Scontro di mondi. Così si potrebbe intitolare questo articolo. I mondi in questione sono quello dell’omosessualità e quello dell’eterosessualità, o meglio i pregiudizi che dal secondo si riversano sul primo. Terreno dello scontro è uno dei posti dove meno si penserebbe che ciò possa avvenire, ossia la città di Berlino. La Capitale tedesca, città storicamente legata alla comunità gay e LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) in genere, è quanto di più lontano verrebbe da immaginarsi da un luogo dove discriminazione sessuale e paura di chi è considerato “diverso” possano ancora, al giorno d’oggi, avere campo fertile. E invece episodi di violenza e discriminazione nei confronti di queste comunità sono in aumento anche qui (per testimonianza diretta di miei amici gay).

A sottolinearlo è il “Tagesspiegel”, uno dei giornali cittadini più popolari. In un articolo a firma di Frank Bachner viene descritto un episodio molto significativo di discriminazione e di paure crescenti nella società. La storia è molto semplice: Christian Berger, nome di fantasia usato dal giornalista per tutelare la privacy del protagonista, insegna in un Kita (un asilo) nel quartiere di Reinickendorf, a Nord di Berlino. Ebbene, alcuni genitori hanno vivacemente protestato con il direttore dell’asilo perché hanno saputo che l’insegnante è omosessuale: «Protestavano contro il lavoro di Berger, hanno minacciato una petizione, temevano per i loro figli. C’erano genitori musulmani fra di loro. ‘Vengono da un altro mondo’», ha detto il responsabile della scuola. Il problema, secondo molti genitori, sarebbe quello che, come è normale che sia, il maestro accompagna i piccoli al bagno e li deve toccare.

C’è stato un vero e proprio scontro di opinioni durante una riunione. Da una parte una dozzina di genitori decisi a mantenere il punto e dall’altra un gruppo di insegnanti indignati per la faccenda. Alla fine i genitori hanno cambiato scuola. Per alcuni genitori arabi, russi, turchi e rumeni la cosa costituisce un problema: «Per alcuni di loro un omosessuale è automaticamente un molestatore di bambini», ha detto Berger.

Il direttore ha dichiarato che l’orientamento sessuale di una persona non può avere alcuna influenza e che ciò che conta è il suo lavoro, oltre ad essere un atteggiamento discriminatorio contrario alla legge.

Tuttavia l’insegnante non era nuovo ad esperienze del genere. Aveva avuto già l’esperienza di una mamma, nell’asilo dove aveva lavorato precedentemente. «Mi guardava molto da vicino. La signora era stata violentata da piccola e provava ansia per suo figlio. Questo è comprensibile. Vi sono punti sensibili nel ruolo dell’educatore», commenta.

Il tema è di quelli non semplici e a rivelarlo allo stesso Berger è stata una conversazione sentita sulla metro di Berlino fra due uomini: «Se mio figlio avesse un insegnante gay, proverei disgusto», dicevano i due.

Dunque l’omosessualità è argomento di dibattito più che controverso, anche nel 21esimo secolo. Io sono andato a scuola dai preti, nel secolo scorso, e all’epoca le tematiche erano analoghe. Solo che non se ne parlava come oggi. Erano “cose da tenere nascoste”, tabù. Fatto sta che alcuni dei preti della mia scuola erano omosessuali, era risaputo, ed anche un mio insegnante laico di Greco (sposato e con prole). Era un ottimo insegnante e a me, allora adolescente, commuoveva comprendere come quell’uomo doveva aver sofferto in un mondo di “normali” per potersi affermare nel suo campo lavorativo. Se ho amato il Greco e le “Storie” di Erodoto, lo devo anche a lui, alla sua sensibilità e alla sua professionalità, e non mi sono mai sentito “contagiato” dalla sua presunta diversità, né i miei genitori si lamentarono mai con la scuola per i suoi presunti “gusti sessuali”. Nel mio ricordo sarà sempre quell’insegnante che mi parlava delle usanze dei Persiani, con tutta la passione che un essere umano può trasmettere. Non era un corruttore di fanciulli e di anime, era un pedagogo. Un pezzo di me lo devo anche ad un insegnante omosessuale.

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Qual è il Kita ideale?

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