Il Maggiolino Volkswagen © il Deutsch-Italia
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Erholung-am-Flussufer-©-Bundesarkiv-B-146II-732-©-CC-BY-SA-3

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Il 10 luglio è definitivamente calato il sipario sul Maggiolino l’auto passata alla storia con un record, non di produzione, bensì nella longevità in tutta la storia dell’automobile. Il Käfer, in tedesco, il Beetle, in inglese, Maggiolino in italiano nell’ultimissima versione prodotta dall’affiliata messicana del gruppo Volkswagen, era nato negli anni Trenta per volere di Adolf Hitler, il quale nel 1933 chiese all’ingegnere Ferdinand Porsche, come lui austriaco, di progettare un’auto per il popolo tedesco. L’auto KdF-Wagen, “Kraft durch Freude-Wagen”, una vettura che nasceva dalla Forza che diveniva Gioia, avrebbe dovuto fare secondo il Führer da contraltare alla Ford T, l’automobile che nel precedente ventennio aveva avuto un grande successo popolare negli Stati Uniti. Nel 1925 Hitler, uomo politico allora ancora poco noto, aveva avuto occasione di leggere una biografia di Henry Ford e si era ripromesso di seguirne l’esempio e di far costruire una “macchina per il popolo” che avrebbe dovuto divenire un convincente argomento per le future campagne elettorali dell’ambizioso politico austriaco. Venuto a conoscenza del progetto di Hitler, Porsche fece di tutto per incontrarlo e riuscì a convincerlo ad affidargli il progetto. L’auto, che

Volkswagen-Käfer-1200-Luxus-1961-©-CC-BY-SA-4.0-Dr

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in seguito soltanto nel 1963 venne propagandata come “der Käfer”, avrebbe dovuto correre a 100 km/h con un consumo di un litro di benzina per 7 chilometri sulle autostrade che il Führer aveva deciso di costruire in Germania. Sarebbe dovuta essere anche la macchina meno cara sul mercato, quindi non costare più di 1.000 marchi, contro i 1.500 dell’auto più economica offerta a quei tempi sul mercato dai francesi. Porsche si mise subito al lavoro e tra il 1935 e il 1937 furono provati 24 esemplari in una serie di massacranti test, e nel 1938 la prima  “Volkswagen” era praticamente pronta per essere prodotta in serie. Nei seguenti 50 anni la forma caratteristica del Maggiolino sarebbe cambiata soltanto in alcuni secondari dettagli. Nello stesso anno iniziò la costruzione della fabbrica a Wolfsburg, in Bassa Sassonia, dove nel 1939 avrebbe dovuto iniziare la produzione in serie dei primi 337.000 esemplari del KdF-Wagen ordinati dai risparmiatori tedeschi.

Attesa ultraventennale
VW_Schwimmwagen © CC BY-SA 2.5 Darkone Flickr

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Di fatto però nessuno poté mai ritirare l’auto prenotata, perché nel settembre dello stesso anno Hitler scatenò la seconda guerra mondiale invadendo la Polonia, e soltanto poche macchine furono costruite per un gruppo di assolutamente privilegiati membri del partito nazista. Lo stabilimento di Wolfsburg fu subito ristrutturato per poter essere in grado di produrre quegli automezzi di cui l’esercito tedesco aveva immediato bisogno per le sue campagne dalla Russia fino all’Africa. Così la T1 della Volkswagen divenne il “Kübelwagen” (auto tinozza), una specie di campagnola bellica, oppure si trasformò nell’anfibio “Schwimmwagen” per attraversare i fiumi, oppure in un “Kommandeurswagen” un’auto per i comandanti o per i generali. Per quanto riguarda i risparmiatori tedeschi, essi dovettero aspettare il 1961 quando, dopo la riapertura della fabbrica di Wolfsburg, la Volkswagen decise di concedere loro uno sconto di 600 marchi sull’acquisto di una nuova vettura, che allora costava soltanto 3.800 marchi, un prezzo molto interessante per quell’epoca. L’ingegnere Ferdinand Porsche, ormai politicamente compromesso a causa della sua stretta collaborazione con Hitler, dopo essere stato più volte processato, alla fine fu prosciolto e all’età di 75 anni riprese l’attività nel suo ufficio a Stoccarda, dando vita alla costruzione della macchina sportiva “Porsche” come tutti oggi la conosciamo e ammiriamo.

Infrenabile successo 
DCP-1383-1980-©-CC-BY-SA-3.0-Jens-Frank-WC

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Dopo la fine del secondo conflitto mondiale il Maggiolino fu la prima auto a tornare in produzione in una Germania distrutta dai bombardamenti e dalla vergogna della sconfitta. I primi 55 esemplari dell’auto, che continuava a chiamarsi la Typ 1, furono assemblati tra il 27 e il 31 dicembre 1945 su iniziativa delle forze armate inglesi che assunsero il controllo della parte della Germania dove si trova la Bassa Sassonia. Nel biennio 1946-1947 la produzione crebbe fino a 1.000 auto al mese, anche grazie alla commessa di 20mila auto ordinate dall’esercito inglese. Nel complesso l’economia della Germania Ovest si riprese ad un ritmo molto sostenuto e nel 1961, l’anno della costruzione del muro di Berlino, la maggior parte delle più vistose lacerazioni del Paese e delle città erano ormai quasi sparite. A partire dal 1955 la Volkswagen arrivò a vendere oltre un milione di Maggiolini all’anno, prevalentemente in Germania e in Europa, ma soprattutto negli Stati Uniti, dove nel frattempo l’auto tedesca era divenuta un emblema della cultura anticonformista degli hippie. La sua produzione cessò nelle fabbriche tedesche nel 1973, soltanto quando fu sostituita dalla Golf, un modello VW di successo internazionale che portava la firma del designer italiano Giorgetto Giugiaro, il quale firmerà anche l’ottavo modello che sarà presentato alla Fiera dell’Automobile IAA in programma dal 12 al 22 settembre a Francoforte.

Veramente addio?
Il Maggiolino Volkswagen oggi © il Deutsch-Italia

Il Maggiolino Volkswagen oggi © il Deutsch-Italia

Personalmente non lo credo. Nello scrivere quest’articolo sull’uscita del Maggiolino dal mercato automobilistico mondiale mi sono un po’ adeguato al tono generale degli articoli letti. In realtà, penso che il mito del Maggiolino non finirà in un museo, bensì continuerà a sopravvivere con l’elettrico. Non riesco a credere che il colosso Volkswagen, numero uno a livello mondiale, possa aver deciso dopo la poco onorevole vicenda del diesel,

Il Maggiolino Volkswagen oggi © il Deutsch-Italia

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di puntare sull’auto elettrica e nello stesso tempo di abbandonare definitivamente un mito che sino a tutt’oggi lo ha sostenuto a livello propagandistico. Per quanto mi riguarda sono convinto che non passerà molto tempo e che rivedremo presto il Maggiolino riproposto in versione elettrica, accanto a molti altri modelli più moderni del gruppo Volkswagen. Magari anche nella vecchia versione militare, vale a dire il Kübelwagen, una vettura che secondo me, opportunamente modificata, potrebbe concorrere con molti SUV attualmente di moda.

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Woody Allen e il Maggiolino

© Youtube Gino253

mm
Luciano Barile è stato per oltre vent’anni, dal 1974 al 1996, il corrispondente ufficiale da Bonn del quotidiano economico-finanziario IlSole24Ore, testata per la quale ha continuato a collaborare fino al 2013. Ha lavorato, inoltre, sempre da Bonn come redattore economico per l’agenzia di stampa ANSA e per circa quarant’anni per l’ente radiofonico Deutschlandfunk

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