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La Germania ha indubbiamente un rapporto difficile con la Turchia e con il suo Presidente Recep Tayyip Erdoğan. E questo non solo a causa dell’accordo stipulato dalla Cancelliera Merkel nel marzo del 2016 – il quale stabiliva che Ankara pattugliasse il Mar Egeo per bloccare i profughi siriani diretti in Grecia, e che riportasse nei campi profughi in Turchia fino a 72 mila rifugiati arrivati illegalmente nel Paese ellenico, sostituendoli con profughi regolarmente registrati. Il tutto finanziato da Bruxelles per sei miliardi di euro, in cambio della liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi per poter viaggiare in Europa -, ma anche a causa di numerosi altri episodi che si sono succeduti con il passare del tempo: dal “caso” Böhmermann , il comico che aveva sbeffeggiato Erdoğan con una poesia considerata altamente offensiva (in aprile), al riconoscimento da parte del Parlamento tedesco del genocidio degli Armeni operato dai turchi (ottomani) agli inizi dello scorso secolo. In quell’occasione la Turchia attaccò duramente i parlamentari tedeschi di origine turca; dalle dichiarazioni di luglio del ministro degli Interni, il cristianodemocratico Thomas de Maizière, che aveva “ricordato” alle comunità turche e curde che non sarebbero stati accettati eccessi contrari all’ordine e al diritto dello Stato tedesco, alla decisione della Corte Costituzionale Federale tedesca di Karlsruhe (Bundesverfassungsgericht) di vietare un intervento in diretta streaming del Presidente turco, per supportare gli oltre 40mila presenti ad una manifestazione in suo supporto dopo il tentativo di colpo di stato, nel mese di agosto. Per non parlare della richiesta di asilo in Germania da parte di più di cento ufficiali turchi che operano nell’ambito della Nato.

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Ebbene, a tutta questa serie di episodi, si sono recentemente uniti altri problemi nella Renania Settentrionale-Vestfalia, dove la polizia ha recentemente chiuso una moschea, la “Ditib”, nella quale operava un’associazione islamica turca, la “Diyanet”, il cui capo, Mehmet Goermez, aveva ammesso il coinvolgimento di sei imam in un caso di spionaggio effettuato ai danni dei sostenitori del partito curdo “Pkk” e dell’oppositore del Premier turco Fethullah Gulen (attualmente negli Stati Uniti) accusato da Ankara di essere il mandante del fallito colpo di stato dell’agosto scorso. La scorsa settimana, inoltre, la procura di Düsseldorf ha chiesto alla polizia di verificare vi fosse fondamento circa le accuse lanciate dall’associazione “Unione per l’istruzione e per la scienza” (Gew) circa l’istigazione operata da parte del Consolato turco su genitori ed alunni, affinché spiassero gli insegnanti, denunciando quanti fra di loro manifestassero in qualche modo la propria avversione al regime di Ankara.

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In questo clima non proprio idilliaco fioccano le polemiche riguardo l’intenzione dello stesso Erdoğan di recarsi in marzo nella Renania Settentrionale-Vestfalia per fare campagna elettorale, presso la numerosa comunità turca lì presente, a favore della riforma costituzionale da lui stesso proposta, che verrà votata il prossimo 16 aprile e che prevede la trasformazione della Repubblica turca in un sistema presidenziale.

Non è la prima volta che il Presidente turco si recherebbe in Germania: già era stato a Colonia nel 2008 e nel 2014, ma era un’altra stagione politica. Il ministro per il Lavoro e l’Integrazione sociale della a., Rainer Schmeltzer (Spd), si è detto “molto preoccupato”, anche se da un punto di vista legale si sente le mani legate. “La libertà di espressione e quella di riunione dovranno comunque essere rispettate”, ha dichiarato. Quello dell’Interno, Ralf Jaeger (Spd), ha reagito bruscamente: “La libertà di espressione qui non deve essere oggetto di abuso per promuovere un emendamento costituzionale in Turchia, limitando i diritti fondamentali e reintroducendo la pena di morte”.

Non aspettano momenti facili alla Cancelliera Merkel.

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Erdogan farà la sua campagna elettorale in Germania?

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