Kauri CAB X David Cerny - Quo Vadis - Berlin 2019 © Saskia Uppenkamp
Kauri CAB X David Cerny - Quo Vadis - Berlin 2019 © Saskia Uppenkamp
Cerny - Quo Vadis - Berlin 2019 © Saskia Uppenkamp

Cerny – Quo Vadis – Berlin 2019 © Saskia Uppenkamp

Cerimonie solenni, festeggiamenti, rievocazioni, concerti e discorsi: un profluvio di eventi si sussegue a Berlino da giorni per commemorare il 30° anniversario del Mauerfall, la caduta del Muro. Fra i protagonisti della festa, accanto alla Cancelliera Angela Merkel, al Presidente Frank-Walter Steinmeier, i colleghi dei Paesi di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia), anche loro beneficiati dalla fine della Cortina di ferro, c’è anche una imponente Trabant, l’utilitaria di simil cartapesta della vecchia DDR. Una Trabi antropomorfa in formato XXL, opera del celebre artista ceco, David Cerny, provocatore e dissacratore che in passato ha pagato la sua irriverenza anche con la galera, e autore della famosa installazione “Entropa” che fece scandalo a Bruxelles. La sua scultura, in bronzo dorato alta circa tre metri e dotata di quattro zampe elefantiache con tanto di genitali, è intitolata Quo Vadis. L’artista si era ispirato alla fiumana umana di tedeschi dell’Est che per settimane aveva

Cerny - Quo Vadis - Berlin 2019 © Flaminia Bussotti

Cerny – Quo Vadis – Berlin 2019 © Flaminia Bussotti

assediato l’Ambasciata della Germania occidentale a Praga a settembre e ottobre 1989 nella speranza di fuggire a Ovest. Migliaia di cittadini della DDR si rifugiarono nella sede diplomatica di Bonn, creando una vera emergenza politica oltre che sanitaria e logistica, e rischiando un drammatico incidente diplomatico con il regime di Berlino Est e di conseguenza con Mosca. Tutto finì per il meglio e quei primi profughi della DDR, arrivati a Praga con le loro Trabant che poi abbandonavano a ogni angolo delle strade (la Capitale dell’allora Cecoslovacchia era in quei giorni un parcheggio di Trabi a cielo aperto) furono i primi a picconare il Muro di Berlino. In un celeberrimo discorso, mai ultimato, dal balcone dell’Ambasciata di Praga – dove al suo interno e nel giardino, in condizioni pazzesche in tende, sacchi a pelo, brandine e fango per la pioggia, erano ammassati circa 4.000 profughi della

Hans-Dietrich GenscheTúrelio © CC BY-SA 2.0 Flickr

Hans-Dietrich GenscheTúrelio © CC BY-SA 2.0 Flickr

DDR – il ministro degli Esteri Hans-Dietrich Genscher il 30 settembre 1989 annunciò la fine di un incubo. Anzi non riuscì nemmeno a fare l’annuncio perché la folla aveva capito e lo anticipò. «Wir sind gekommen, um Ihnen mitzuteilen…», siamo venuti per annunciarvi… Quella frase, passata alla storia, Genscher non la poté mai finire: la gente aveva capito, non aspettava da settimane che quelle parole e quando udì le prime battute capì e scoppiò in grida di giubilo. Al paludato e navigatissimo decano della diplomazia europea non restò che gioire assieme alla folla.

Quelle ore, quei travagli e quelle emozioni dell’esodo tedesco orientale furono plasticamente immortalati nella scultura di David Cerny, la Trabi “Quo Vadis”, un cui esemplare svetta dal 2001 solitario e protagonista nel prato di Palais Lobkowitz, il sontuoso palazzo barocco sede dell’Ambasciata della Germania unificata. Un’altra copia di Quo Vadis è da giorni in tour in Germania in occasione del trentennale dalla caduta del Muro. Prima è stata portata a Kiel, dove si è svolta il 3 ottobre la cerimonia ufficiale con la Merkel per i 29 anni dell’Unificazione, e poi è stata trasferita a Berlino, dove ieri è stata esposta al pubblico nella grande piazza Walter Benjamin Platz in presenza dell’artista.

La Trabi nel giardino dell'Ambasciata tedesca a Praga © Saskia Uppenkamp

La Trabi nel giardino dell’Ambasciata tedesca a Praga © Saskia Uppenkamp

David Cerny (52 anni) è molto noto nella Repubblica ceca, ma non solo. Si è fatto un nome di tutto rispetto come artista provocatore. La sua opera più irriverente, che scatenò un incidente diplomatico, un mare di polemiche, e costrinse il Governo ceco a scusarsi, è Entropa, l’installazione esposta a Bruxelles in apertura del semestre di presidenza ceca della UE a gennaio 2009 e poi, a causa di critiche, rimossa. Raffigurava una carta europea con gli Stati membri simbolizzati attraverso gli stereotipi. La Gran Bretagna, dato lo scarso europeismo inglese, non veniva affatto rappresentata. La Francia era raffigurata con la scritta “sciopero”, la Spagna una colata di cemento, la Svezia una scatola di Ikea e l’Italia un campo da calcio, con i giocatori e il pallone stretto davanti ai genitali, suscitando l’impressione che si masturbassero. Ma peggio di tutti ne uscì la Bulgaria, ricoperta da un manto di cessi alla turca. Iconografia che fece infuriare Sofia, tanto da costringere alle scuse il Governo di Praga.

David Cerny e Flaminia Bussotti durante l'intervista

David Cerny e Flaminia Bussotti durante l’intervista

Prima di Entropa, Cerny si era fatto un nome come artista nel 1991 quando, ancora studente delle Belle arti, dipinse di rosa un carro armato sovietico, considerato allora monumento nazionale, e venendo per questo anche messo qualche giorno al fresco. Oggi il mordente polemico non gli è venuto meno. “Come giudica la situazione 30 anni dopo la fine della guerra fredda? Deludente. E nel suo Paese? Una schifezza”, si può dire ricapitolando il suo pensiero, soprattutto per le simpatie filorusse del Governo e del Presidente Zeman. “E perché per l’Italia in Entropa ha scelto l’abbinata calcio e onanismo? In genere si usano altri cliché, quello più gettonato è la mafia… Beh, non volevamo esagerare e provocare l’ira di troppi Stati. Già bastava la Bulgaria”.

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Giornalista professionista

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