Era un successo annunciato. O meglio sarebbe dovuto esser tale, ma al momento siamo decisamente al di sotto delle aspettative. Stiamo parlando dell’anno della celebrazione dei 500 anni della Riforma protestante, il cui inizio simbolico si suole datare il 31 ottobre 1517, allorquando Lutero affisse sul portone della chiesa si Wittenberg le sue 95 tesi dedicate alla vendita delle indulgenze.

Tutti in Germania si aspettavano un successo senza precedenti e promettevano lauti guadagni per il turismo, oltre che per le languenti casse della Chiesa protestante, messa a dura prova dagli scarsi contributi derivanti dalle dichiarazioni di adesione fatte al fisco dai suoi seguaci (in Germania si paga una tassa, la Kirchensteuer, sulla propria confessione religiosa che va dichiarata al fisco. Molti, protestanti o cattolici che siano, si professano atei per non pagarla perché può anche arrivare al 10 per cento dell’imponibile). Per i vari eventi nei Länder tedeschi sono stati stanziati ingenti finanziamenti, nell’ordine di centinaia di milioni di euro. La sola Wittenberg per esempio ne ha stanziati più di 50, mentre il suo Land, la Sassonia-Anhalt ne ha investiti più del doppio, mentre il ministero della Cultura di Berlino, la Capitale, ne ha stanziati circa 40. Ma non basta. Si sono costruite infrastrutture, ristrutturati edifici storici, si sono fatte campagne di informazione, e si è ricevuto il sostegno dell’Unione europea. In totale si è calcolato un investimento di circa mezzo miliardo di euro.

Wittenberg

Per tutto il periodo estivo (16 settimane per la precisione) a Wittenberg ci sarà la “Mostra mondiale della Riforma” per la quale sono stati stanziati ben 25 milioni di euro. Gli organizzatori si aspettavano circa mezzo milione di visitatori, ma finora se ne sono visti solo 40mila. Anche il raduno di fine maggio a Berlino, il Kirchentag, in cui si aspettavano 140mila visitatori, in realtà ha visto solo poco più di 100mila ospiti. Eppure l’ospite d’onore, celebrato come una star, era l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama. E stesso “flop” si è registrato al raduno successivo a Wittenberg, dove dei 200mila arrivi preventivati se ne sono visti solo 120mila. E in molti hanno messo in dubbio anche quel numero.

Le Regioni della Germania dell’Est sembrano essere quelle meno propense a festeggiare. In particolare la Sassonia-Anhalt e la Turingia. A Lipsia, per esempio, si era partiti con un’aspettativa di 50mila ospiti, poi calata a 35mila. Ne sono arrivati 15mila, di cui solo la metà paganti il biglietto. Tuttavia Ulrich Schneider, direttore dell’Associazione per i festeggiamenti della Riforma, si dice sicuro di raggiungere alla fine degli eventi in programma il mezzo milione di presenze. Più critico e forse oggettivo il sovraintendente di Lipsia, Martin Henker, che così ha chiosato l’analisi dei numeri: «Ci vuole una, analisi aperta, onesta e autocritica», per poi finire: «Lipsia non è la sola ad aver ottenuto questo cattivo risultato». Come dire “mal comune…”. Il teologo di Monaco di Baviera Friedrich Wilhelm Graf ritiene che la Chiesa abbia sovrastimato i numeri: «I legami tra i fedeli e la loro Chiesa sono molto tenui, il fallimento del giubileo è la prova della crisi del protestantesimo in Germania», ha chiosato. Anche l’Ente nazionale tedesco per il turismo ha rivisto al ribasso i numeri. Ancor più che per Wittenberg e Berlino, gli organizzatori dei festeggiamenti sono delusi dalle presenze nei luoghi più piccoli. Quasi tutte le città in cui il riformatore ha messo almeno una volta piede, rimangono in attesa delle visite alle mostre che hanno organizzato.

Chi è allora il vero vincitore dell’anno giubilare della Riforma? Al momento sembra esserlo una piccola cittadina bavarese, Zirndorf per la precisione, che è la sede della società tedesca Geobra Brandstätter che produce i famosissimi pupazzetti della Playmobil. Il loro di Martin Luther di plastica, alto solo 7 centimetri e mezzo, ha finora venduto più di un milione di copie. Questo sì è un indubbio successo.

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Martin Luther e la Riforma

 

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