Goethe ritratto da Wilhelm Tischbein
Goethe ritratto da Wilhelm Tischbein
J.W. Goethe - Stieler 1828

J.W. Goethe – Stieler 1828

Duecentosettanta anni, ma se li porta benissimo, Johann Wolfgang Goethe, il poeta-vate tedesco il cui genio e la cui fama attraversarono il tempo e lo spazio: «Sono venuto al mondo a Francoforte sul Meno il 28 agosto 1749 al suono delle campane di mezzogiorno», scrive nella sua autobiografia il grande scrittore, le cui opere sono conosciute e tradotte in tutto il mondo. Non tutti siamo nati per vivere in eterno. Lui, sicuramente, era un predestinato.

Casa di Goethe Roma © il Deutsch-Italia

Per questo anche quest’oggi, come ogni anno, alla Casa di Goethe di via del Corso a Roma (come si fa da sempre in grande stile in Germania presso il Goethe Museum di Weimar, Francoforte e Düsseldorf) nel giorno del suo 270° compleanno , il sommo poeta tedesco verrà festeggiato come se fosse ancora in vita, con il suo vino preferito, il “Wurzburger Stein” prodotto fin dall’VIII secolo con il nome di Steinwein nella regione vinicola della Franconia. Che amasse il vino, Goethe, non è un segreto. Se lo faceva mandare anche quando soggiornava nelle stazioni termali di Marienbad e di Karlsbad. «Beveva dalle due alle tre bottiglie di vino al giorno. E alla mattina cominciava con il marsala… ma lo reggeva bene e lo sapeva», spiega Dorothee Hock che oggi, puntuale come ogni anno, accoglierà gli ospiti alla Casa di Goethe.

Casa di Goethe Roma © il Deutsch-Italia

Casa di Goethe Roma © il Deutsch-Italia

«Tutto è follia nel mondo ciò che non è piacer» canta Violetta nella Traviata, dopo aver incontrato per la prima volta il suo Alfredo. Diversa sorte era toccata alla povera e innocente Margherita (questo il nome del malcapitato “oggetto del desiderio”) di Faust, il protagonista di una delle sue più celebri opere, che da questi verrà subito sedotta e altrettanto rapidamente abbandonata per la versione rediviva di Elena di Troia, rianimata per l’occasione in tutta la sua bellezza da Mefistofele in un diabolico percorso che ha come traguardo l’eterna giovinezza. E l’immortalità come tappa successiva e obiettivo finale. Un mito che nasce con la civiltà e che attraverso i secoli giunge oggi fino a noi, figli del “Terzo Millennio”. Certo, ai nostri giorni non ci si affida alle megere per trangugiare pozioni miracolose. Piuttosto alla moderna medicina estetica. O alle pillole di collagene. Ma sempre – dietro l’irrefrenabile desiderio di mantenere un aspetto giovanile e attraente all’esterno – il bisogno si cela di vivere oltre il tempo e oltre lo spazio il nostro comune anelito all’eterno. Faust è come tutti noi, un irrequieto, uno che non riesce a stare fermo.

Dino Campana

Dino Campana

«Oh! ricordo!: ero giovine, la mano non mai quieta poggiata a sostenere il viso indeciso, gentile di ansia e di stanchezza… Tutto era mistero per la mia fede, la mia vita era tutta “un’ansia del segreto delle stelle, tutta un chinarsi sull’abisso”». Così ricorda la figura del Faust nei suoi Canti Orfici il nostro Dino Campana, che in quello dovette identificarsi non poco. «Non invecchio mai, perché la suggestione può anche ringiovanire cento, duecento, tremila anni di vita, qualunque età», aveva confessato al suo psichiatra in uno dei suoi rari momenti di lucidità. «Con la suggestione posso ringiovanire molti anni, posso vivere a volontà».

Ed è quella suggestione vagheggiata da molti come unica speranza alla umana finitezza che ci farà levare lieti i calici quest’oggi. Con più ardore. A mezzogiorno in punto.

Il Faust di Goethe in 90 secondi

© Youtube Terra X Natur & Geschichte

 

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