Narciso Caravaggio © il Deutsch-Italia
Narciso Caravaggio © il Deutsch-Italia

Un antico adagio recita che tutte le strade portano a Roma. Quelle del Barocco di sicuro. E proprio queste strade vuole celebrare la mostra “Wege des Barock” (le vie del Barocco) che ha aperto al pubblico sabato scorso, e che sarà visitabile fino al 6 ottobre al Museum Barberini di Potsdam. Cinquantaquattro i capolavori, provenienti dalle collezioni di Palazzo Barberini e Galleria Corsini a Roma, che ripercorrono le vie dell’arte barocca snodandosi dalla Capitale d’Italia in tutta la Penisola ed in Europa del Nord, fino ad approdare nella Prussia di Federico il Grande. A coronamento del percorso espositivo ci sono anche due opere del museo tedesco finora non fruibili dal grande pubblico.

Il percorso espositivo
Museum Barberini Potsdam © il Deutsch-Italia

Museum Barberini Potsdam © il Deutsch-Italia

La mostra, curata per parte italiana da Maurizia Cicconi e Michele Di Monte, e per parte tedesca da Inés Richter-Musso, ha come riferimento di partenza il famoso dipinto “Narciso” (1597-1599), attribuito a Caravaggio. Controversa è appunto l’attribuzione del quadro, che lo storico dell’arte Roberto Longhi ritenne frutto del genio di Michelangelo Merisi, mentre l’esperto delle opere del pittore milanese Gianni Papi lo attribuì a Giovanni Antonio Galli, detto Lo Spadarino, seguace del grandissimo maestro italiano. Come che sia la figura del giovane che si specchia nell’acqua, Narciso, è il segno distintivo di un percorso che si snoda secondo tre direttrici: la prima quella dei pittori contemporanei all’allora giovane maestro del barocco italiano, e che da lui e dal suo realismo furono in un modo o nell’altro influenzati: fra gli altri Orazio Gentileschi, Giovanni Baglione e Carlo Saraceni; la seconda quella dell’influenza del caravaggismo in Italia (da Napoli a Venezia), della quale sono rappresentanti

Museum Barberini Potsdam © il Deutsch-Italia

Museum Barberini Potsdam © il Deutsch-Italia

Luca Giordano, Battistello Caracciolo e Jusepe de Ribera, e quella nell’Europa del Nord, dove a subirne il fascino del maestro milanese furono gli artisti delle Fiandre e della Francia, fra i quali spiccano Simon Vouet, Matthias Stom e Michael Sweerts; la terza direttrice è quella delle opere legate alle allegorie delle arti, collezionate dai principi tedeschi, e che videro fra i maggiori rappresentanti Simon Vouet, Salvator Rosa e Prospero Muti. A coronamento della mostra le due sole opere provenienti direttamente dalle collezioni del museo di Potsdam della pittrice romana di scuola caravaggesca Artemisia Gentileschi, il “Ratto di Lucrezia” e “Betsabea al bagno”.

I musei Barberini
Museo Barberini Roma © il Deutsch-Italia

Museo Barberini Roma © il Deutsch-Italia

Come in uno specchio riflesso, oltre al Narciso caravaggesco, i due edifici che ospitano in modo stabile e temporaneo le opere del percorso espositivo: Palazzo Barberini a Roma e l’omonimo museo a Potsdam. Il primo (oggi facente parte del polo museale “Gallerie nazionali Barberini-Corsini”) si può senz’altro considerare come l’edificio simbolo del Barocco e un unicum della storia dell’architettura italiana ed europea.

Museo Barberini Roma © il Deutsch-Italia

Museo Barberini Roma © il Deutsch-Italia

Voluto da Maffeo Barberini, Papa Urbano VIII, sorse sul luogo dove si trovavano le antiche fabbriche della famiglia Sforza, poste sul colle del Quirinale. Il progetto fu affidato in origine (1623) al Maderno, che vi lavorò con il nipote Francesco Borromini. Nel 1629, morto Maderno, i Barberini incaricano Gian Lorenzo Bernini di proseguire i lavori e quest’ultimo realizzò l’attuale configurazione del palazzo, per l’epoca decisamente innovativa, a metà tra

Pietro da Cortona Trionfo della divina provvidenza © il Deutsch-Italia

Pietro da Cortona Trionfo della divina provvidenza © il Deutsch-Italia

villa suburbana e palazzo di rappresentanza, con ampie aperture e un porticato che si congiunge, attraverso una rampa a gradoni, con il giardino segreto posto sul retro. All’interno, nell’ala Nord, si trova il maestoso scalone realizzato dall’architetto napoletano, mentre in quella Sud vi è la scala elicoidale di Francesco Borromini. All’interno della struttura centrale dell’edificio, che vede anche due ali identiche ai lati, si trova il più vasto salone di un palazzo principesco romano (escluso il Vaticano), quello affrescato da Pietro da Cortona con “Il trionfo della divina provvidenza” (1635) in cui è raffigurata la celebrazione della famiglia Barberini: un vero e proprio trionfo del Barocco.

Museo Barberini Potsdam © il Deutsch-Italia

Museo Barberini Potsdam © il Deutsch-Italia

Tale soffitto è stato fotografato in alta risoluzione e, in occasione della mostra, attraverso un grandioso e tecnologico gioco di proiezioni olografiche, accoglie i visitatori del Palazzo Barberini di Potsdam (1771-1772). L’edificio fu voluto da Federico II di Hohenzollern, detto il Grande, re di Prussia, il quale, pur non essendo mai stato a Roma, vedendo una stampa del palazzo romano di Giovanni Battista Piranesi, si innamorò a tal punto dell’edificio da volerne uno simile (di cui fece di suo pugno uno schizzo). Incaricò pertanto l’architetto Carl von Gontard di realizzarlo. Successivamente, sotto Federico Guglielmo IV, furono costruite anche le due ali ad opera degli architetti Ludwig Persius, Friedrich August Stüler e Ludwig Ferdinand Hesse.

Il Palazzo fu gravemente danneggiato nell’aprile del 1945 e demolito nel 1948. Tra il 2013 e il 2016 è stato ricostruito, grazie al contributo della Fondazione Hasso Plattner. Tuttavia l’amore di Federico il Grande per l’italianità si vede non solo da quest’opera architettonica, ma da continui riferimenti all’arte classica romana e a quella posteriore presenti in tutto il parco della Reggia di Sanssouci di Potsdam.

Caravaggio, maestro d’arte
La Reggia di Federico II nel Parco di Sanssouci

La Reggia di Federico II nel Parco di Sanssouci

Affascinante la pittura di Caravaggio, che fece scuola pur non avendo una sua bottega. Il suo modo innovativo di dipingere, rappresentando i soggetti dipinti, sia essi storici o allegorici, come fossero personaggi della sua epoca, all’interno di un normalissimo contesto di vita quotidiana, ispirò appunto pittori dell’intero continente. Quel suo “essere fuori degli schemi”, nella vita come nella pittura (non usava infatti fare, come da scuola vasariana, disegni preparatori dei suoi dipinti, come un po’ tutti i grandi artisti della sua epoca, ma dipingeva direttamente i soggetti sulla tela), ne fece una vera icona cui ispirarsi. Dei suoi dipinti in Germania ce ne erano originariamente cinque. Tre, sembra, andarono perduti nell’ultimo conflitto mondiale durante i bombardamenti del silos nel quale erano stati riposti. Gli altri due, “L’incredulità di San Tommaso” e “Amor vincit omnia”, sono visitabili presso la galleria dei dipinti della “Fondazione dei palazzi e dei giardini prussiani Berlino-Brandeburgo” a Potsdam il primo, e presso la Gemäldegalerie di Berlino il secondo.

La mostra, che fra i partener vede l’Istituto Italiano di Cultura di Berlino, è chiusa di martedì mentre negli altri giorni della settimana è visitabile dalle 10 alle 19 (e fino alle 21 ogni primo giovedì del mese) al prezzo di 14 euro (10 per i ridotti). I ragazzi sotto i 18 anni e gli studenti maggiorenni entrano gratis.

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Wege des Barock

© Youtube Museum Barberini

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Nato a Roma, laureato in Filosofia all'università "la Sapienza", è giornalista professionista. Ha collaborato con ilSole24Ore, con le agenzie stampa Orao News e Nova e in Germania con il magazine online ilMitte.

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