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Le città tedesche possono decidere autonomamente di limitare la circolazione dei motori diesel per mantenere l’emissione degli ossidi di azoto entro i limiti imposti dalla normativa europea: è questa la sentenza della Corte costituzionale di Lipsia, che interviene ufficialmente nella decisione sulle sorti dei motori fiore all’occhiello dell’industria automobilistica tedesca. Se da una parte il verdetto segna un importante successo per le associazioni ambientaliste, dall’altra costituisce un castigo quasi beffardo per le grandi case automobilistiche.

Sullo sfondo della decisione della Corte c’è l’azione intrapresa dall’Ente per la difesa dell’ambiente e dei cittadini Deutsche Umwelthilfe e.V, che qualche settimana fa ha denunciato una dozzina di città e Länder tedeschi per la bassa qualità dell’aria. In due casi, a Lipsia e Düsseldorf, i tribunali amministrativi locali hanno dato ragione all’Ente: i magistrati hanno chiesto ai governi regionali di Renania settentrionale (Ovest della Germania) e Baden-Württemberg (Sud-Ovest del Paese) di riportare gli standard dei gas di scarico nella norma, e di introdurre limiti di circolazione per i motori più inquinanti. Le due Regioni-Stato hanno presentato ricorso alla Corte federale, vedendo la necessità di una legge nazionale al riguardo, ma non hanno avuto successo.

La Deutsche Umwelthilfe e.V, da parte sua, ha vinto su tutti i fronti, e la sua conquista ha dell’incredibile: secondo quanto riporta la versione online dell’autorevole “Der Spiegel”, l’Ente è costituito da soli 80 dipendenti e 2.500 iscritti. Un’associazione davvero piccola, che ha vissuto finora di espedienti finanziari e neppure lontanamente comparabile per importanza ad altre associazioni dello stesso genere (per fare un paragone, nella sola Germania “Greenpeace” conta 580.000 iscritti). Tra i finanziatori della Deutsche Umwelthilfe, tra l’altro, c’è anche la casa automobilistica giapponese Toyota: i più maliziosi sono pronti a vedere in questo supporto orientale molto più di un dettaglio accessorio.

L’aria pulita, tuttavia, costerà cara a qualcuno: saranno i cittadini proprietari di diesel a pagare il prezzo maggiore della svolta green della Germania. I divieti di circolazione saranno introdotti secondo scadenze non immediate e le limitazioni dovrebbero essere inizialmente circoscritte a piccole zone, o addirittura a singole vie particolarmente afflitte dallo smog. Niente di estremo, quindi. Eppure, la possibilità di introdurre restrizioni per diesel Euro 4 ed Euro 5 farà perdere di valore ad auto relativamente moderne, che non avranno possibilità di essere rivendute. Questi proprietari si ritroveranno con auto recenti di valore pari a zero, che andranno incontro a un uso sempre più limitato.

Anche le grosse case automobilistiche tedesche, da parte loro, hanno già cominciato a raccogliere i cocci: appena dopo la comunicazione della Corte nel pomeriggio, le azioni di BMW, Daimler e Volkswagen hanno perso parecchi punti percentuali. I proprietari delle auto diesel che presto perderanno di valore, con ogni probabilità non andranno a ricomprare una nuova auto da quegli stessi fornitori che, consapevolmente, non hanno dato il meglio di sé. E anche gli investitori lo sanno. La fiducia dei clienti nei confronti di un’azienda va di pari passo con quella degli azionisti.

Ed è così, in uno scenario da contrappasso quasi dantesco, che le case automobilistiche si troveranno ora a pagare pegno. In un ipotetico Inferno moderno racconteremmo che, in un passato non troppo lontano, i grossi costruttori tedeschi hanno “tramato” per nascondere l’inquinamento prodotto dalle proprie auto. Basti citare, a questo proposito, lo scandalo Volkswagen di qualche anno fa, dove il costruttore aveva riconosciuto di avere modificato con un software i suoi motori per superare i test antinquinamento, o quello di qualche mese fa di Volkswagen, Daimler e Bmw circa i test eseguiti su scimmie ed esseri umani per valutare gli effetti degli scarichi diesel.

Ed è sempre in questo ipotetico Inferno moderno che i costruttori tedeschi si troverebbero ora a perdere i loro guadagni proprio così: a causa di quell’inquinamento che si sono permessi di produrre con l’inganno.

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Lettura di Leopoldo Innocenti

 

La Cancelliera Merkel circa il verdetto della Corte di Lipsia

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