi circa l’imparzialità del capo dei Servizi ed ha scatenato una ridda di reazioni. Sarà anche vero che Maaßen sia politicamente vicino all’AfD, ma come ha fatto notare la “Dpa” (l’agenzia stampa tedesca) di colloqui con i politici, dal suo insediamento nell’agosto del 2012, l’alto funzionario ne ha avuti ben 237. Di questi 5 sono stati con membri dell’AfD, 121 con membri dell’Unione, 69 con quelli dell’Spd, 23 con i Verdi, 14 con la Linke e 5 con l’Fdp. Tra tutti gli interlocutori c’erano politici federali e dei singoli Länder. Forse è oggettivamente un po’ poco per dedurne una filiazione politica con l’AfD.

Andrea Nahles

Andrea Nahles © Emilio Esbardo per il Deutsch-Italia

Ma tant’è, e questo ha fatto tremare la Grosse Koalition della Cancelliera, perché si sono creati due schieramenti opposti. Da un lato la leader dei socialdemocratici Andrea Nahles che ha dichiarato «Se il signor Maaßen non è in grado di dare spiegazioni, non è più accettabile nella sua carica», in buona sostanza “se ne deve andare”; dall’altro il ministro degli Interni Horst Seehofer (CSU) che lo ha difeso, e da cui il capo dei servizi dipende. Ci sono poi state le voci di un chiaro intendimento da parte della Cancelliera si silurare l’alto funzionario. Alla fine, grosse Überraschung, come direbbero da queste parti, si è trovato un compromesso che salva capra e cavoli. Maaßen se ne deve si andare, ma perché è stato “promosso” a Sottosegretario di Stato presso il ministero degli Interni. La GroKo è salva e il IV governo Merkel può tirare un sospiro di sollievo. Almeno fino al verdetto delle imminenti elezioni bavaresi, quando il giudizio degli elettori potrebbe abbattersi sulla Cancelliera e i suoi alleati come una mannaia.

A far compagnia ai tristi giorni del funzionario 55enne ci saranno 2.580,20 euro in più, rispetto all’attuale retribuzione ricevuta per l’incarico tanto contestato. Chissà se saranno sufficienti a compensarlo della perdita di potere e se faranno dormire sonni tranquilli a molti di cui sicuramente conosce molte cose interessanti.

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Il presidente dell’Ufficio per la protezione della Costituzione se ne deve andare

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