Ormai è un ritornello. Meglio dire, un tormentone che di tanto in tanto torna a risuonare, talvolta, a ritmi travolgenti: l’Austria blocca il Brennero. Qualche settimana fa sembrava fossero pronti addirittura i carri armati di Vienna, per sbarrare la strada ai profughi dal Sud. I giornali, i telegiornali e tutti gli altri media soprattutto in Italia, hanno agitato lo spauracchio della chiusura del confine tra l’Alto Adige ed il Tirolo, e giù valanga di commenti a consumo dell’uno o dell’altro interesse di parte. La verità è molto semplice: quello della chiusura del Brennero è un bluff. Bello e buono. Anzi, almeno all’apparenza, il valico alpino più amato e frequentato dagli italiani e dai tedeschi è anche uno dei meno controllati.

Chi scrive vive in Baviera ed è un pendolare a tutti gli effetti con l’Italia. Frequenza più o meno mensile, ma in certi periodi dell’anno anche più intensa. Ci sono molte ragioni per incavolarsi percorrendo quella che resta comunque una delle più belle autostrade europee: per il traffico, i TIR, i lavori in corso perenni, le code. Ma se proprio non c’è un problema, è quello dei controlli al confine o nelle vicinanze. Per fortuna o forse no. Perché i controlli, almeno all’apparenza (dubitiamo dell’esistenza di un vasto apparato segreto che sfugge completamente all’occhio degli automobilisti) e soprattutto da parte italiana, non si vedono proprio. Almeno, fino a qualche mese fa, ancora nel 2016, alla barriera per il pagamento del pedaggio di Vipiteno, sul versante Sud, stazionavano, a ridosso dei “cancelli”, pattuglie della polizia di Stato o della Guardia di Finanza, che controllavano peraltro soprattutto il traffico in entrata da Nord.

Da molto tempo sono sparite. Ovviamente non ce ne sono neppure sul confine vero e proprio e in ogni caso incrociare vetture della Polstrada sul tratto che dal Brennero va a Bolzano (e viceversa) è rarissimo. Oltre confine se ne vede qualcuna in più (anche “civette”…) della polizia tirolese. Ma badano soprattutto a beccare – senza pietà – chi in è in eccesso di velocità. Certo, sulle corsie dell’autostrada, nel piazzale di sosta in corrispondenza del confine, gli austriaci hanno tirato su, qualche mese, fa un paio di esili coperture ad arco che potrebbero dare riparo a eventuali controlli “volanti”, ma non sono mai state utilizzate. Come non c’è traccia di reticolati o altro genere di “muri” lungo la linea del confine. Per fortuna.

Si dirà: i controlli sono sulla strada statale. Può essere, ogni tanto piazzano un gippone di Alpini con fucile automatico d’assalto spianato, almeno per come si vede in tv nei periodi in cui il “ritornello” del blocco riprende vigore.

Domenica 23 luglio, giorno di grande traffico nei due sensi, nel primo pomeriggio abbiamo percorso il tratto di autostrada da Vipiteno al Brennero, per di più su un pulmino Volkswagen dai vetri oscurati…Controlli? Neanche l’ombra. A parte – va detto per correttezza – una pattuglia della nostra stradale (stavolta sì…) che, in corsia d’emergenza, aveva fermato un TIR, probabilmente per sincerarsi che avesse il permesso di circolare in quella giornata.

Il Brennero resta dunque – ripetiamo, per fortuna – un confine apertissimo. Lo è meno quello tra Austria e Germania. Proseguendo sull’autostrada della valle dell’Inn verso Monaco di Baviera, a Kiefersfelden i tedeschi i loro controlli li fanno eccome – non fermano tutti i veicoli, ovviamente sanno come agire – ma anche se sono “a campione” o comunque con criteri che giustamente non vengono rivelati, creano lo stesso, soprattutto nei giorni di traffico più intenso, qualche disagio e ritardo per le inevitabili code che si formano.

Ma basta cambiare strada e a Innsbruck scegliere di dirigersi verso Seefeld e Garmisch-Partenkirchen, per passare il confine austro-tedesco di Scharnitz, senza trovare alcun controllo e da lì proseguire indisturbati verso Monaco e il resto della Germania.

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Le dichiarazioni dei politici sul Brennero

 

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