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Chemnitz© youtube daily mail

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Poco più di una settimana fa iniziavano i cosiddetti fatti di Chemnitz. Riepiloghiamo la vicenda per chi non l’avesse seguita: verso le 03:00 di notte di domenica 26 agosto un tedesco di origini cubane di 35 anni è stato accoltellato a morte da due stranieri, uno siriano e l’altro iracheno, dopo un vivace scambio di offese tra diversi gruppi di persone presenti al fatto. È probabile che a quell’ora della notte l’alcool, unito alla stanchezza, abbia fatto il resto. Fatto sta che, il giorno dopo gruppi di tedeschi, che nel frattempo si erano organizzati con il solito tam tam di Facebook ed altri social, hanno diffuso col passaparola la notizia dell’accoltellamento in piazza, e sono scesi in strada a manifestare, purtroppo sembra anche con violenza, nei confronti di stranieri lì presenti la propria rabbia. Le dimostrazioni sono continuate anche il giorno seguente.

Le proteste

Chemnitz© youtube daily mail

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Come da tradizione i cittadini tedeschi per protestare si riuniscono il lunedì, sul tardo pomeriggio, e difatti puntuali si sono assembrate migliaia di persone arrabbiate assieme a gruppi riconducibili all’estrema destra identitaria. Quest’ultimi, come da rituale, sono stati etichettati, da tutta la stampa tedesca e non, come nazi. Dall’altra parte della strada, anche qua come da tradizione in eventi del genere, sono accorsi anche da fuori Chemnitz gruppi dei centri sociali e cittadini di sinistra. I manifestanti sono stati divisi da un cordone di polizia che ha evitato che ne scappasse un altro di morto, anche se non hanno potuto evitare lanci di pietre ed altro.

Detto questo, cerchiamo di analizzare in maniera razionale quanto è accaduto. Le dichiarazioni della Cancelliera Angela Merkel (CDU) e del ministro degli Interni Seehofer (CSU) sui fatti sono arrivate solo martedì 28 agosto, ossia dopo 48 ore dagli eventi. Come al solito la prudenza non è mai troppa, ma se consideriamo che, secondo gli stessi giornali tedeschi, ad aver accoltellato a morte il tedesco di origini cubane sono stati un richiedente asilo siriano ed un irregolare iracheno, che ha avuto diversi guai con la giustizia tedesca e che avrebbe dovuto essere espulso dal 2015 poiché considerato da un tribunale non bisognoso di asilo, allora forse due righe di critica nei confronti della politica d’accoglienza avrebbero dovuto essere state dette tempestivamente.

Le cause remote

Vladimiro Giacché © Twitter Comunardo

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Mentre tutti i media all’unisono vogliono convincere ed autoconvincersi che gli unici responsabili dei disordini siano stati i nazisti, considerando il problema orientale come una mera questione d’ordine pubblico, le vere cause del disagio potrebbero in verità essere ben più profonde. Per approfondire il tema delle problematiche legate alla riunificazione tedesca può senz’altro aiutare un video dell’economista Vladimiro Giacché. Quest’ultimo si è laureato in Filosofia alla Normale di Pisa, ha studiato anche a Bochum, ed è presidente del Centro Europa Ricerche. Negli ultimi anni si è concentrato nei suoi scritti sulle crisi del capitalismo e dell’Unione Europea, che sono ben lungi dall’essere risolte. Per uno dei suoi libri egli ha deciso di utilizzare un termine che in Germania viene considerato tabù, poiché evocativo di memorie oscure: Anschluss. Questa parola venne impiegata nel 1938 non appena l’Austria venne annessa dalla Germania nazista, che così inaugurò una lunga serie di annessioni territoriali in Europa che avrebbero dovuto porre le basi per la fondazione del proprio Reich (impero) millenario. Il titolo volutamente provocatorio nasconde l´opinione dell’autore secondo la quale, dopo il Crollo del Muro nel ’89, non è avvenuta una riunificazione tra due soggetti con pari diritti e dignità, bensì un’annessione da parte del soggetto capitalistico più forte ad Ovest nei confronti del più debole ad Est che è stato presto fagocitato, umiliato e privato per sempre anche di quegli istituti giuridici ed apparati industriali che, comunque, garantivano diritti ed un certo grado di benessere ben maggiore rispetto a quello degli altri Paesi del Patto di Varsavia. Il fatto di dover emigrare e dover accettare paghe più basse a parità di mansione fu un vero e proprio shock mai studiato a sufficienza; ad aumentare la delusione fu l’abitudine perfidamente comunista di costringere tutti i cittadini, anche e soprattutto le donne, a lavorare. Pertanto fenomeni come la disoccupazione di massa ed altre misure che sarebbero state introdotte negli anni seguenti, come il sussidio Hartz IV, non erano concepibili nemmeno mentalmente in regioni dove il lavoro ed una casa erano diritti costituzionalmente garantiti erga omnes, mentre la disoccupazione e la pigrizia sul posto del lavoro erano considerati crimini sociali, condannati da tutti anche nell’immaginario collettivo.

Chemnitz © youtube stanm3 media translated

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Nel video in questione lo studioso cita pochi, ma eloquenti dati: a causa della parità 1:1 tra le due monete nazionali decisa, anzi imposta, dal governo occidentale di Bonn, la maggior parte delle aziende all’Est venne dichiarata insolvente in pochi giorni. Ciò ebbe delle conseguenze devastanti in termini economici; sempre Giacchè afferma che tra il 1989 e il 1991 il prodotto interno lordo della Germania Est era sceso del 44 per cento, crollo che non ha molti precedenti nella storia moderna. Inoltre la produzione industriale era calata nello stesso periodo del 65 per cento. Se teniamo conto che durante i governi europeisti di Monti, Letta e Renzi, che avrebbero “salvato” l’Italia, la nostra produzione industriale è calata del 25 per cento, causando un’emigrazione senza precedenti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale di centinaia di migliaia di italiani l’anno, allora forse riusciamo a comprendere le proporzioni del collasso economico verificatosi all’epoca nelle regioni orientali tedesche.

Chemnitz © youtube daily mail

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Questi dati tremendi raramente vengono snocciolati dai media tedeschi. Sarebbe in un certo senso come ammettere il fallimento di un progetto politico voluto e guidato esclusivamente dal governo tedesco occidentale, e mai messo in discussione. Molto più facile etichettare gli oppositori e i delusi della politica degli ultimi 30 anni come nazisti e razzisti ignoranti. Non sarà nemmeno un caso che i partiti di estrema destra abbiano raccolto voti a piene mani nelle regioni facenti parte della vecchia DDR, e che non sono contrassegnate da una maggior presenza di stranieri (che invece sono più numerosi ad Ovest), bensì da più alti tassi di disoccupazione rispetto al resto del Paese. Ancora una volta le statistiche ufficiali ci vengono incontro: secondo la fonte “Statista.de”, che viene considerato il sito più completo in Germania per la raccolta di statistiche e rilevamenti di sondaggi, il tasso ufficiale di disoccupazione in Germania è del 5,2 per cento, mentre quello per le sole regioni orientali raggiunge quota 6,8 per cento. In tutti i Länder ad Est la disoccupazione si mantiene su livelli più alti di quello nazionale: nel Sachsen (Land di Chemnitz) è del 5,8 per cento, nel Brandenburg del 6,2, nel Mecklenburg-Vorpommern (regione di nascita della Merkel) addirittura del 7,5, ma il culmine di disoccupati viene raggiunto nella regione della Sachsen-Anhalt con il 7,6 per cento. Tutti questi Länder, come detto, facevano parte della DDR, e tutti hanno conosciuto le medesime difficoltà economiche ben raccontate da Giacché. Senza contare che ancora oggi il reddito pro capite nei Länder ex comunisti corrisponde mediamente al 75 per cento di quello delle regioni ad Ovest.

Chemnitz © youtube daily mail

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Potremmo infine citare come ancora nel 2018, alla vigilia cioè del trentennale della riunificazione o annessione che dir si voglia, nella busta paga di ogni singolo lavoratore in Germania è presente una trattenuta progressiva alla fonte sul salario lordo che viene definita “Solidaritätszuschlag”. Quest’ultima trattenuta sulla busta paga altro non è che un contributo di solidarietà che ogni lavoratore, obtorto collo, versa per le regioni più povere della Germania, quelle insomma citate sopra.

Per concludere, l’uccisione di un tedesco da parte di due richiedenti asilo, uno dei quali da anni illegalmente residente in Germania, potrebbe essere stata la classica goccia che ha fatto traboccare un vaso costruito ad arte nel 1989. Il clima interno si sta deteriorando, tanto che alcuni giornali tedeschi già scrivono di guerra civile, di società parallele fisiche o virtuali che devono essere smantellate, e di partiti estremisti da sciogliere o almeno da tenere sotto costante osservazione poiché incostituzionali. Non male davvero per un Paese ritenuto cardine di stabilità e che, assieme alla Francia del sempre meno popolare Macron, dovrebbe trascinare tutti noi europei fuori dalle paludi della crisi economica che quest’anno ha festeggiato il suo decennale. Per tutto il resto c’è il perenne antifascismo in assenza di fascismo, come scriveva il compianto (ahimè da pochi) filosofo marxista Costanzo Preve.

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I cittadini di Chemnitz cercano di spiegare le loro ragioni ad una giornalista

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Matteo Corallo

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