La storia del locale e della famiglia di Luigi Tambosi, commerciante originario di Rovereto (Trento) che lo fondò, è lunga e risale addirittura all’Ottocento quando, precisamente nel 1810, Luigi Tambosi, trasferitosi a Monaco di Baviera insieme alla moglie, prese in gestione un Cafè fino ad allora di proprietà di Giovanni Pietro Sarti. Nel 1774 Sarti, veneziano di origine, ebbe il permesso di aprire nell’ Hofgarten di fronte alla scuola di equitazione imperiale un chiosco adibito alla vendita di caffè, cioccolata calda e limonata. Con il passare degli anni e grazie all’aumento della popolazione in città, il chiosco passò ad essere un vero e proprio locale dove si servivano oltre alle bevande anche prodotti importanti direttamente dall’Italia.

Dopo la morte di Giovanni Pietro Sarti nel 1796, il locale cambiò più volte gestore fino all’arrivo di Luigi Tambosi. L’attuale locale fu eretto tra il 1824 e 1827 dall’architetto tedesco Leo von Klenzes, dove sorgeva la scuola di equitazione imperiale.

Tuttavia fu negli ultimi 20 anni che il Cafè ebbe un maggior successo anche grazie all’Opera Open Air, la quale si teneva da maggio a settembre ogni giovedì sera e alla collaborazione con i grandi marchi enogastronomici della città, tra cui la Dallmayr (noto importatore di caffè).

Sarà capitato a più di qualcuno, nelle calde giornate d’agosto, di passeggiare in direzione di Odeonsplatz, con la sua Feldherrnhalle (copia ottocentesca della Loggia dei Lanzi di Firenze) e vedere una schiera di persone, sedute ai tavolini esterni del Tambosi, armate di occhiali da sole e crema solare, bere un cappuccino o mangiare un’ottima fetta di Tiramisù fatto in casa.

Ecco, il Tambosi dava il meglio di sé proprio in estate quando, oltre ai 160 posti delle sale interne, anche i 600 posti a sedere nell’Hofgarten (il giardino residenziale) venivano presi d’assalto per assicurarsi un posto all’ombra degli ippocastani.

Secondo quando riportato dall’edizione monacense della Süddeutsche Zeitung, la causa della chiusura sarebbe da ritenersi non alla mancanza di clienti, bensì al raddoppio del canone d’affitto mensile imposto dalla proprietà dell’immobile che si affaccia su Odeonsplatz (la INKA Odeonsplatz & Co). Questo dopo i lavori di ristrutturazione e risanamento previsti per i primi mesi del 2017.

Il direttore del Cafè Tambosi, Andrea Waldecker, intervistato sempre dalla Süddeutsche, sembra essere in disaccordo con il nuovo piano di ristrutturazione imposto dai proprietari, che vorrebbero trasformare il Tambosi in un locale da vita notturna oppure in una birreria.

Troppo anche per Waldecker che ha fatto della qualità e della tradizione il proprio cavallo di battaglia, portando il locale ad essere uno dei migliori Cafè di Monaco di Baviera.

Gli amanti del buon caffè, purtroppo, dall’anno prossimo perderanno un punto di riferimento in città e il tempo trascorso seduti al Tambosi sarà solo un ricordo.

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L’Hofgarten del Tambosi

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