Neville Rowley © il Deutsch-Italia
Neville Rowley © il Deutsch-Italia
Henri James Simon

Henri James Simon

Il comune turista o il semplice cultore museale, tedesco o no, difficilmente è a conoscenza di chi fosse Henri James Simon. Eppure se oggi è possibile visitare le bellezze dei principali musei berlinesi, con opere come il famoso busto di Nefertiti, lo si deve anche a lui.

Simon (1851-1932) nacque a Berlino. Era figlio di un commerciante ebreo di cotone cui, dopo una formazione classica ricevuta presso il Berlinisches Gymnasium zum Grauen Kloster e un tirocinio presso il centro tessile di Bradford, si unì nelle attività di famiglia a partire dal 1876. Uomo dai molteplici interessi si inserì in quella che passò alla storia come la cerchia degli intellettuali ebrei che gravitavano attorno alla figura dell’imperatore Guglielmo II assieme, tra gli altri, allo storico dell’arte

Pergamon Museum © il Deutsch-Italia

Pergamon Museum © il Deutsch-Italia

Arnold Wilhelm (von) Bode che divenne direttore generale di quello che sono oggi i Musei statali di Berlino. Assieme a quest’ultimo Simon era appassionato di archeologia e per questa ragione finanziò prima gli scavi a Babilonia (1899-1917) e Assur (1903-13 / 14), in seguito ai quali furono ritrovate la famosa “Porta di Ishtar” e la “Strada delle processioni”, oggi facenti parte delle meraviglie del Pergamon Museum (tuttora in restauro), e poi gli scavi (1911-1914) di Ludwig Borchardt nella città del faraone Akhenaton a Tell el Amarna, e gran parte dei reperti trovati, tra cui i busti scolpiti di Nefertiti (come si accennava all’inizio, ritrovato nel 1912) e Tiye, fanno oggi parte della

Bode Museum © il Deutsch-Italia

Bode Museum © il Deutsch-Italia

collezione del Neues Museum a seguito della sua donazione nel 1920. Ma da mecenate quale era già nel 1904 aveva donato all’allora Kaiser Wilhelm Museum, oggi intitolato a Bode (Bode Museum), la sua collezione di opere rinascimentali di alto livello, da Mantegna a Bronzino, da Luca della Robbia a Donatello. Nel dicembre 1918, dopo il crollo dell’impero tedesco, donò ai musei di Berlino la sua ingente collezione di arte medievale (in totale le opere da lui donate ai Musei statali della Capitale tedesca sono circa 10mila, ossia pari a circa il 10 per cento del totale).

James Simon Gallery © il Deutsch-Italia

James Simon Gallery © il Deutsch-Italia

Lo scorso 12 luglio, alla presenza della Cancelliera Merkel, è stata inaugurata presso l’Isola dei Musei di Berlino, la nuova galleria a lui dedicata, la James Simon Gallery per l’appunto, realizzata dall’architetto britannico David Chipperfield, che fungerà da ingresso centrale per il Museo Pergamon, il Neues Museum, l’Altes Museum e il Bode Museum. Proprio in quest’ultimo al contempo è stata ripristinata una sala (il James Simon Kabinett), contenente molte opere da lui collezionate e che per lungo tempo erano rimaste depositate nei magazzini. A riportarle all’attenzione del grande pubblico è stato lo storico dell’arte francese Neville Rowley, curatore dell’arte italiana prima del 1500 tanto presso la Gemäldegalerie quanto al Bode Museum.

Neville Rowley © il Deutsch-Italia

Neville Rowley © il Deutsch-Italia

Neville Rowley ha concepito una risistemazione delle opere, alcune delle quali purtroppo gravemente danneggiate o andate perdute durante i bombardamenti dell’ultimo conflitto mondiale, in un ambiente che si differenzia ad iniziare dal colore delle pareti (in questo caso di un bel rosso porpora) rispetto alle altre sale museali che ricalcano invece uno stile per così dire più “piatto” e spoglio, così come era presente nella precedente sistemazione delle collezioni presso i Musei Nazionali di Berlino (SMB) a Dahlem (quartiere residenziale della Capitale tedesca). Avvalendosi di fotografie scattate in quella medesima sala al momento dell’inaugurazione del museo nel 1904, ha potuto così ricavare un elenco pressoché completo delle opere che vi erano state esposte all’epoca e che rispecchiavano l’allestimento delle medesime a casa Simon, in Tiergartenstrasse 15A.

Mantegna - Bode Museum © il Deutsch-Italia

Mantegna – Bode Museum © il Deutsch-Italia

Vi sono pertanto esposti capolavori di Andrea Mantegna (una stupenda Madonna con bambino che dorme), Benedetto da Maiano, Vincenzo Catena, o il ritratto di un giovane uomo di Agnolo Bronzino, oltre ad una collezione di piccoli bronzi, sempre di epoca rinascimentale. I mobili provengono dal Museo delle Arti decorative. Alcune opere andate perdute nel rogo del bunker, dove erano state riposte dai nazisti, sono state sostituite da riproduzioni di grande formato. Inoltre pannelli esplicativi informano sulla vita del ricco mecenate.

Donatello - Bode Museum © il Deutsch-Italia

Donatello – Bode Museum © il Deutsch-Italia

Per chi volesse completare la visita delle opere del Rinascimento italiano presenti al Bode può vedere le sale dedicate a quello fiorentino, di cui una interamente dedicata a Donatello (Donato di Niccolò di Betto Bardi) e il cui pezzo di maggior pregio è un basso rilievo in marmo, la cosiddetta “Madonna Pazzi”. Per finire degnamente la visita “italiana” del

Bode Museum © il Deutsch-Italia

Bode Museum © il Deutsch-Italia

Bode Museum non si può non vedere lo splendido mosaico “La diaspora dell’Arcangelo”, che una volta adornava le pareti della chiesa di S. Michele in Africisco a Ravenna (che oggi, purtroppo, non esiste più) e che fu acquistato e portato a Berlino da Federico Guglielmo IV di Prussia.

Il grande lavoro fatto da James Simon è oggi tenuto vivo nella memoria comune dalla fondazione a lui dedicata.

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Nato a Roma, laureato in Filosofia all'università "la Sapienza", è giornalista professionista. Ha collaborato con ilSole24Ore, con le agenzie stampa Orao News e Nova e in Germania con il magazine online ilMitte.

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